Nel Seicento europeo, quando la maggior parte dei filosofi considerava gli animali semplici macchine prive di coscienza, una donna osò sostenere il contrario. Era Margaret Cavendish (1623-1673), duchessa di Newcastle, scrittrice, filosofa e una delle prime intellettuali a mettere in discussione la superiorità assoluta dell'essere umano sugli altri animali.
Tra gli animali che più spesso ricorrono nelle sue opere vi è il cavallo, simbolo di forza, intelligenza e collaborazione con l'essere umano.
Chi era Margaret Cavendish?
Nata Margaret Lucas nel 1623, durante la Guerra Civile Inglese seguì in esilio il marito William Cavendish, duca di Newcastle, uno dei più celebri comandanti di cavalleria del suo tempo.
Il duca era anche un grande esperto di equitazione e autore del trattato A New Method and Extraordinary Invention to Dress Horses (1658), uno dei testi equestri più importanti del XVII secolo.
Vivendo accanto a lui, Margaret frequentò scuderie, allevamenti e cavalieri di alto livello, sviluppando una profonda conoscenza del cavallo non soltanto come animale da guerra, ma come essere vivente.
Una voce contro Cartesio
Nel XVII secolo il filosofo René Descartes sosteneva che gli animali fossero automi privi di coscienza.
Margaret Cavendish contestò apertamente questa teoria.
Secondo lei, tutti gli esseri viventi possiedono una forma di sensibilità e intelligenza.
Gli animali non sono macchine, ma creature capaci di percepire il mondo e prendere decisioni.
Per l'epoca era una posizione rivoluzionaria.
Il cavallo come partner
Nelle opere della duchessa il cavallo non compare soltanto come mezzo di trasporto o strumento militare.
È un compagno dell'essere umano.
Margaret descrive spesso il rapporto tra cavallo e cavaliere come una relazione fondata sull'esperienza reciproca, sull'apprendimento e sulla fiducia.
L'addestramento, secondo questa visione, non dovrebbe basarsi esclusivamente sulla forza, ma sulla comprensione del comportamento animale.
L'influenza del marito
William Cavendish era considerato uno dei massimi maestri europei dell'Alta Scuola di Equitazione.
Le sue tecniche privilegiavano pazienza, equilibrio e progressione nell'addestramento.
Margaret contribuì a diffondere la cultura equestre della famiglia Cavendish anche attraverso la propria attività letteraria, rendendo il cavallo un simbolo di armonia tra intelligenza umana e natura.
Una filosofa amante della natura
Margaret Cavendish fu tra le prime donne a pubblicare opere di filosofia naturale.
Scrisse di astronomia, fisica, medicina, politica e comportamento animale, opponendosi all'idea che la natura fosse una macchina da dominare.
Per lei ogni creatura partecipava a un grande equilibrio universale.
Questa concezione rende oggi il suo pensiero sorprendentemente vicino ad alcune moderne riflessioni sul benessere animale.
Il cavallo nella sua letteratura
Nelle poesie e nei dialoghi filosofici di Margaret Cavendish il cavallo rappresenta spesso:
la nobiltà della natura;
la forza disciplinata dall'intelligenza;
la collaborazione tra specie diverse;
l'eleganza del movimento;
la libertà che non dovrebbe essere confusa con la brutalità.
Pur non avendo scritto un trattato esclusivamente dedicato ai cavalli, la loro presenza attraversa molte delle sue opere come esempio della complessità del mondo animale.
Una donna molto avanti rispetto al suo tempo
Margaret Cavendish fu criticata dai contemporanei perché scriveva di filosofia, scienza e politica, discipline considerate esclusivamente maschili.
Oggi viene ricordata come una pioniera del pensiero femminile e una delle prime autrici ad aver riconosciuto dignità intellettuale agli animali.
Anche per questo il suo rapporto con il cavallo conserva un valore attuale: invita a considerare l'equino non come uno strumento al servizio dell'essere umano, ma come un individuo con proprie capacità, sensibilità e volontà.
L'eredità di Margaret Cavendish
Molti studiosi vedono oggi Margaret Cavendish come una precorritrice dell'etologia e dell'etica animale.
Senza utilizzare il linguaggio moderno del benessere animale, intuì che la relazione con i cavalli e con gli altri animali dovesse fondarsi sul rispetto, sull'osservazione e sulla conoscenza reciproca.
A quasi quattro secoli di distanza, il suo messaggio conserva una sorprendente attualità.
Curiosità
Fu una delle prime donne inglesi a pubblicare libri di filosofia con il proprio nome.
Assistette personalmente alle attività equestri del marito William Cavendish, uno dei maggiori maestri di equitazione del Seicento.
Criticò apertamente la teoria cartesiana secondo cui gli animali sarebbero semplici macchine.
È considerata una pioniera del pensiero animalista e dell'ecofilosofia.
