Con l'ordinanza n. 28647 del 2022, la Corte di Cassazione ha affrontato una questione poco nota ma di grande interesse pratico: entro quanto tempo il proprietario di un cavallo investito da un'automobile può chiedere il risarcimento dei danni?
La decisione riguarda un incidente stradale avvenuto in Calabria e chiarisce il rapporto tra responsabilità civile, eventuale rilevanza penale del fatto e termini di prescrizione.
La vicenda
Una donna aveva convenuto in giudizio la conducente di un'autovettura e la relativa compagnia di assicurazione chiedendo il risarcimento dei danni per la morte del proprio cavallo, investito durante un incidente stradale.
Il Giudice di Pace di Trebisacce aveva accolto la domanda, condannando la proprietaria del veicolo e l'assicurazione al pagamento di 8.000 euro, oltre alle spese di lite.
La decisione del Tribunale
In appello, però, il Tribunale ha completamente ribaltato la decisione.
Secondo il giudice, il diritto al risarcimento era ormai prescritto.
Il Tribunale ha infatti accertato che la conducente aveva investito il cavallo nel tentativo di evitare uno scontro con un'automobile proveniente dalla corsia opposta.
Di conseguenza, la condotta era stata posta in essere in uno stato di necessità, circostanza incompatibile con la configurabilità dei reati di:
- uccisione o danneggiamento di animali altrui (art. 638 c.p., nella formulazione applicabile all'epoca dei fatti);
- uccisione o maltrattamento di animali.
Esclusa la rilevanza penale della condotta, trovava applicazione il termine di prescrizione previsto per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli.
Il ricorso in Cassazione
La proprietaria del cavallo ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione.
La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile, condividendo il ragionamento del Tribunale.
Secondo i giudici, una volta esclusa la sussistenza di un reato, il diritto al risarcimento resta soggetto al termine previsto dall'art. 2947, secondo comma, del Codice civile, che disciplina i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli.
Il termine di prescrizione
Per i danni causati dalla circolazione di veicoli il termine ordinario di prescrizione è di due anni.
Diversamente, quando il fatto costituisce anche reato e per quest'ultimo è previsto un termine prescrizionale più lungo, anche l'azione civile beneficia di tale termine maggiore.
Nel caso esaminato dalla Cassazione, tuttavia, la condotta dell'automobilista non è stata ritenuta penalmente rilevante.
Di conseguenza, essendo trascorsi più di due anni dall'incidente del 2015, il diritto al risarcimento risultava ormai estinto per prescrizione.
Perché questa decisione è importante
L'ordinanza ricorda che, nelle controversie relative agli incidenti stradali che coinvolgono animali, il decorso del tempo può essere decisivo.
Anche quando il proprietario ritiene di aver subito un danno ingiusto, è fondamentale agire tempestivamente per evitare che il diritto al risarcimento si prescriva.
La sentenza evidenzia inoltre come la presenza o meno di un reato possa incidere direttamente sulla durata del termine entro cui è possibile promuovere l'azione civile.
In conclusione
La Cassazione ha confermato che, se l'investimento dell'animale non integra un reato perché l'automobilista ha agito in stato di necessità o comunque in assenza di responsabilità penale, il risarcimento del danno segue il termine di prescrizione biennale previsto per i sinistri stradali.
Per i proprietari di animali coinvolti in incidenti stradali è quindi importante rivolgersi rapidamente a un professionista, così da valutare le responsabilità e interrompere, se necessario, il decorso della prescrizione.
Riferimento giurisprudenziale
Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza n. 28647 del 3 ottobre 2022.
