Anāhitā è una delle figure più affascinanti della mitologia dell'antico Iran.
Il suo nome completo in avestico è Arədvī Sūrā Anāhitā, generalmente interpretato come “Ardvi la possente e immacolata”. È associata alle acque, ai fiumi e alla loro forza generatrice ed è una delle principali figure divine celebrate nell'Avesta, il testo sacro della tradizione zoroastriana.
Ma c'è un particolare che interessa soprattutto chi studia la storia e la cultura del cavallo: Anāhitā attraversa il mondo su un carro trainato da quattro cavalli bianchi.
E questi quattro cavalli hanno una caratteristica sorprendente.
Non rappresentano semplicemente quattro animali: nella tradizione avestica sono associati alle forze del tempo atmosferico.
Quattro cavalli per il carro di Anahita
Nell'Ābān Yašt, il quinto degli inni dell'Avesta dedicato alle acque, Anāhitā viene descritta mentre conduce il proprio carro.
Il carro è trainato da quattro cavalli bianchi, associati rispettivamente al vento, alla pioggia, alla nube e alla grandine.
È un'immagine fortemente simbolica: la divinità delle acque non si limita a governare un fiume o una sorgente, ma attraversa il cielo e la terra trainata dalle stesse forze naturali attraverso le quali l'acqua si muove nel mondo.
Il cavallo diventa quindi parte di una rappresentazione cosmica nella quale movimento, velocità e potenza sono legati agli elementi atmosferici.
Il cavallo nell'antico Iran
Il ruolo attribuito ai cavalli nella tradizione iranica era molto più ampio di quello puramente pratico.
Nell'Iran pre-islamico il cavallo era fondamentale per la guerra, il trasporto e l'uso dei carri, ma aveva anche un'importante dimensione rituale e religiosa.
I testi avestici celebrano frequentemente i cavalli veloci e descrivono divinità dotate di carri trainati da cavalli.
Il carro di Mithra, per esempio, era trainato da quattro cavalli bianchi; anche altre divinità erano associate a carri e cavalli.
Il cavallo era inoltre considerato un bene di grande valore.
Una fonte avestica arriva a stabilire il valore di un cavallo eccellente in otto vacche gravide, un'indicazione che permette di comprendere quanto questo animale fosse importante nell'economia e nella società dell'epoca.
I cavalli come forza della natura
Nel caso di Anāhitā, però, il significato dei cavalli è particolarmente interessante.
Il suo carro non viene trascinato semplicemente da quattro animali scelti per la loro bellezza o velocità.
I quattro cavalli rappresentano le manifestazioni della natura che accompagnano l'acqua:
vento, pioggia, nube e grandine.
Il carro diventa così una rappresentazione dinamica del ciclo atmosferico.
È una delle immagini più suggestive della tradizione religiosa iranica antica: la divinità delle acque avanza attraverso il mondo su un carro trainato dalle stesse forze che governano il cielo e le precipitazioni.
Anāhitā, acqua e fertilità
L'associazione con l'acqua rende Anāhitā una figura legata alla fertilità e alla generazione.
Nell'Ābān Yašt la sua sfera d'azione comprende le acque della terra e le forze che ne permettono la circolazione.
Il suo culto si sviluppò nell'antico Iran e successivamente la figura di Anāhitā acquisì ulteriori caratteristiche e associazioni.
Durante il periodo achemenide il suo culto divenne particolarmente importante e Anāhitā venne associata anche a Ahura Mazdā e Mithra nelle iscrizioni di Artaserse II.
Non solo acqua: una divinità anche guerriera
La figura di Anāhitā non è però riconducibile esclusivamente all'acqua.
Nei testi e nella tradizione successiva appare anche associata alla forza, alla vittoria e alla protezione dei guerrieri.
Il suo carro, trainato da quattro cavalli, è quindi anche un'immagine di potenza e movimento.
Questa caratteristica si inserisce in una più ampia tradizione iranica nella quale il cavallo è strettamente collegato alla guerra, alla regalità e all'élite militare.
I carri da guerra e i cavalli avevano infatti un ruolo centrale nelle società iraniche antiche.
Un'antica cultura del cavallo
La presenza del cavallo nei testi religiosi non era casuale.
Le società iraniche antiche svilupparono una cultura equestre particolarmente importante. Il cavallo veniva utilizzato sia come animale da tiro sia come animale da sella e la capacità equestre aveva un valore sociale e militare rilevante.
Le fonti avestiche parlano di corse di cavalli e utilizzano persino la distanza percorribile in un giorno a cavallo come unità di misura.
Il cavallo apparteneva quindi contemporaneamente alla vita quotidiana, alla guerra, allo sport, all'economia e all'immaginario religioso.
Un simbolo che attraversa i secoli
La figura di Anāhitā continuò a trasformarsi nel corso dei secoli.
Il suo culto si diffuse nell'Asia occidentale e la sua figura venne messa in relazione con diverse divinità del mondo greco-romano. La tradizione successiva la associò, a seconda dei contesti, a figure come Afrodite, Artemide e Atena.
La sua immagine sopravvisse quindi alla trasformazione delle religioni e degli imperi dell'antico Iran.
E il carro trainato dai quattro cavalli rimase uno degli elementi più caratteristici della sua rappresentazione.
I cavalli di Anahita nell'arte
La storia dei quattro cavalli di Anāhitā ha continuato a esercitare fascino anche nell'arte moderna.
Nel XIX secolo l'artista statunitense William Morris Hunt realizzò The Horses of Anahita or The Flight of Night, un'opera nella quale tre cavalli in corsa emergono con grande energia dalla composizione.
Il Metropolitan Museum of Art conserva una versione in gesso dell'opera, datata circa 1848-1850.
È un esempio interessante di come un'immagine nata nella mitologia iranica antica sia stata reinterpretata molti secoli dopo da un artista occidentale.
Perché Anahita è interessante per la storia del cavallo?
La storia di Anāhitā mostra quanto profondamente il cavallo sia entrato nell'immaginario delle società antiche.
Non soltanto come animale da guerra o da trasporto, ma come simbolo di:
velocità, forza, movimento e potenza naturale.
Nel caso di Anāhitā, i quattro cavalli diventano addirittura una rappresentazione delle forze atmosferiche.
È un'immagine nella quale il cavallo non è semplicemente accanto alla divinità: è parte del modo stesso in cui la divinità attraversa e governa il mondo naturale.
Ed è forse questo il dettaglio più curioso della storia di Anāhitā: nella mitologia dell'antico Iran, per rappresentare la forza delle acque non bastava un fiume.
Serviva un carro.
E per farlo correre, servivano quattro cavalli.
Fonti e approfondimenti
Encyclopaedia Iranica, ASB i. In Pre-Islamic Iran – sul ruolo del cavallo nella società, nella religione e nella cultura dell'Iran antico.
Encyclopaedia Iranica, Chariot – sul carro di Anāhitā e la tradizione dei carri nell'Avesta.
Treccani, Anahita – per la figura della divinità iranica delle acque.
Metropolitan Museum of Art, The Horses of Anahita or The Flight of Night, William Morris Hunt.
