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foto di repertorio

Tre cavalli affidati a un maneggio, due morti e un'indagine archiviata: quando a pagare sono sempre gli animali

Ci sono vicende nelle quali è difficile individuare vincitori o vinti. Questa è una di quelle.

Riguarda tre cavalli, un proprietario, un maneggio della provincia di Siracusa e una serie di accuse reciproche che non hanno trovato conferma in sede penale, tanto che la Procura ha disposto l'archiviazione.

Resta però una certezza: due cavalli sono morti, il terzo è stato successivamente trasferito altrove e, ancora una volta, le conseguenze di una gestione conflittuale sono ricadute sugli animali.

Le due versioni

Secondo il proprietario, i tre cavalli – ex cavalli da concorso già avanti con gli anni e con alcune problematiche di salute – erano stati affidati al maneggio con l'accordo che la struttura provvedesse al loro mantenimento dietro pagamento di una retta mensile di 300 euro per ciascun cavallo, oltre alle spese veterinarie e di gestione.

Il proprietario sostiene di aver sempre pagato, ma esclusivamente in contanti e senza ricevere alcuna ricevuta. Afferma inoltre che il maneggio avrebbe utilizzato i cavalli per le proprie attività, facendoli montare ai clienti e portandoli anche in gara.

Spiega infine di essersi recato raramente presso la struttura perché l'affidamento sarebbe avvenuto nel periodo delle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19.

La versione del maneggio è radicalmente diversa.

La struttura sostiene che il proprietario avrebbe progressivamente smesso di frequentare il centro e accumulato un consistente debito per pensione, veterinario, maniscalco e altre spese necessarie al mantenimento degli animali.

Secondo il gestore, i cavalli presentavano già condizioni di salute compromesse e le cure sarebbero state spesso anticipate dalla struttura, talvolta grazie anche al contributo economico di alcuni clienti.

Quanto allo smaltimento delle carcasse dei due cavalli deceduti, il maneggio sostiene che il proprietario si sarebbe rifiutato di sostenere i costi previsti per il conferimento presso un impianto autorizzato.

Le contestazioni

Il proprietario ha presentato denuncia ipotizzando il maltrattamento degli animali in relazione alla morte dei due cavalli e contestando inoltre il loro seppellimento nei terreni adiacenti alla struttura, anziché il conferimento attraverso le procedure previste dalla normativa.

La Procura, tuttavia, ha disposto l'archiviazione del procedimento.

Ciò significa che gli elementi raccolti non sono stati ritenuti sufficienti per sostenere un'accusa in giudizio, senza che ciò consenta di ricostruire con certezza tutto quanto accaduto nel corso degli anni.

Una storia senza prove documentali

Questa vicenda evidenzia un problema ricorrente nel settore equestre: rapporti economici gestiti esclusivamente sulla fiducia.

Se davvero i pagamenti sono avvenuti esclusivamente in contanti e senza ricevute, oggi è praticamente impossibile dimostrare con precisione quali somme siano state versate e quali no.

Allo stesso modo, in assenza di un contratto scritto, diventa estremamente difficile ricostruire quali obblighi avesse assunto ciascuna parte: quali cure fossero comprese nella pensione, chi dovesse autorizzare gli interventi veterinari, chi fosse tenuto a sostenere determinate spese e come dovessero essere gestite eventuali morosità.

Gli errori da evitare

Indipendentemente dalle responsabilità giuridiche, la vicenda offre alcune indicazioni importanti.

Chi affida un cavallo a una struttura dovrebbe sempre:

  • stipulare un contratto scritto;

  • pretendere ricevute o fatture per ogni pagamento;

  • concordare per iscritto le cure comprese nella pensione e quelle extra;

  • visitare regolarmente l'animale o incaricare una persona di fiducia di verificarne le condizioni;

  • conservare ogni comunicazione relativa alle spese e agli interventi sanitari.

Anche chi gestisce un maneggio ha precisi doveri.

Se un proprietario diventa irreperibile o interrompe i pagamenti, la situazione non può essere lasciata trascinare per mesi o anni.

Occorre documentare formalmente ogni richiesta di pagamento, inviare diffide, coinvolgere il servizio veterinario dell'ASL quando il benessere degli animali è a rischio e valutare le iniziative legali necessarie per tutelare sia la struttura sia i cavalli.

I cavalli non possono pagare il prezzo dei conflitti

Questa storia divide inevitabilmente le opinioni.

C'è chi ritiene credibile la versione del proprietario e chi quella del gestore.

L'archiviazione del procedimento non consente di stabilire chi abbia ragione e chi torto.

Ma c'è un dato che nessuno può contestare: due cavalli sono morti e il loro benessere è stato sacrificato in un rapporto che, qualunque fosse la situazione reale, è degenerato senza che nessuno riuscisse a trovare una soluzione efficace.

È proprio per evitare casi come questo che Horse Angels insiste da anni su un principio semplice: i rapporti tra proprietari e strutture devono essere trasparenti, documentati e tracciabili.

I contratti scritti non servono perché manca la fiducia. Servono proprio quando, un giorno, la fiducia viene meno.

Perché quando gli accordi restano solo verbali, spesso l'unica certezza è che a pagare il prezzo più alto sono gli animali.

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