Quando si parla dei grandi cavalieri dell'antichità vengono spesso ricordati Sciti, Unni o Mongoli. Molto meno conosciuti sono invece i Sarmati, un popolo di origine iranica che per secoli dominò le immense steppe comprese tra il Mar Nero e il Mar Caspio, lasciando un'impronta profonda nella storia dell'equitazione e della guerra a cavallo.
La loro vicenda è ancora oggi avvolta dal mistero. Non possediamo testi scritti da loro stessi e gran parte di ciò che sappiamo deriva dagli autori greci e romani e dalle scoperte archeologiche.
Un popolo nato in sella
I Sarmati erano popolazioni nomadi appartenenti al grande gruppo delle lingue iraniche orientali.
Tra il V e il IV secolo a.C. si espansero dalle steppe dell'Asia centrale verso l'Europa orientale, occupando territori che oggi corrispondono principalmente all'Ucraina meridionale e alla Russia sud-occidentale.
La loro ricchezza dipendeva soprattutto dall'allevamento dei cavalli e del bestiame.
Per gli autori dell'antichità erano un popolo capace di vivere quasi costantemente a cavallo.
Lo storico romano Tacito li descrive infatti come guerrieri che trascorrevano gran parte della loro vita in sella.
Le donne guerriere
Il primo autore a parlare dei Sarmati è Erodoto, nel V secolo a.C.
Egli racconta una tradizione secondo cui i Sauromati sarebbero nati dall'unione tra giovani Sciti e un gruppo di Amazzoni.
Si tratta probabilmente di un racconto mitologico, ma gli scavi archeologici hanno restituito un dato sorprendente: numerose tombe femminili contengono armi, archi, punte di freccia e talvolta cavalli sacrificati.
Oggi gli archeologi ritengono che almeno una parte delle donne sarmate partecipasse realmente alle attività militari, contribuendo forse alla nascita della leggenda delle Amazzoni.
Cavalieri corazzati
I Sarmati sono considerati tra i primi popoli ad aver sviluppato una cavalleria pesante.
Guerrieri e cavalli potevano essere protetti da corazze di scaglie metalliche o di cuoio rinforzato.
Le loro lunghe lance permettevano di colpire il nemico con grande forza durante la carica.
Molti storici ritengono che questa tradizione abbia influenzato successivamente anche la cavalleria dell'Impero romano.
I cavalli nelle sepolture
Gran parte delle nostre conoscenze proviene dalle tombe.
I Sarmati costruivano tumuli funerari (kurgan) nei quali venivano deposti uomini e donne accompagnati dagli oggetti che avevano utilizzato in vita.
In molte sepolture sono stati ritrovati:
- briglie e morsi;
- speroni e finimenti;
- armi;
- ornamenti;
- teschi di cavallo o parti dello scheletro;
- in alcuni casi cavalli sacrificati.
Il cavallo aveva probabilmente un forte valore simbolico e accompagnava il defunto anche nell'aldilà.
Le modalità di deposizione variavano però notevolmente a seconda dell'epoca e della regione.
Non tutte le tombe contengono cavalli e non esiste un unico rituale funerario valido per tutti i gruppi sarmati.
Le campanelle dei cavalli
Tra gli oggetti rinvenuti dagli archeologi figurano anche piccole campanelle in bronzo.
Probabilmente erano fissate ai finimenti o ai collari degli animali.
Potevano avere funzioni pratiche, come facilitare l'individuazione dei cavalli al pascolo, ma anche un significato simbolico o rituale.
Non sappiamo con certezza se ogni campanella producesse un suono riconoscibile dal proprietario: questa rimane un'ipotesi affascinante, ma non dimostrata.
I Sarmati e Re Artù
Una delle teorie più affascinanti riguarda il possibile collegamento con la leggenda di Re Artù.
Nel 175 d.C., dopo le guerre contro Roma, l'imperatore Marco Aurelio arruolò migliaia di cavalieri sarmati nell'esercito romano.
Una parte di loro fu inviata in Britannia, dove rimase anche dopo il servizio militare.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che elementi della loro cultura abbiano contribuito, secoli più tardi, alla nascita delle leggende arturiane.
Tra le somiglianze spesso citate figurano:
- il prestigio attribuito alla cavalleria;
- il culto rituale della spada;
- gli stendardi a forma di drago (draco);
- alcune tradizioni sciamaniche.
Si tratta però di una teoria discussa.
Ad oggi non esistono prove storiche che permettano di identificare Re Artù come un comandante sarmata o di dimostrare un'origine sarmatica della leggenda della Spada nella Roccia.
Un popolo che continua ad affascinare
Con il declino dell'Impero romano i Sarmati scomparvero progressivamente come entità politica, fondendosi con altri popoli delle steppe e con le popolazioni europee.
Le loro tracce sopravvivono soprattutto nelle testimonianze archeologiche.
Le tombe raccontano una società in cui il cavallo non era soltanto un mezzo di trasporto o uno strumento di guerra, ma un compagno inseparabile, tanto importante da accompagnare spesso il proprio cavaliere anche nel viaggio verso l'aldilà.
Ancora oggi i Sarmati rappresentano uno dei popoli più affascinanti della storia e ricordano quanto profondo sia stato, fin dall'antichità, il legame tra l'essere umano e il cavallo.
