Il caso Silvia Saltamartini riapre il dibattito sulle società partecipate
Può una persona essere considerata dipendente privata quando deve essere tutelata e, allo stesso tempo, soggetto pubblico quando deve rispondere davanti alla giustizia contabile? È una delle domande che emerge dalla vicenda giudiziaria di Silvia Saltamartini, ex coordinatrice della task force per la riforma dell'ippica e dipendente di Unirelab, società interamente partecipata dal Ministero dell'Agricoltura (oggi Masaf).
Una storia che si è sviluppata nell'arco di diversi anni, attraversando procedimenti civili, contabili e penali, e che rappresenta un caso emblematico delle complessità che caratterizzano il sistema delle società pubbliche partecipate.
Il licenziamento e le accuse
Nel 2019 Unirelab licenzia Saltamartini per giusta causa, contestandole l'indebita percezione di circa 160 mila euro tra superminimi, indennità e altri benefit che, secondo la società, sarebbero stati ottenuti attraverso documentazione ritenuta non regolare.
Parallelamente al procedimento disciplinare vengono avviati un procedimento penale, un'azione della Procura della Corte dei Conti per presunto danno erariale e un sequestro preventivo di beni.
La causa di lavoro
Saltamartini impugna il licenziamento davanti al giudice del lavoro.
La vicenda attraversa tre gradi di giudizio fino alla Corte di Cassazione, che conferma l'illegittimità del licenziamento. I giudici ritengono che non sussistano i presupposti della giusta causa e confermano il diritto della lavoratrice al risarcimento previsto dalla normativa applicabile, oltre al pagamento delle spese di giudizio.
Non viene invece disposta la reintegrazione nel posto di lavoro. Il motivo non riguarda il merito della vicenda, ma il regime giuridico del rapporto: Unirelab, pur essendo una società interamente pubblica, applica il diritto del lavoro privato e non quello del pubblico impiego.
L'assoluzione davanti alla Corte dei Conti
Anche il procedimento contabile si conclude favorevolmente per l'ex dirigente.
Con la sentenza n. 277/2025 la Corte dei Conti esclude qualsiasi responsabilità amministrativa per danno erariale, respingendo le contestazioni della Procura contabile e disponendo il rimborso delle spese legali sostenute dalla convenuta.
La decisione conferma l'autonomia del giudizio contabile rispetto agli altri procedimenti, ma rappresenta un ulteriore tassello favorevole a Saltamartini.
Il "paradosso" denunciato
Dopo la pronuncia della Cassazione, Saltamartini ha affidato a un lungo post su LinkedIn una riflessione che va oltre la propria vicenda personale.
Secondo l'ex dirigente, il sistema avrebbe mostrato una profonda incoerenza: considerata una dipendente privata quando si è trattato di riconoscere le tutele del lavoro, ma assimilata a un soggetto pubblico quando è stata chiamata a rispondere davanti alla Corte dei Conti e alla magistratura penale.
Una situazione che, a suo avviso, ha comportato anni di procedimenti paralleli, costi economici e un forte impatto personale, pur in presenza di decisioni giudiziarie che hanno progressivamente escluso le contestazioni formulate nei suoi confronti.
Il procedimento penale
Sul piano penale è opportuno mantenere la massima prudenza.
Le informazioni pubblicamente disponibili confermano l'esistenza del procedimento avviato nel 2019, ma non consentono di ricostruirne con certezza l'esito definitivo. Per questo motivo non è possibile affermare che tutte le contestazioni siano state definitivamente superate anche in sede penale senza disporre della relativa decisione conclusiva.
Una questione che riguarda il sistema
Al di là della vicenda personale, il caso apre una riflessione sul funzionamento delle società partecipate dallo Stato.
Queste realtà operano con strumenti e regole del diritto privato, ma svolgono funzioni di interesse pubblico e possono esporre i propri dirigenti a responsabilità tipiche del settore pubblico. Ne deriva un sistema nel quale diritti e responsabilità possono seguire percorsi differenti, con effetti che alimentano un dibattito tuttora aperto tra giuristi e amministratori.
La storia di Silvia Saltamartini non è soltanto il racconto di una lunga battaglia giudiziaria, ma anche l'occasione per interrogarsi sull'equilibrio tra garanzie, responsabilità e certezza del diritto all'interno delle società controllate dalla pubblica amministrazione.
