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Virginia Woolf e i cavalli: una riflessione sulla libertà, il dominio e il rapporto tra esseri viventi

«Credo che abbiamo su di voi quello stesso potere che si dice abbiamo sui cavalli. Ci vedono tre volte più grandi di quello che siamo, altrimenti non ci obbedirebbero mai. Per questa ragione, sono incline a pensare che non otterrete nulla nemmeno quando avrete il voto.»
Virginia Woolf, La crociera (1915)

Virginia Woolf è ricordata come una delle più importanti scrittrici del Novecento e una delle voci più influenti del pensiero femminista. Meno conosciuto è il ruolo che il cavallo ricopre nella sua opera. Nei suoi romanzi, nei saggi e nei diari, il cavallo non è soltanto un elemento narrativo: diventa il simbolo della libertà, della natura e del rapporto di potere tra chi domina e chi è dominato.

Attraverso questa immagine, Woolf riflette sulla condizione delle donne, critica la violenza esercitata sugli animali e mette in discussione una visione antropocentrica del mondo.

Donne e cavalli: un destino comune?

La celebre frase de La crociera accosta esplicitamente la condizione femminile a quella dei cavalli.

L'elemento centrale della citazione non è il cavallo in sé, ma il concetto di obbedienza. Woolf suggerisce che il potere patriarcale si fondi sulla costruzione di rapporti gerarchici nei quali donne e animali vengono considerati soggetti da controllare, educare e possedere.

La metafora non identifica donne e cavalli come realtà equivalenti, ma mette in luce un meccanismo comune di subordinazione fondato sull'autorità e sulla forza.

Il cavallo come essere autonomo ne La stanza di Jacob

Ne La stanza di Jacob (1922) il cavallo appare come una creatura dotata di volontà propria.

Woolf descrive il momento del salto con una sequenza di movimenti fluidi:

«Pochi istanti prima che un cavallo salti, rallenta, scivola, si raccoglie, si solleva come un'onda mostruosa...»

L'animale non è presentato come una macchina guidata dal cavaliere, ma come un soggetto che sceglie il proprio equilibrio e il proprio ritmo.

Poco dopo, Jacob cade nel fango durante una battuta di caccia. Il contrasto è evidente: mentre il cavallo mantiene armonia e naturalezza, è l'essere umano a perdere il controllo.

La celebre frase:

«Non si può negare il cavallo selvaggio che è in noi.»

diventa così una metafora della parte istintiva della natura umana che sfugge al controllo della ragione.

Le onde: il cavallo come forza della natura

Nel romanzo Le onde (1931) il cavallo assume una dimensione ancora più simbolica.

La morte di Percival avviene dopo una caduta da cavallo, ricordando come l'essere umano non abbia mai un dominio assoluto sulla natura.

Nello stesso libro le onde vengono paragonate al dorso dei grandi cavalli, trasformando l'animale in una manifestazione dell'energia primordiale del mondo naturale.

Per Woolf il cavallo non è soltanto un animale addomesticato: conserva sempre qualcosa di selvaggio, libero e imprevedibile.

La conclusione del romanzo, con il continuo infrangersi delle onde sulla riva, ridimensiona l'importanza dell'essere umano rispetto ai ritmi della natura.

Il cavallo e la modernità in Gli anni

Ne Gli anni (1937) Woolf utilizza il cavallo per raccontare una società in trasformazione.

L'automobile sostituisce progressivamente il cavallo come mezzo di trasporto, ma il nuovo viene ancora descritto attraverso immagini equestri.

Il movimento del treno viene percepito come un galoppo; persino l'automobile sembra richiedere lo stesso linguaggio utilizzato per guidare un cavallo.

Per Woolf il cavallo rappresenta il ponte tra il mondo tradizionale e la modernità industriale.

Arte, cavalli e libertà

Nel suo diario Woolf mette a confronto due modi diversi di rappresentare il cavallo.

Da una parte ammira le opere di Duncan Grant, nelle quali il cavallo appare libero, energico e difficilmente controllabile.

Dall'altra guarda con maggiore distacco le rappresentazioni accademiche che legano il cavallo al prestigio dell'aristocrazia e alle battute di caccia.

Anche nell'arte il cavallo diventa quindi il simbolo di due visioni opposte del rapporto tra esseri umani e animali.

Contro la violenza e la cultura del dominio

Nel saggio Tre ghinee (1938) Virginia Woolf collega la guerra alla ricerca del potere e critica una cultura fondata sulla competizione e sulla violenza.

Tra le sue osservazioni compare anche una critica alla caccia praticata come divertimento.

Pur vivendo in un'epoca nella quale molte donne partecipavano alle battute di caccia, Woolf non considera questa pratica una forma di emancipazione. Al contrario, suggerisce che l'uguaglianza non consista nell'imitare modelli violenti, ma nel mettere in discussione la violenza stessa.

La falsa cavalleria in Tra un atto e l'altro

Nell'ultimo romanzo, Tra un atto e l'altro (1941), compare l'episodio del "cavallo dalla coda verde", utilizzato da alcuni soldati per attirare una ragazza e abusare della sua fiducia.

Il riferimento richiama ironicamente la tradizione cavalleresca medievale.

Il cavallo, un tempo simbolo di nobiltà e protezione, viene trasformato in uno strumento di inganno, mostrando quanto l'ideale della cavalleria possa essere svuotato del suo significato originario.

Perché Virginia Woolf parla ancora ai lettori di oggi

Nei romanzi di Virginia Woolf il cavallo non è mai un semplice mezzo di trasporto o un accessorio dell'equitazione.

È un essere vivente che conserva autonomia, sensibilità e una relazione profonda con la natura.

Le sue opere invitano a riflettere su ogni forma di dominio esercitata attraverso la forza, sia nei confronti delle persone sia degli animali.

Pur essendo scritte quasi un secolo fa, le immagini dei cavalli create da Woolf continuano a interrogare il lettore sul significato della libertà, del rispetto e della convivenza con gli altri esseri viventi.

«Non c'è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che possiate imporre alla libertà della mia mente.»
Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé

Opere di Virginia Woolf citate

  • La crociera (1915)

  • La stanza di Jacob (1922)

  • Al faro (1927)

  • Una stanza tutta per sé (1929)

  • Le onde (1931)

  • Tre ghinee (1938)

  • Gli anni (1937)

  • Tra un atto e l'altro (1941)

  • Diario di una scrittrice (pubblicazione postuma, 1953)

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