Maltrattamento di cavalli in un centro ippico: condanna penale e sospensione decennale dalla FISE
Il caso dimostra come giustizia penale e giustizia sportiva possano intervenire sugli stessi fatti
Una vicenda verificatasi in un centro ippico del Biellese rappresenta un esempio significativo del rapporto tra responsabilità penale e responsabilità disciplinare nel settore equestre.
L'istruttore di equitazione FISE Luigi Bonaventura, gestore all'epoca dei fatti del centro ippico Prà Grande di Masserano (Biella), è stato condannato dal Tribunale di Biella per fatti di maltrattamento che hanno coinvolto due cavalli affidati alla sua custodia.
Successivamente, sulla base della condanna penale, è intervenuta anche la giustizia sportiva della Federazione Italiana Sport Equestri, che ha disposto una sospensione di dieci anni da ogni attività federale.
I fatti
Secondo quanto accertato nel procedimento penale, il deterioramento dei rapporti tra il gestore del centro ippico e i proprietari degli animali avrebbe inciso sulla gestione di due cavalli affidati alla struttura.
Uno dei cavalli, Halo, fu colpito da una grave patologia addominale. Il Tribunale ha ritenuto che l'omessa tempestiva richiesta di assistenza veterinaria abbia aggravato irreversibilmente le condizioni dell'animale, rendendo necessaria l'eutanasia per evitare ulteriori sofferenze.
Il secondo cavallo, Sponge Bob, venne invece trovato in condizioni di grave denutrizione. Secondo la ricostruzione accolta dal giudice, l'animale era stato privato dell'alimentazione fino a raggiungere uno stato patologico incompatibile con il suo benessere.
La condanna penale
Nel 2020 il Tribunale di Biella ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti dell'imputato.
Oltre alla pena detentiva di quattro mesi, il giudice ha disposto il risarcimento dei danni in favore dei proprietari dei cavalli, liquidato in 21.000 euro, oltre alle spese processuali.
La decisione assume particolare rilievo perché il Tribunale ha valorizzato anche la specifica professionalità dell'imputato.
Essendo un istruttore federale ed esperto del settore, egli disponeva delle competenze necessarie per riconoscere tempestivamente le condizioni di sofferenza degli animali e adottare gli interventi richiesti dalla buona pratica veterinaria e dalla corretta gestione dei cavalli.
Il procedimento disciplinare FISE
Alla condanna penale ha fatto seguito il procedimento davanti agli organi di giustizia della Federazione Italiana Sport Equestri.
Nel 2021 la FISE ha inflitto una delle sanzioni disciplinari più severe previste dal Regolamento di Giustizia:
sospensione per dieci anni dall'autorizzazione a montare;
sospensione per dieci anni da ogni carica e incarico sociale e federale;
sospensione dalla qualifica di istruttore, tecnico, operatore tecnico e ufficiale di gara, con conseguente divieto di esercitare le relative attività;
ammenda di 5.000 euro.
La decisione evidenzia come il possesso di qualifiche tecniche federali comporti obblighi particolarmente rigorosi nei confronti del benessere degli animali affidati alle cure dei tesserati.
Il principio giuridico
Questo caso richiama un principio consolidato della giurisprudenza.
Chi assume la custodia professionale di un cavallo riveste una posizione di garanzia nei confronti dell'animale.
Tale posizione impone il dovere di assicurare alimentazione, cure, assistenza veterinaria e tutte le attenzioni necessarie a prevenirne sofferenze evitabili.
L'omissione di tali obblighi può determinare responsabilità sia penale sia disciplinare.
Il rapporto tra giustizia penale e giustizia sportiva
La vicenda dimostra come i due sistemi operino su piani differenti ma complementari.
La magistratura ordinaria accerta l'eventuale responsabilità penale e liquida il risarcimento dei danni alle persone offese.
La giustizia sportiva, invece, valuta la compatibilità della condotta con i doveri derivanti dall'appartenenza all'ordinamento federale e può adottare sanzioni finalizzate alla tutela dell'integrità dello sport e del benessere animale.
Nel caso in esame, la gravità dei fatti ha determinato conseguenze rilevanti in entrambi gli ambiti, confermando come la tutela degli equidi costituisca oggi un valore centrale sia per l'ordinamento statale sia per quello sportivo.
Un precedente significativo
La vicenda rappresenta uno dei casi più rilevanti di applicazione coordinata della giustizia penale e della giustizia sportiva nel settore equestre.
Il messaggio che emerge è chiaro: la professionalità e l'esperienza di un istruttore non attenuano la sua responsabilità. Al contrario, proprio le competenze tecniche e il ruolo educativo ricoperto accrescono il dovere di protezione nei confronti dei cavalli affidati alle sue cure.
