Tra le forme di doping meno conosciute ma più discusse nel mondo dell'ippica c'è il cosiddetto milkshake.
Non si tratta di una bevanda, ma di una tecnica con cui viene somministrata al cavallo una soluzione contenente bicarbonato di sodio, spesso attraverso un sondino naso-gastrico, poco prima della competizione sportiva (tradizionalmente è una pratica che viene fatta nel mondo delle corse di cavalli al trotto).
L'obiettivo è modificare temporaneamente la fisiologia dell'animale per ritardare la comparsa della fatica e migliorare artificialmente la prestazione sportiva.
Come funziona il milkshake?
Durante uno sforzo intenso i muscoli producono acido lattico e altri metaboliti che contribuiscono alla sensazione di affaticamento.
Il bicarbonato di sodio agisce come agente tampone, aumentando temporaneamente la capacità dell'organismo di contrastare l'acidificazione del sangue e dei tessuti.
Se somministrato poco prima della gara, può teoricamente consentire al cavallo di sostenere uno sforzo intenso più a lungo rispetto alle sue reali capacità fisiologiche.
Per questo motivo il milkshake è considerato una pratica di doping metabolico.
Come viene somministrato?
Nella forma più nota, la soluzione viene introdotta direttamente nello stomaco mediante un sondino naso-gastrico.
In alcuni casi possono essere aggiunti altri componenti, ma il principio della tecnica rimane lo stesso: modificare artificialmente l'equilibrio acido-base dell'organismo immediatamente prima della competizione.
Perché è vietato?
Il milkshake è vietato perché altera artificialmente le prestazioni sportive.
Inoltre espone il cavallo a rischi che nulla hanno a che vedere con una corretta gestione veterinaria.
L'obiettivo dello sport dovrebbe essere valorizzare le reali capacità atletiche dell'animale, non modificarle attraverso interventi farmacologici o metabolici.
I rischi per il cavallo
La somministrazione impropria di grandi quantità di bicarbonato può provocare:
- alterazioni dell'equilibrio elettrolitico;
- alcalosi metabolica;
- disturbi gastrointestinali;
- aumento del rischio di complicanze nei soggetti predisposti;
- stress dovuto alla stessa procedura di sondaggio.
L'introduzione forzata del sondino comporta inoltre un rischio tecnico, soprattutto se effettuata da personale non qualificato.
Perché è difficile da individuare?
Una delle maggiori criticità del milkshake riguarda la diagnosi.
Il bicarbonato è infatti una sostanza naturalmente presente nell'organismo.
A differenza di molte molecole dopanti, non è sufficiente dimostrarne semplicemente la presenza.
Occorre verificare alterazioni anomale dell'equilibrio acido-base o altri parametri fisiologici, tenendo conto che gli effetti sono relativamente brevi e dipendono dal momento della somministrazione.
Per questo motivo la tempistica dei controlli è fondamentale.
I limiti dei controlli antidoping
Nella maggior parte dei casi i controlli vengono effettuati dopo la competizione.
Quando la somministrazione è avvenuta poco prima della gara, l'individuazione può risultare più complessa rispetto ad altre forme di doping.
Per questo motivo alcuni sistemi antidoping internazionali hanno introdotto o sperimentato:
- controlli pre-gara;
- monitoraggio del pH e del bicarbonato ematico;
- limiti di concentrazione;
- controlli nei centri di allenamento;
- videosorveglianza delle aree sensibili.
L'efficacia delle diverse strategie continua a essere oggetto di studio e di aggiornamento da parte delle autorità sportive.
È una pratica ancora attuale?
Il milkshake è noto da molti anni e continua a rappresentare una delle forme di doping più difficili da contrastare.
Proprio perché non utilizza una molecola "esotica", ma una sostanza normalmente presente nell'organismo, richiede controlli mirati e protocolli specifici.
La continua evoluzione delle tecniche di somministrazione rende necessario aggiornare costantemente anche gli strumenti di controllo.
Cosa si potrebbe fare di più?
Secondo Horse Angels il contrasto al milkshake potrebbe essere rafforzato attraverso:
- maggiori controlli prima della gara;
- verifiche più frequenti nei centri di allenamento;
- sistemi di videosorveglianza nelle aree di preparazione dei cavalli;
- investimenti nei laboratori antidoping;
- formazione continua degli ufficiali di gara e dei veterinari.
La prevenzione resta infatti lo strumento più efficace.
La posizione di Horse Angels
Il milkshake dimostra come il doping non consista soltanto nell'impiego di farmaci proibiti.
Anche una sostanza di uso comune, se utilizzata con lo scopo di alterare artificialmente le prestazioni sportive, può compromettere il benessere del cavallo e la correttezza della competizione.
Per questo Horse Angels sostiene un rafforzamento dei controlli, maggiore trasparenza e investimenti nella ricerca antidoping, affinché la tutela degli equidi proceda di pari passo con la credibilità dello sport.
