Per il grande pubblico Elisabetta d'Austria, meglio conosciuta come Sissi, è la protagonista romantica dei celebri film interpretati da Romy Schneider. La realtà storica, però, era molto diversa.
Dietro l'immagine della giovane imperatrice elegante e malinconica si nascondeva una donna complessa, anticonformista e profondamente insofferente alla vita di corte. Se c'era un luogo in cui si sentiva davvero libera, era a cavallo.
Non è un caso che gli storici la considerino una delle più grandi amazzoni del suo tempo.
Una passione nata nell'infanzia
Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach nacque a Monaco di Baviera nel 1837.
Cresciuta in un ambiente molto meno rigido rispetto alla corte viennese, trascorse gran parte dell'infanzia all'aria aperta, praticando sport e andando a cavallo.
Quando, appena sedicenne, sposò l'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, si trovò improvvisamente intrappolata nel severissimo cerimoniale degli Asburgo.
Fu proprio l'equitazione a diventare il suo rifugio.
L'amazzone più famosa d'Europa
Tra gli anni Sessanta e Ottanta dell'Ottocento, Sissi si guadagnò una reputazione straordinaria nel mondo equestre.
Le cronache dell'epoca la descrivono come un'amazzone instancabile, capace di affrontare lunghissime giornate a cavallo e percorsi che mettevano alla prova anche i migliori cavalieri.
Praticava:
caccia alla volpe;
salto di ostacoli;
equitazione di campagna;
esercizi di alta scuola;
esibizioni ispirate all'arte circense.
Per una donna del XIX secolo era qualcosa di assolutamente eccezionale.
Contro le convenzioni sociali
Nell'aristocrazia europea gli uomini ricevevano un'educazione equestre fin dall'infanzia.
Per le donne, invece, l'equitazione era spesso limitata a tranquille passeggiate eseguite rigorosamente all'amazzone.
Sissi rifiutò questi limiti.
Si allenava ogni giorno con disciplina quasi atletica, dedicando molte ore alla preparazione fisica e tecnica.
Per migliorare ulteriormente assunse come insegnanti anche le celebri artiste del Circo Renz, Emilie Loiset ed Elise Petzold, dalle quali imparò esercizi acrobatici e tecniche avanzate di equilibrio.
Una scuderia personale
L'imperatrice possedeva una scuderia composta da circa trenta cavalli, scelti per discipline diverse.
Seguiva personalmente gli allenamenti, i trasferimenti e la preparazione degli animali.
Viaggiava continuamente tra Austria, Ungheria, Francia, Inghilterra e Irlanda per partecipare a battute di caccia e incontri equestri.
Se fosse vissuta oggi, probabilmente sarebbe stata una protagonista del circuito internazionale del completo o delle grandi competizioni equestri.
Le grandi cacce inglesi
Tra le esperienze che più amava vi erano le celebri cacce alla volpe organizzate in Inghilterra.
Nel 1874 iniziò a frequentare regolarmente le compagnie di caccia britanniche, partecipando come unica donna a gruppi composti anche da oltre cento cavalieri.
Gli osservatori inglesi rimasero colpiti non soltanto dalla sua abilità tecnica, ma anche dal cambiamento del suo carattere quando era a cavallo.
Lontana dalla rigida etichetta viennese, appariva finalmente serena, socievole e piena di energia.
I cavalli prima della corte
Sissi nutriva un affetto profondo per i propri animali.
Nel suo appartamento dell'Hofburg preferiva appendere ritratti dei cavalli e dei cani che amava anziché quelli dei membri della famiglia imperiale.
Una frase attribuita all'imperatrice riassume bene questo legame:
«Molti cavalli sono morti per me, e nessun essere umano lo avrebbe fatto.»
Al di là dell'autenticità letterale della citazione, testimonia quanto il rapporto con i cavalli rappresentasse per lei un rifugio emotivo.
Le conseguenze di una vita in sella
L'attività equestre intensissima ebbe anche un prezzo.
Cadute e allenamenti estenuanti provocarono problemi fisici sempre più seri.
Intorno agli anni Ottanta dell'Ottocento dovette progressivamente abbandonare le competizioni a causa di forti dolori alla schiena e di una persistente infiammazione del nervo sciatico.
È probabile che anche le lunghe ore trascorse cavalcando all'amazzone, posizione obbligata per le donne dell'epoca, abbiano contribuito ai suoi disturbi muscolo-scheletrici.
Una figura ancora discussa
Gli storici continuano a discutere il ruolo politico e familiare di Sissi.
Come imperatrice, madre e consorte il suo operato viene valutato in modi molto diversi.
Su un punto, però, esiste un consenso quasi unanime: la sua straordinaria abilità equestre.
Per molti contemporanei fu la migliore amazzone della sua generazione, capace di superare i limiti imposti alle donne del suo tempo grazie al talento, alla determinazione e a una passione autentica.
L'eredità di Sissi nel mondo equestre
Oggi Elisabetta d'Austria continua a essere ricordata non soltanto come imperatrice, ma anche come una delle figure femminili più importanti nella storia dell'equitazione europea.
Attraverso i suoi cavalli cercò ciò che la vita di corte non riusciva a offrirle: libertà, movimento e indipendenza.
Ed è forse proprio questa immagine, più ancora di quella costruita dal cinema, che continua ad affascinare gli appassionati di storia e di cavalli.
Curiosità
Possedeva una scuderia di circa trenta cavalli.
Si allenò anche con artiste del celebre Circo Renz.
Partecipò alle più prestigiose cacce alla volpe d'Inghilterra.
Smise di cavalcare intensamente solo per gravi problemi di salute.
