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Cavalli detenuti in box incompatibili con il loro benessere: Cassazione conferma condanna e confisca

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un proprietario di cavalli per il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, previsto dall'articolo 727 del Codice penale, disponendo anche la confisca definitiva degli animali già sottoposti a sequestro.

La sentenza (Cass. pen., Sez. IV, n. 12104 del 19 marzo 2019) costituisce un importante precedente perché chiarisce quando le condizioni di ricovero dei cavalli possono integrare un illecito penale.

Le condizioni riscontrate

La responsabilità dell'imputato è stata accertata sulla base di un insieme di elementi probatori: sopralluoghi effettuati dal Servizio veterinario della ASL, rilievi fotografici e testimonianze dei funzionari intervenuti.

Secondo quanto ricostruito nel processo, i cavalli erano detenuti in box caratterizzati da gravi carenze strutturali e igieniche.

Tra gli aspetti evidenziati dalla sentenza figuravano:

  • box di dimensioni insufficienti;

  • assenza di uno spazio esterno idoneo alla quotidiana movimentazione dei cavalli;

  • condizioni igieniche gravemente carenti, con presenza di consistenti accumuli di deiezioni;

  • una puledra in evidente stato di magrezza, con ridotto sviluppo della muscolatura dorsale e della groppa e alterazioni della deambulazione.

Un problema noto da tempo

La situazione non era improvvisa.

Già negli anni precedenti erano stati effettuati diversi sopralluoghi e il Comune aveva emanato due ordinanze sindacali imponendo interventi per adeguare le strutture e migliorare le condizioni di detenzione degli animali.

Poiché le prescrizioni non erano state rispettate e le condizioni di sofferenza dei cavalli permanevano, l'autorità giudiziaria dispose il sequestro preventivo degli animali.

La decisione della Cassazione

L'imputato ha proposto ricorso sostenendo, tra l'altro, che non fosse stata dimostrata la reale sofferenza degli animali.

La Corte di Cassazione ha respinto tutte le censure.

Secondo i giudici, il Tribunale aveva motivato in modo logico e completo la decisione, dimostrando che le condizioni di ricovero erano incompatibili con le esigenze etologiche dei cavalli e idonee a provocare sofferenza.

La Cassazione ha inoltre ribadito un principio già consolidato: per integrare il reato è sufficiente anche una sola condotta, dolosa o colposa, capace di provocare sofferenza all'animale.

La confisca dei cavalli

La Corte ha confermato anche la legittimità della confisca degli animali.

Richiamando l'articolo 19-quater delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale, la sentenza ricorda che gli animali confiscati possono essere affidati a enti o associazioni che ne facciano richiesta e offrano adeguate garanzie.

Qualora nessun ente sia disponibile, l'obbligo di provvedere al mantenimento degli animali ricade sul Comune, quale ente titolare di una posizione di garanzia rispetto al benessere degli animali presenti sul proprio territorio.

Perché questa sentenza è importante

Questa decisione chiarisce che il benessere dei cavalli non dipende esclusivamente dalla disponibilità di cibo e acqua.

Anche la possibilità di muoversi quotidianamente, la qualità dell'ambiente di ricovero, l'igiene dei box e il rispetto delle esigenze etologiche della specie costituiscono elementi essenziali della corretta detenzione.

La sentenza conferma inoltre che, quando le prescrizioni impartite dalle autorità vengono ignorate e le condizioni di sofferenza persistono, il sequestro e la successiva confisca degli animali rappresentano strumenti legittimi di tutela del loro benessere.

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