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Pony sfugge al campo prova e provoca un grave incidente nel cross-country: condannato il delegato tecnico FISE

Un grave incidente avvenuto durante una gara di completo torna a richiamare l'attenzione sull'importanza della gestione del rischio nelle competizioni equestri.

Il Tribunale di Ravenna ha condannato il delegato tecnico della manifestazione, un 64enne milanese incaricato dalla Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), ritenendolo responsabile, sotto il profilo della sicurezza dell'evento, delle conseguenze riportate da una giovane amazzone rimasta gravemente ferita durante una prova di cross-country.

L'incidente

I fatti risalgono al 1° aprile 2017 e si sono verificati presso il Circolo Ippico Ravennate durante una prova della disciplina del completo.

L'amazzone, nata nel 1999, stava affrontando il percorso di cross-country dopo aver già ottenuto un buon risultato nella prova precedente, quando un pony, sfuggito all'area destinata al riscaldamento pre-gara, si è immesso sul tracciato di gara.

Secondo quanto ricostruito nel processo, il pony ha raggiunto il cavallo montato dalla concorrente. L'interazione improvvisa tra i due animali ha provocato una reazione di allarme del cavallo in gara, che ha disarcionato la cavallerizza.

La caduta ha avuto conseguenze gravissime: una frattura vertebrale dorsale, due interventi chirurgici e una prognosi di novanta giorni.

Il video acquisito agli atti

Un elemento rilevante del processo è stato un filmato realizzato con un telefono cellulare da un'amica della giovane.

Nel video, della durata di circa 39 secondi, si vede l'amazzone affrontare alcuni ostacoli del percorso. Poco dopo dagli altoparlanti viene segnalata la presenza di un pony scosso entrato sul tracciato.

Secondo quanto sostenuto dalla parte civile, il filmato mostrerebbe che lungo il percorso erano presenti i giudici di ostacolo ma che nessuno avrebbe utilizzato gli strumenti a disposizione – bandiere, fischietti o radio – per avvisare tempestivamente la concorrente del pericolo.

Le posizioni delle parti

La parte civile, rappresentata dall'avvocato Giorgio Bacchelli, ha sostenuto che il delegato tecnico fosse il soggetto responsabile della sicurezza complessiva della manifestazione e che non fossero state adottate tutte le misure necessarie per prevenire o gestire l'emergenza.

Secondo questa ricostruzione, la gara non era un evento amatoriale ma una competizione ufficiale nella quale era richiesto il rispetto di elevati standard organizzativi e di sicurezza.

Di diverso avviso la difesa, rappresentata dagli avvocati Fabrizio Conti e Ilio Mocchetti.

Secondo i difensori, la responsabilità avrebbe dovuto essere attribuita a chi aveva la custodia del pony fuggito. Inoltre, hanno evidenziato che nel percorso di cross-country non possono essere installate recinzioni permanenti, come previsto dai regolamenti della disciplina, e che i tempi di reazione dei giudici erano stati compatibili con le possibilità umane. A loro avviso, un tentativo improvvisato di fermare il pony avrebbe potuto provocare conseguenze ancora più gravi.

La sentenza

Il Tribunale ha ritenuto responsabile il delegato tecnico, condannandolo al pagamento delle spese legali della parte civile e disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 30.000 euro a favore dell'amazzone, in attesa della quantificazione definitiva del risarcimento del danno.

All'uscita dall'aula, l'imputato ha manifestato il proprio dissenso nei confronti della decisione, definendola "una vergogna".

Sicurezza: una responsabilità condivisa

Il caso evidenzia quanto la sicurezza nelle competizioni equestri dipenda da una pluralità di fattori: la gestione dei campi prova, il controllo degli animali, il coordinamento tra ufficiali di gara, la tempestività delle comunicazioni e l'efficacia dei protocolli di emergenza.

Nel cross-country il rischio non può essere eliminato, ma deve essere ridotto attraverso un'organizzazione attenta e una costante valutazione delle possibili criticità.

La sentenza di Ravenna richiama proprio questo principio: nelle manifestazioni sportive complesse la sicurezza non si esaurisce nel rispetto formale del regolamento, ma richiede che tutte le figure incaricate dell'organizzazione e del controllo operino affinché situazioni impreviste vengano gestite con la massima rapidità possibile.

La vicenda rappresenta anche un'occasione di riflessione per il settore equestre sulla necessità di investire continuamente nella prevenzione, nella formazione degli ufficiali di gara e nell'aggiornamento dei protocolli di sicurezza, con l'obiettivo di tutelare contemporaneamente il benessere dei cavalli e l'incolumità delle persone che praticano gli sport equestri.

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