La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 5 anni di reclusione nei confronti di un uomo di 67 anni riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza minorenne con grave disabilità cognitiva.
La decisione conclude un procedimento giudiziario iniziato oltre dieci anni fa e conferma integralmente le pronunce dei giudici di primo e secondo grado.
I fatti
L'episodio risale al 2012, quando l'uomo, residente in un comune dei Monti Lepini, in provincia di Latina, accompagnò la ragazza durante una gita a cavallo.
Secondo quanto ricostruito nel processo, dopo averla fatta scendere da cavallo avrebbe posto in essere atti di natura sessuale contro la volontà della minore, tentando anche di baciarla.
La ragazza riuscì a sottrarsi all'aggressione e raccontò immediatamente quanto accaduto alla madre, che presentò denuncia alle autorità.
Il procedimento penale
L'imputato venne rinviato a giudizio nel 2016 davanti al Tribunale di Latina.
Al termine del processo di primo grado fu condannato a 5 anni di reclusione per violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima.
La persona offesa si costituì parte civile ottenendo il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni.
Nel 2024 la Corte d'Appello di Roma confermò integralmente la sentenza di condanna.
Nelle motivazioni, la vittima viene descritta come una persona affetta da una grave alterazione cromosomica con importante ritardo cognitivo, condizione che ha assunto rilievo nella valutazione della sua particolare vulnerabilità.
L'imputato ha successivamente proposto ricorso per Cassazione.
Con la decisione depositata nel novembre 2025, la Suprema Corte ha dichiarato infondati i motivi del ricorso, rendendo definitiva la condanna.
Il significato della sentenza
La vicenda ricorda come le attività equestri, pur rappresentando un importante strumento educativo, sportivo e terapeutico, richiedano particolare attenzione nella tutela dei minori e delle persone vulnerabili.
I centri ippici, le associazioni sportive e gli enti che organizzano attività con bambini e ragazzi hanno il dovere di adottare adeguate misure di prevenzione, selezionare con attenzione il personale e garantire ambienti sicuri.
La tutela delle vittime
Nei procedimenti per violenza sessuale la persona offesa può costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni subiti.
Nel caso esaminato, il diritto al risarcimento è stato riconosciuto sin dal giudizio di primo grado ed è rimasto fermo anche dopo la conferma della condanna nei successivi gradi di giudizio.
Perché questa sentenza è importante
La decisione della Corte di Cassazione conferma che i reati di violenza sessuale commessi nei confronti di minori, soprattutto se in condizioni di particolare fragilità, sono oggetto di una rigorosa tutela da parte dell'ordinamento.
Per il mondo equestre rappresenta inoltre un richiamo alla responsabilità delle strutture e degli operatori che lavorano quotidianamente con bambini, adolescenti e persone con disabilità, affinché le attività si svolgano sempre in un contesto sicuro, rispettoso e protetto.
