Il Tribunale di Milano ha condannato un uomo ultrasettantenne, presidente di un centro ippico di Pioltello (Milano), alla pena di 10 anni e 3 mesi di reclusione per reati commessi nei confronti di alcune allieve minorenni del circolo.
La vicenda rappresenta un esempio di come possano procedere parallelamente la giustizia penale e quella sportiva, ciascuna con finalità e strumenti differenti.
Le accuse
L'indagine ha preso avvio dalla denuncia di una delle ragazze che frequentavano il centro di equitazione.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento, l'uomo avrebbe approfittato della posizione di autorità ricoperta all'interno del maneggio per porre in essere ripetuti comportamenti abusivi nei confronti di allieve di età compresa tra 14 e 17 anni.
Le contestazioni riguardavano palpeggiamenti, baci non desiderati, molestie sessuali e, in un caso, atti sessuali.
Secondo l'accusa, alcuni comportamenti sarebbero stati giustificati con il pretesto di aiutare le ragazze a montare a cavallo, mentre in altre circostanze sarebbero state rivolte pressioni e minacce, anche facendo leva sulla possibilità di impedire loro di continuare a frequentare il cavallo cui erano affezionate.
Nel corso delle indagini sono state individuate almeno sei presunte vittime.
Gli elementi raccolti hanno portato il giudice, nel 2022, a disporre gli arresti domiciliari dell'indagato su richiesta della Procura.
La condanna
All'esito del procedimento penale, il Tribunale di Milano ha condannato l'imputato alla pena di 10 anni e 3 mesi di reclusione.
Il procedimento disciplinare FISE
Parallelamente al processo penale si è svolto anche il procedimento davanti agli organi della giustizia sportiva della Federazione Italiana Sport Equestri.
Con provvedimento R.G. Tribunale Federale n. 38/2022 (P.A. 3/2022), pubblicato nel marzo 2023, il Tribunale Federale ha disposto nei confronti del tesserato la radiazione dalla FISE.
Nel medesimo procedimento è stato sanzionato anche il figlio dell'uomo, ritenuto responsabile di aver tentato di indurre una delle minorenni a modificare la propria deposizione.
Per tale condotta il Tribunale Federale ha disposto:
sospensione dall'attività federale per 12 mesi;
ammenda di 1.000 euro.
Giustizia penale e giustizia sportiva
Questo caso evidenzia come il procedimento disciplinare federale sia autonomo rispetto al processo penale.
La FISE può infatti adottare provvedimenti cautelari e disciplinari nei confronti dei propri tesserati per tutelare l'integrità dell'ambiente sportivo, indipendentemente dai tempi della giustizia ordinaria.
La successiva condanna pronunciata dal Tribunale di Milano ha poi definito anche il procedimento penale, confermando la particolare gravità dei fatti contestati.
