la libertà, l'abbandono e la compassione nelle sue novelle
Luigi Pirandello è ricordato soprattutto come il grande innovatore del teatro e della narrativa italiana del Novecento. Meno conosciuto è il suo rapporto con gli animali, e in particolare con i cavalli, ai quali dedicò pagine di straordinaria sensibilità.
Nelle novelle Il cavallo, contenuta nella raccolta Una giornata (1937), e Il vecchio Dio, pubblicata in Donna Mimma(1925), il cavallo non è un semplice elemento della narrazione. Diventa il simbolo della libertà perduta, dell'abbandono, della dignità degli animali e della difficoltà degli esseri umani di comprendere una creatura tanto vicina quanto misteriosa.
Il cavallo che non sa di essere libero
Nella novella Il cavallo, il protagonista è un vecchio animale lasciato dal padrone a vagare senza meta.
Non ha più una stalla, non ha più un proprietario e nessuno vuole prendersene cura. Attraversa il paese cercando soltanto qualcosa da mangiare, mentre gli abitanti lo osservano con curiosità, diffidenza o fastidio.
Per Pirandello il punto centrale della storia non è la crudeltà degli uomini, ma il diverso modo in cui il cavallo vive il mondo.
L'animale non rimugina sul passato e non si preoccupa del futuro.
Vive esclusivamente il presente.
È una riflessione sorprendentemente moderna, racchiusa in una delle frasi più intense della novella:
«Un cavallo non pensa né al passato né al futuro.»
Quella che gli uomini definiscono libertà, per il cavallo non è un concetto.
Esiste soltanto la fame, l'erba, il vento, il riposo.
Pirandello ribalta così il nostro punto di vista: siamo noi a proiettare sugli animali le nostre idee di libertà, prigionia e destino.
Gli occhi del cavallo
Tra le pagine più celebri della novella compare una descrizione destinata a diventare una delle più belle dedicate ai cavalli nella letteratura italiana.
Pirandello scrive:
«Gli occhi d'un cavallo, ci vedi tutto, ma non ci puoi legger nulla.»
È una frase che contiene un'intera filosofia.
Negli occhi del cane l'uomo cerca emozioni che riconosce come proprie.
Negli occhi del cavallo, invece, trova qualcosa che non riesce a interpretare.
Sono occhi profondi, vigili, vivi, ma irriducibili alle categorie umane.
Pirandello suggerisce che il cavallo possiede una propria interiorità, diversa dalla nostra e proprio per questo impossibile da tradurre completamente.
Il cavallo morente de Il vecchio Dio
Ancora più intensa è la presenza del cavallo nella novella Il vecchio Dio.
Durante il viaggio di nozze, la giovane Ida e il marito Nino si imbattono in un vecchio cavallo agonizzante, abbandonato tra le stoppie.
L'animale è ormai ridotto a uno scheletro.
I corvi attendono che muoia.
I contadini lo hanno lasciato lì perché non serve più.
Ida resta sconvolta.
Non riesce ad accettare che un animale venga lasciato morire lentamente solo perché è diventato inutile.
La sua compassione è immediata e spontanea.
Vorrebbe aiutarlo, dargli acqua, procurargli del cibo.
Per lei il cavallo non è un oggetto, ma un essere vivente degno di rispetto.
L'utilità contro la dignità
Attraverso quella scena Pirandello mette in contrasto due modi opposti di guardare gli animali.
Da una parte c'è la logica dell'utilità.
Quando il cavallo lavora, viene mantenuto.
Quando non serve più, viene abbandonato.
Dall'altra parte c'è la compassione di Ida, che vede nell'animale una creatura sofferente indipendentemente dalla sua utilità economica.
È una riflessione che anticipa molti temi oggi centrali nel dibattito sul benessere animale.
Il cavallo come simbolo della condizione umana
In entrambe le novelle il cavallo finisce per rappresentare anche l'essere umano.
Il vecchio cavallo abbandonato ricorda tutte le persone dimenticate dalla società quando non sono più produttive.
Il cavallo randagio, invece, mostra quanto sia difficile vivere una libertà conquistata troppo tardi, quando non si possiedono più gli strumenti per utilizzarla.
Pirandello non idealizza mai la natura.
Mostra piuttosto quanto l'uomo sia incapace di comprendere davvero gli altri esseri viventi.
Pirandello e la modernità del suo sguardo sugli animali
Quando Pirandello scrive queste novelle, il concetto moderno di tutela degli animali è ancora lontano.
Eppure il suo sguardo appare sorprendentemente contemporaneo.
Non invita il lettore ad avere pietà del cavallo soltanto perché soffre.
Invita a riconoscere che il cavallo possiede una propria esistenza, indipendente dai bisogni e dagli interessi dell'uomo.
È una differenza enorme.
Ed è forse questa la ragione per cui le sue pagine continuano ancora oggi a emozionare.
Perché leggere oggi le novelle di Pirandello sui cavalli
Le due novelle rappresentano una delle più profonde riflessioni della letteratura italiana sul rapporto tra esseri umani e animali.
Il cavallo diventa metafora della libertà, della dignità e della fragilità dell'esistenza.
Ma soprattutto ricorda una verità che Pirandello affida al silenzio degli animali più che alle parole degli uomini: spesso siamo noi a non comprendere il loro mondo, non il contrario.
Le novelle dedicate ai cavalli
Il vecchio Dio (Donna Mimma, 1925)
Il cavallo (Una giornata, 1937)
