In Giappone esiste un'antica tecnica di restauro chiamata kintsugi, che significa letteralmente "riparare con l'oro".
Quando un vaso di ceramica si rompe, invece di nascondere le crepe o gettarlo via, i frammenti vengono ricomposti utilizzando una lacca mescolata con polvere d'oro, d'argento o di platino. Le fratture non vengono cancellate: diventano parte dell'opera.
Il risultato è un oggetto diverso da quello originale, ma non per questo meno prezioso. Anzi, proprio le sue cicatrici raccontano la storia di ciò che ha attraversato.
Una filosofia, non solo una tecnica
Il kintsugi è diventato il simbolo di un modo diverso di guardare alle imperfezioni.
Ci ricorda che una ferita, una perdita o una difficoltà non cancellano il valore di ciò che siamo. Possono invece diventare parte della nostra storia e contribuire a renderla unica.
Non si tratta di celebrare la sofferenza, ma di riconoscere che la vita lascia inevitabilmente dei segni e che questi segni non devono essere nascosti.
Una riflessione che riguarda anche gli equidi
Anche molti cavalli portano sul corpo i segni della propria storia.
Una cicatrice dovuta a un incidente, una vecchia lesione, gli inevitabili cambiamenti dell'età o gli esiti di una malattia raccontano un percorso di vita.
Nel mondo equestre, però, si tende spesso a valorizzare soprattutto ciò che è giovane, perfetto e performante. Un cavallo anziano, un animale recuperato da una situazione difficile o un equide che non potrà più svolgere determinate attività rischiano di essere considerati "di minor valore".
Eppure il loro valore non dipende dall'assenza di difetti.
Il valore della seconda possibilità
Ogni anno migliaia di cavalli affrontano un percorso di recupero dopo malattie, maltrattamenti, incidenti o sequestri.
Molti non torneranno mai alle prestazioni di un tempo. Alcuni porteranno per sempre i segni di ciò che hanno vissuto.
Questo non li rende meno degni di cure, attenzione o affetto.
Al contrario, ogni recupero rappresenta una testimonianza della capacità di adattamento degli equidi e dell'impegno di chi sceglie di offrire loro una seconda possibilità.
Cambiare il nostro sguardo
Il kintsugi insegna che non sempre ciò che è stato riparato vale meno di ciò che non si è mai rotto.
Applicare questa idea al rapporto con gli equidi significa imparare a guardare oltre l'aspetto esteriore o le prestazioni sportive, riconoscendo il valore della storia individuale di ogni animale.
Un cavallo anziano, un ex atleta, un animale recuperato da una situazione di abbandono o un equide con qualche cicatrice possono continuare a vivere una vita ricca di relazioni e benessere.
Una lezione di rispetto
Naturalmente un cavallo non attribuisce alle proprie cicatrici il significato simbolico che attribuiamo noi esseri umani.
Siamo noi a poter scegliere di vedere in quei segni non soltanto ciò che è stato perso, ma anche ciò che è stato superato.
In questo senso il kintsugi diventa una metafora del nostro modo di prenderci cura degli animali: non cercando la perfezione, ma riconoscendo il valore di ogni vita, anche quando porta con sé i segni del tempo, della malattia o delle difficoltà affrontate.
Conclusione
Il kintsugi ci ricorda che una crepa non è necessariamente la fine di una storia.
Può essere l'inizio di una nuova fase, nella quale ciò che è stato riparato acquista un significato diverso.
Forse è questo uno degli insegnamenti più preziosi anche nel rapporto con gli equidi: il valore di un cavallo non si misura dalla sua perfezione, ma dalla dignità con cui viene accompagnato in ogni fase della sua vita.
