Quando si parla di Valchirie, l'immaginario moderno propone quasi sempre la stessa scena: donne guerriere in armatura, capelli al vento, elmi, lance e grandi ali, in sella a cavalli che attraversano il cielo.
È un'immagine potentissima.
Ma, come spesso accade quando un mito attraversa secoli di storia, ciò che oggi riconosciamo immediatamente come “Valchiria” è il risultato di una lunga evoluzione.
Nelle fonti norrene medievali le Valchirie sono innanzitutto esseri soprannaturali associati alla guerra, alla morte e al destino dei combattenti. Il termine antico norreno valkyrja viene generalmente interpretato come “colei che sceglie i caduti”.
Non sono quindi semplicemente donne che combattono.
La loro funzione è molto più particolare: scegliere quali combattenti moriranno sul campo di battaglia e quali saranno destinati a raggiungere il Valhalla.
Le “selezionatrici dei caduti”
La funzione delle Valchirie emerge soprattutto dalla letteratura norrena conservata nei manoscritti medievali islandesi.
Nella Grímnismál, uno dei poemi dell'Edda poetica, vengono ricordate numerose Valchirie, tra cui Hrist, Mist, Skeggiöld, Skögul, Ild, Trud, Hlökk, Herfjotur, Göll, Geirahodd, Randgrid, Radgrid e Reginleif.
I loro nomi non sono casuali.
Molti richiamano infatti la guerra, la battaglia, le armi o la violenza dello scontro. Ild, per esempio, è collegata alla battaglia; altri nomi richiamano lo scudo, la lancia, il combattimento o il potere esercitato sul campo di battaglia.
La Valchiria è quindi una figura profondamente legata alla cultura guerriera norrena, ma appartiene al mondo del mito.
A cavallo
Ed è qui che il mito diventa particolarmente interessante per chi osserva la storia del cavallo.
Le Valchirie sono associate alla cavalcata e al movimento tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Nelle rappresentazioni successive sono diventate inseparabili dall'immagine del cavallo.
Ma bisogna evitare una sovrapposizione molto comune.
Non esiste una prova storica che le Valchirie fossero donne guerriere realmente esistite a cavallo.
Sono figure mitologiche.
Il cavallo, tuttavia, aveva realmente una grande importanza nella società scandinava dell'epoca vichinga. Resti di finimenti, morsi, speroni e altri elementi legati all'equitazione sono stati ritrovati in diversi contesti archeologici, compresi quelli funerari.
Il cavallo aveva inoltre una dimensione sociale e religiosa particolarmente importante.
Non sorprende quindi che una figura mitologica legata alla guerra, al destino e al viaggio verso l'aldilà sia stata associata proprio a questo animale.
Le Valchirie avevano davvero le ali?
Questa è una delle domande più interessanti.
La risposta è: non nel modo in cui ce le immaginiamo oggi.
Le grandi ali bianche o nere che vediamo nelle illustrazioni moderne sono diventate uno degli elementi più riconoscibili dell'iconografia delle Valchirie, ma non costituiscono un attributo chiaramente stabilito nelle principali descrizioni delle fonti norrene.
Le tradizioni nordiche collegano invece alcune figure femminili soprannaturali alle cosiddette fanciulle-cigno, esseri capaci di assumere forma di cigno o di utilizzare un involucro di piume per volare.
Nel corso dei secoli, elementi differenti della mitologia nordica e germanica si sono così sovrapposti, contribuendo alla formazione dell'immagine moderna della donna alata.
In altre parole:
il cavallo appartiene molto profondamente all'immaginario delle Valchirie; le grandi ali che conosciamo oggi sono soprattutto il risultato della loro successiva rappresentazione artistica e culturale.
Brunilde, la Valchiria più famosa
Tra tutte le figure legate alla tradizione delle Valchirie, Brunilde è probabilmente la più celebre.
Il suo nome compare nelle diverse tradizioni con forme differenti, tra cui il norreno Brynhildr e il tedesco Brünnhilde.
Brunilde è protagonista della tradizione eroica legata alla saga dei Völsunghi e al ciclo dei Nibelunghi.
La sua storia è intrecciata con quella di Sigfrido, l'eroe che uccide il drago Fafnir, e con una complessa vicenda di promesse, inganni, potere e vendetta.
Ed è proprio qui che la figura della Valchiria diventa qualcosa di più della semplice “guerriera soprannaturale”.
Brunilde è una figura complessa, legata al destino e capace di prendere decisioni che cambiano radicalmente il corso della storia narrata nella saga.
Brunilde e il cavallo
Il rapporto tra Brunilde e il cavallo è particolarmente interessante.
Nella tradizione della saga, Brunilde possiede un cavallo associato alla sua figura, mentre Grane è il celebre cavallo di Sigfrido.
Grane è descritto come un animale straordinario, capace di affrontare prove che richiedono grande forza e resistenza.
La tradizione letteraria lega così ancora una volta il cavallo all'eroe e alla figura soprannaturale.
È importante però non confondere le diverse versioni della leggenda: le tradizioni norrene, germaniche e quella elaborata successivamente da Richard Wagner presentano differenze anche importanti.
Valhalla: dove finiscono i caduti
Le Valchirie sono strettamente associate a Odino, una delle principali divinità della mitologia norrena.
Secondo la tradizione riportata nelle fonti medievali, vengono inviate sui campi di battaglia per determinare quali combattenti moriranno.
I caduti scelti vengono quindi condotti al Valhalla, la grande sala di Odino.
Qui le Valchirie non appaiono soltanto come figure che arrivano sul campo di battaglia.
Sono anche associate all'accoglienza dei guerrieri morti.
Nella Grímnismál alcune Valchirie vengono infatti descritte mentre portano da bere ai guerrieri nel Valhalla.
L'immagine della donna che porge il corno da bere è ricorrente anche nell'arte dell'età vichinga.
Il cavallo e il viaggio verso l'aldilà
Il collegamento tra cavallo e mondo dei morti è particolarmente significativo nella cultura norrena.
Il cavallo aveva un ruolo importante anche nei rituali funerari. In diverse sepolture dell'epoca sono stati trovati resti di cavalli insieme agli oggetti appartenuti alla persona sepolta.
Questo non significa che tutti i rituali fossero uguali o che il cavallo avesse un unico significato religioso.
Dimostra però che il cavallo poteva assumere una funzione che andava ben oltre il semplice trasporto.
Nel caso delle Valchirie, il cavallo diventa così un elemento perfetto per rappresentare il passaggio: dalla battaglia alla morte, dal mondo terreno a quello ultraterreno.
Valchirie e donne guerriere: non sono la stessa cosa
Questo è uno dei punti che meritano maggiore attenzione.
Valchirie e donne guerriere non sono sinonimi.
Le Valchirie sono esseri mitologici.
Le cosiddette “donne dello scudo” appartengono invece a un'altra categoria delle tradizioni norrene e delle saghe.
Il fatto che le fonti descrivano Valchirie armate non dimostra che le donne dell'epoca vichinga combattessero regolarmente come guerriere.
Allo stesso modo, la scoperta archeologica di una sepoltura femminile contenente armi non può automaticamente essere utilizzata come prova dell'esistenza di una Valchiria storica.
Mito, letteratura e archeologia devono essere tenuti distinti.
È una distinzione importante perché la cultura popolare tende facilmente a trasformare una figura mitologica in una prova storica.
La misteriosa figura di Hårby
Un reperto particolarmente famoso è la piccola figura d'argento rinvenuta a Hårby, in Danimarca, datata intorno all'800 d.C.
Rappresenta una figura femminile con una spada e uno scudo ed è stata interpretata da diversi studiosi come una possibile Valchiria.
Ma “possibile” è la parola importante.
Non possiamo sapere con certezza assoluta chi rappresentasse la statuetta.
L'interpretazione dipende dal confronto con l'iconografia e dalle conoscenze che possediamo sulla religione e sulla cultura dell'epoca.
È proprio questo il fascino dell'archeologia: non sempre offre risposte definitive, ma permette di ricostruire ipotesi attraverso gli indizi.
Le Valchirie nella cultura moderna
L'immagine che oggi abbiamo delle Valchirie è stata profondamente influenzata dalla cultura europea moderna.
Un ruolo fondamentale fu quello di Richard Wagner, che nel XIX secolo inserì le Valchirie nel suo monumentale ciclo operistico L'anello del Nibelungo.
La celeberrima Cavalcata delle Valchirie contribuì enormemente a fissare nell'immaginario collettivo la figura delle guerriere a cavallo.
Da allora le Valchirie sono state continuamente reinterpretate da cinema, letteratura, fumetti, videogiochi e illustrazione.
L'immagine moderna è ormai inconfondibile:
armatura, elmo, lancia, cavallo e ali.
Ma è bene ricordare che si tratta di una sintesi moderna di tradizioni molto più antiche e complesse.
Le Valchirie e il cavallo: mito e realtà
Il rapporto tra Valchirie e cavalli riunisce tre elementi fondamentali dell'immaginario norreno:
la guerra, il viaggio e la morte.
Il cavallo era un animale reale, prezioso e importante nella società scandinava.
La Valchiria apparteneva invece al mondo del mito.
La loro associazione creò una delle immagini più potenti della tradizione nordica: una figura femminile capace di attraversare il campo di battaglia, scegliere i caduti e accompagnare alcuni di loro verso un'altra dimensione.
Non è necessario trasformare questa figura in una “supereroina vichinga”.
È molto più interessante lasciarla nella sua complessità.
Dalle Valchirie alle immagini di oggi
Oggi le Valchirie sono ovunque.
Sono guerriere alate nei videogiochi, personaggi dei fumetti, protagoniste di film e serie televisive, statue, tatuaggi e illustrazioni.
Ma dietro l'immagine contemporanea rimane una figura molto più antica e inquietante.
La Valchiria non rappresenta semplicemente la forza femminile.
Rappresenta il potere di scegliere il destino dei combattenti caduti.
Ed è proprio il suo legame con il cavallo a rendere questa figura particolarmente interessante per la cultura equestre.
Perché nel mondo norreno il cavallo non era soltanto un animale utilizzato per spostarsi o per affrontare la guerra.
Era anche un animale capace, nell'immaginario religioso, di accompagnare il passaggio tra mondi.
E forse è proprio per questo che, ancora oggi, quando pensiamo alle Valchirie, le immaginiamo arrivare al galoppo.
Non perché la storia ci abbia lasciato la prova di donne guerriere chiamate Valchirie che attraversavano realmente i campi di battaglia.
Ma perché il mito ha scelto il cavallo come uno dei suoi simboli più potenti per raccontare il viaggio verso l'ignoto.
Una distinzione da ricordare
Le Amazzoni e le Valchirie possono sembrare simili nell'immaginario contemporaneo: entrambe sono figure femminili associate alla guerra e spesso rappresentate a cavallo.
Ma appartengono a tradizioni completamente diverse.
Le Amazzoni appartengono alla mitologia greca e alla tradizione classica; le Valchirie alla mitologia norrena e germanica.
Le prime sono rappresentate come un popolo di donne guerriere; le seconde sono esseri soprannaturali legati alla scelta dei caduti e al destino dei combattenti.
Il confronto è interessante proprio perché mostra come culture diverse abbiano utilizzato la figura femminile e il cavallo per costruire racconti molto differenti sulla guerra, sul potere e sulla morte.
E, come sempre quando si parla di figure leggendarie, è fondamentale non confondere ciò che appartiene al mito con ciò che possiamo effettivamente dimostrare attraverso le fonti storiche e archeologiche.
