Il doping nei cavalli non evolve soltanto attraverso nuove sostanze. Evolvono anche le tecniche di somministrazione, le strategie per eludere i controlli e le conoscenze scientifiche.
Negli ultimi anni la ricerca veterinaria e le autorità antidoping hanno iniziato a confrontarsi con una nuova generazione di pratiche che, pur non essendo ancora diffuse in tutti i settori dell'equitazione e dell'ippica, rappresentano una delle principali sfide per il futuro.
L'obiettivo non è più soltanto trovare una sostanza vietata, ma individuare alterazioni sempre più difficili da rilevare.
Il doping genetico
Tra le prospettive che preoccupano maggiormente vi è il cosiddetto gene doping.
Con questa espressione si indicano eventuali interventi diretti a modificare l'espressione di alcuni geni coinvolti nello sviluppo muscolare, nella produzione di globuli rossi o nella capacità di recupero.
Al momento non esistono evidenze di un impiego diffuso di queste tecniche nelle competizioni equestri, ma la loro possibile applicazione rappresenta un tema di ricerca internazionale.
Per questo motivo la FEI, la Federazione Equestre Internazionale, e altri organismi antidoping stanno investendo nello sviluppo di strumenti diagnostici specifici.
Microdosaggi
Una delle strategie più difficili da individuare consiste nell'impiego di microdosi.
Anziché somministrare quantità elevate di un farmaco, vengono utilizzate dosi molto basse, ripetute nel tempo, con l'obiettivo di ottenere un effetto biologico limitando la possibilità di essere individuati durante i controlli.
È una strategia già nota nello sport umano e considerata una possibile criticità anche nel settore equino.
Farmaci terapeutici usati in modo improprio
Una delle forme di doping più diffuse non riguarda sostanze "misteriose", ma medicinali perfettamente legittimi.
Farmaci antinfiammatori, corticosteroidi o altri trattamenti veterinari possono essere utilizzati correttamente per curare un cavallo.
Diventano invece una violazione quando vengono impiegati per consentire all'animale di gareggiare nonostante dolore, infiammazione o altre condizioni incompatibili con lo sforzo agonistico.
Per questo motivo il rispetto dei tempi di sospensione rappresenta uno dei pilastri della normativa antidoping.
Doping ematico
Anche il blood doping, noto nello sport umano, rappresenta un'area di attenzione.
L'obiettivo sarebbe aumentare artificialmente la capacità di trasporto dell'ossigeno e quindi migliorare la resistenza durante lo sforzo.
Ad oggi i casi documentati nei cavalli sono limitati, ma la possibilità teorica esiste e viene monitorata dalle autorità internazionali.
Nuove molecole e farmaci sperimentali
L'industria farmaceutica sviluppa continuamente nuovi principi attivi.
Prima ancora che vengano inseriti negli elenchi delle sostanze proibite, alcune molecole potrebbero essere utilizzate impropriamente con finalità dopanti.
Per questo motivo i laboratori antidoping stanno progressivamente passando da un sistema basato sulla ricerca di singole sostanze a metodi capaci di individuare alterazioni metaboliche più ampie.
Agenti mascheranti
Un'altra evoluzione riguarda l'impiego di sostanze o protocolli destinati a rendere più difficile l'individuazione del vero agente dopante.
Tra le tecniche più discusse vi sono:
- modificazione dei tempi di somministrazione;
- utilizzo di molecole a rapida eliminazione;
- impiego di sostanze mascheranti;
- alterazione dei parametri fisiologici.
Queste strategie rendono sempre più importante la pianificazione dei controlli fuori competizione.
Integratori e prodotti naturali
Non tutto ciò che è naturale è automaticamente consentito.
Alcuni integratori vegetali possono contenere principi attivi con effetti farmacologici oppure sostanze non dichiarate in etichetta.
Per questo motivo anche gli integratori dovrebbero essere utilizzati con prudenza e sotto controllo veterinario, soprattutto nei cavalli destinati alle competizioni.
L'intelligenza artificiale e il passaporto biologico
Il futuro dell'antidoping non riguarda soltanto nuovi test.
Sempre maggiore interesse sta suscitando l'impiego di:
- intelligenza artificiale;
- analisi predittive;
- passaporto biologico del cavallo;
- biomarcatori;
- monitoraggio longitudinale dei parametri ematici.
Anziché cercare esclusivamente una sostanza, questi sistemi analizzano l'evoluzione dei parametri fisiologici dell'animale nel tempo, rendendo più difficile mascherare alterazioni anomale.
La sfida dei laboratori
Per stare al passo con queste nuove tecniche servono:
- laboratori altamente specializzati;
- personale qualificato;
- ricerca scientifica continua;
- investimenti economici significativi;
- collaborazione internazionale.
Il doping evolve molto rapidamente e il sistema dei controlli deve evolvere con la stessa velocità.
La posizione di Horse Angels
Le nuove frontiere del doping dimostrano che il problema non riguarda soltanto il rispetto delle regole sportive.
Ogni innovazione utilizzata per alterare artificialmente la prestazione di un cavallo rappresenta anche una sfida etica.
Per Horse Angels la risposta non può limitarsi ad aumentare il numero dei controlli.
Occorre investire nella ricerca scientifica, nella formazione degli operatori, nella trasparenza dei procedimenti e nella diffusione di una cultura sportiva che metta al centro il cavallo come essere senziente e non come strumento di prestazione.
Solo così sarà possibile affrontare un fenomeno destinato a diventare sempre più complesso.
