Nel sistema antidoping degli sport equestri italiani esiste una particolarità che spesso sorprende gli stessi operatori del settore: quando i controlli sono effettuati dal MASAF nell'ambito delle competizioni di propria competenza, la sanzione disciplinare può essere irrogata al proprietario del cavallo, anche se non è la persona che lo monta o lo allena.
Una decisione pubblicata dal Ministero relativa a un cavallo da sella italiano positivo al flunixin durante una tappa del circuito classico MASAF offre lo spunto per comprendere il funzionamento di questo sistema.
Il caso
Nel corso di una competizione del circuito classico MASAF disputata a Pozzallo (Ragusa), un cavallo nato nel 2011 è risultato positivo al flunixin, un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS) largamente impiegato nella medicina veterinaria equina.
All'esito del procedimento disciplinare ministeriale è stata applicata una sanzione consistente in:
sospensione di due mesi;
ammenda di 500 euro.
Perché viene sanzionato il proprietario?
La particolarità del sistema disciplinare del MASAF deriva dalla diversa competenza rispetto alla Federazione Italiana Sport Equestri (FISE).
Quando il procedimento è gestito dal Ministero, quest'ultimo esercita la propria potestà disciplinare nei confronti dei soggetti che rientrano nella propria sfera di competenza amministrativa.
Per questo motivo, nei procedimenti relativi ai cavalli iscritti ai libri genealogici o ai circuiti ministeriali, il proprietario viene considerato il soggetto responsabile ai fini disciplinari secondo il principio della responsabilità oggettiva, indipendentemente dall'accertamento di chi abbia materialmente somministrato la sostanza.
Diversamente, nei procedimenti disciplinari gestiti dalla FISE possono essere coinvolti anche cavalieri, amazzoni, tecnici e altri tesserati federali, in base alle rispettive norme di giustizia sportiva.
Cos'è il flunixin?
Il flunixin meglumine è uno dei farmaci antinfiammatori più utilizzati nella medicina del cavallo.
Viene impiegato, tra l'altro, per:
controllare il dolore;
ridurre l'infiammazione;
trattare le coliche;
gestire alcune patologie muscolo-scheletriche.
Il suo impiego è perfettamente lecito a fini terapeutici.
Il problema nasce quando il cavallo viene presentato in gara prima del completo smaltimento del farmaco, determinando una positività ai controlli antidoping.
Perché gli antinfiammatori sono vietati in gara?
Un farmaco antinfiammatorio può ridurre o mascherare il dolore.
Dal punto di vista sportivo ciò comporta due conseguenze:
altera le condizioni di parità tra i concorrenti;
può consentire a un cavallo con una patologia in atto di affrontare una competizione che, senza il farmaco, non sarebbe nelle condizioni di sostenere.
Le norme antidoping perseguono quindi una duplice finalità:
garantire la regolarità della competizione;
tutelare il benessere dell'animale.
Il fenomeno nelle competizioni equestri
Le decisioni disciplinari pubblicate dal MASAF mostrano che il flunixin rappresenta una delle sostanze più frequentemente riscontrate nei controlli antidoping degli sport equestri.
Ciò è spiegabile con il suo ampio utilizzo nella pratica clinica veterinaria.
Una positività, tuttavia, non implica automaticamente un uso fraudolento del farmaco: in alcuni casi può derivare dal mancato rispetto dei tempi di sospensione dopo un trattamento terapeutico regolarmente prescritto.
Per questo motivo ogni procedimento viene valutato sulla base delle circostanze concrete e della documentazione veterinaria disponibile.
Doping sportivo e responsabilità penale
È importante distinguere il piano disciplinare da quello penale.
La positività a una sostanza vietata comporta normalmente conseguenze nell'ambito della giustizia sportiva.
Solo in presenza di ulteriori elementi, come la dimostrazione che il cavallo sia stato sottoposto a trattamenti idonei a provocargli sofferenze o lesioni senza necessità, possono trovare applicazione anche le norme penali sul maltrattamento di animali.
Non ogni violazione antidoping integra quindi automaticamente un reato.
Un sistema ancora frammentato
Il caso evidenzia anche una criticità del sistema italiano: la coesistenza di differenti autorità disciplinari, ciascuna con proprie competenze e propri destinatari.
Una maggiore armonizzazione tra i regolamenti del MASAF e quelli della FISE potrebbe contribuire a rendere più uniforme il regime delle responsabilità e delle sanzioni, assicurando maggiore chiarezza agli operatori del settore e rafforzando la tutela del benessere dei cavalli impiegati nelle competizioni.
