Nell'Atene classica il servizio nella cavalleria era strettamente legato alla condizione economica. Mantenere un cavallo per la guerra aveva un costo molto superiore rispetto all'equipaggiamento di un oplita e questo contribuiva a rendere la cavalleria un corpo composto prevalentemente da cittadini appartenenti ai ceti più abbienti. Una ricerca di David M. Pritchard del 2018 analizza proprio il rapporto tra reclutamento, ricchezza e servizio nella cavalleria ateniese.
1.000 cavalieri e 200 arcieri montati
Alla fine del V secolo a.C., il corpo di cavalleria ateniese comprendeva circa 1.000 cavalieri, ai quali si aggiungevano circa 200 arcieri a cavallo.
Si trattava quindi di una componente relativamente piccola dell'esercito ateniese.
Secondo la ricostruzione analizzata da David M. Pritchard, all'inizio della guerra del Peloponneso i cavalieri rappresentavano circa il 5% dei cittadini ateniesi nella fascia d'età interessata dal servizio militare.
La dimensione relativamente ridotta del corpo rendeva possibile anche una gestione amministrativa particolarmente strutturata.
Il cavallo come barriera economica
La differenza fondamentale rispetto alla fanteria pesante era il costo.
Lo Stato ateniese contribuiva al mantenimento dei cavalieri, ma il costo complessivo del servizio a cavallo rimaneva molto elevato.
Pritchard sottolinea che il mantenimento di un cavaliere poteva arrivare a costare allo Stato circa dieci volte quello di un oplita.
Il motivo non era soltanto il prezzo del cavallo.
Un cittadino che prestava servizio a cavallo doveva disporre di un animale adeguato, mantenerlo, nutrirlo e provvedere a tutto ciò che era necessario per il servizio militare.
Il cavallo costituiva quindi una vera barriera economica all'accesso alla cavalleria.
Essere abbastanza ricchi da mantenere un cavallo da guerra diventava una condizione molto diversa rispetto al semplice possesso dell'equipaggiamento necessario per combattere come oplita.
Un corpo militare legato alle classi più abbienti
La cavalleria ateniese era dunque fortemente associata ai cittadini economicamente più avvantaggiati.
Il servizio iniziava generalmente intorno ai 20 anni e terminava nei primi anni della trentina.
Questo significa che il corpo di cavalleria era composto da una fascia relativamente giovane della cittadinanza maschile, selezionata anche sulla base della capacità economica necessaria a sostenere il servizio.
È importante però non tradurre automaticamente questa situazione nell'idea moderna di una “cavalleria aristocratica” nel senso stretto del termine.
La questione era soprattutto economica e censitaria: mantenere un cavallo e il relativo equipaggiamento richiedeva risorse considerevoli.
Un'organizzazione simile a quella degli opliti
La struttura della cavalleria riprendeva in parte quella dell'esercito oplitico.
I cavalieri erano organizzati in dieci unità, corrispondenti alle dieci tribù ateniesi.
Ogni contingente aveva propri comandanti, mentre due ipparchi erano responsabili del comando complessivo della cavalleria.
Il reclutamento seguiva inoltre procedure formalizzate.
I cittadini chiamati al servizio venivano inseriti negli appositi elenchi di mobilitazione, analogamente a quanto avveniva per gli opliti.
La possibilità di mantenere un'organizzazione di questo tipo era favorita anche dalle dimensioni relativamente contenute del corpo.
Un registro dei cavalieri
La piccola dimensione della cavalleria rendeva possibile mantenere una conoscenza relativamente precisa degli uomini che ne facevano parte.
I cittadini soggetti alla mobilitazione potevano essere individuati attraverso elenchi ufficiali.
Questo aspetto è particolarmente interessante per lo studio della società ateniese perché la documentazione militare permette, almeno in parte, di ricostruire la composizione sociale del corpo.
La cavalleria diventa così anche una finestra sulla struttura economica della polis.
Gli arcieri a cavallo: una componente diversa
Accanto ai cavalieri esisteva un contingente molto più piccolo di arcieri montati, circa 200 uomini.
La loro posizione era diversa da quella dei cavalieri.
Pritchard evidenzia come lo Stato ateniese arrivasse a sostenere questa componente in misura ancora maggiore, soprattutto nel periodo successivo alla guerra del Peloponneso.
Il livello di sovvenzione pubblica suggerisce che il reclutamento degli arcieri montati non fosse necessariamente basato sullo stesso profilo economico dei cavalieri.
Anche la loro organizzazione militare era distinta.
Gli arcieri a cavallo operavano infatti in unità proprie, sotto un comando specifico, anziché essere semplicemente inseriti nei contingenti dei cavalieri.
Questo costituisce un ulteriore elemento per non considerare “cavalleria” e “arcieri montati” come un'unica categoria sociale e militare.
Dopo la guerra del Peloponneso
La situazione cambiò nel corso del IV secolo a.C.
Dopo la guerra del Peloponneso, il sistema di finanziamento pubblico della cavalleria subì modifiche e la riduzione delle sovvenzioni aumentò ulteriormente il peso economico sostenuto individualmente dai cavalieri.
Questo contribuì a rafforzare il rapporto tra ricchezza privata e possibilità di prestare servizio a cavallo.
Il cavallo militare era quindi anche un indicatore di disponibilità economica.
Non era sufficiente essere cittadini e avere l'età per il servizio: occorreva disporre delle risorse necessarie per sostenere una forma di combattimento particolarmente costosa.
Perché questo è importante per la storia del cavallo
La storia della cavalleria ateniese mostra qualcosa che spesso viene perso quando si parla della storia militare del cavallo.
Il cavallo non era semplicemente uno strumento utilizzato in battaglia.
Il suo impiego aveva conseguenze economiche e sociali profonde.
Possedere e mantenere un cavallo da guerra significava avere accesso a risorse che una parte consistente della popolazione non possedeva.
Il cavallo diventava quindi anche un elemento di differenziazione sociale.
Nel caso ateniese, la dimensione della cavalleria, il suo costo e il sistema di reclutamento permettono di osservare concretamente il rapporto tra animale, ricchezza, cittadinanza e potere militare.
Una cavalleria piccola ma strategicamente importante
La cavalleria ateniese rimase numericamente molto inferiore alla fanteria.
Gli opliti costituivano infatti la componente principale dell'esercito cittadino.
Ma la cavalleria svolgeva funzioni che la fanteria non poteva svolgere con la stessa efficacia: ricognizione, inseguimento, protezione dei fianchi e operazioni su terreni e distanze nelle quali la mobilità era determinante.
Il suo valore militare non dipendeva quindi soltanto dal numero dei combattenti.
Dipendeva dalla mobilità garantita dal cavallo.
Ed è proprio questa combinazione di animale, addestramento, equipaggiamento e disponibilità economica a rendere la cavalleria un fenomeno sociale oltre che militare.
Una storia di cavalli, ma anche di disuguaglianza economica
La ricerca di Pritchard contribuisce quindi a leggere la cavalleria ateniese da una prospettiva diversa da quella puramente bellica.
Dietro i circa mille cavalieri della Atene classica c'era un sistema nel quale il costo del cavallo condizionava l'accesso a una particolare forma di servizio militare.
La storia della cavalleria è quindi anche storia della distribuzione della ricchezza.
E il cavallo, in questo contesto, rappresentava una risorsa militare tanto importante quanto economicamente impegnativa.
Riferimento scientifico
Pritchard, David M. (2018). The Horsemen of Classical Athens: Some Considerations on the Recruitment and Social Background. Athenaeum, 106, 439–453.
