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Le parole contano: come cambia il linguaggio del mondo equestre

Il linguaggio non è mai neutro.

Le parole che scegliamo raccontano il modo in cui immaginiamo il rapporto tra persone, cavalli e società.

Nel mondo equestre esistono termini antichi, tradizioni secolari e consuetudini linguistiche che convivono con una realtà profondamente cambiata.

Oggi donne e uomini gareggiano insieme nelle discipline olimpiche, dirigono allevamenti, lavorano come veterinari, istruttori, maniscalchi, ricercatori e giudici di gara.

Eppure il linguaggio, a volte, continua a riflettere un mondo che non esiste più.

Cavaliere o amazzone?

In italiano convivono due termini tradizionali:

  • cavaliere;

  • amazzone.

Entrambi fanno parte della storia dell'equitazione e continuano a essere utilizzati senza particolari problemi.

Quando però ci si riferisce a un gruppo misto o a una professione, esistono alternative più inclusive e spesso più precise:

  • atleta equestre;

  • cavaliere sportivo;

  • istruttore o istruttrice;

  • tecnico federale;

  • professionista del settore equestre.

Non si tratta di eliminare le parole tradizionali, ma di scegliere quelle più adatte al contesto.

Dal proprietario al detentore

Anche altri termini stanno cambiando.

Chi vive con un cavallo non sempre si riconosce nella parola proprietario, soprattutto quando il rapporto con l'animale viene vissuto come una responsabilità più che come un semplice diritto di proprietà.

Dal punto di vista giuridico il termine resta corretto.

Dal punto di vista culturale, però, si affiancano espressioni come detentore, affidatario o responsabile dell'animale, che descrivono meglio alcune situazioni.

Le parole possono creare stereotipi

Per molto tempo il mondo equestre è stato raccontato attraverso immagini semplici:

  • gli uomini addestrano;

  • le donne accudiscono;

  • gli uomini comandano;

  • le donne accompagnano.

La realtà è molto più complessa.

Oggi il settore equestre vede professioniste e professionisti in tutti gli ambiti: dalla medicina veterinaria all'allevamento, dalla ricerca scientifica alla tutela degli equidi.

Per questo è utile descrivere le persone attraverso il ruolo che svolgono e le competenze che possiedono, più che attraverso il loro genere.

Una lingua che evolve

Le tradizioni meritano rispetto.

Anche la lingua, però, cambia insieme alla società.

Usare parole più precise non significa rinunciare alla storia dell'equitazione, ma raccontare con maggiore fedeltà il mondo di oggi.

Perché, alla fine, il valore di una persona nel mondo equestre non dipende dal modo in cui viene chiamata.

Dipende dalla competenza, dall'etica e dal rispetto con cui si prende cura dei cavalli.

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