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Quando la positività al doping c'è, ma la procedura non regge

Due proscioglimenti nella giustizia sportiva MASAF: Raven’s Way e Alrajah One

Nelle sentenze della giustizia sportiva MASAF stanno emergendo casi che meritano una domanda molto semplice: che cosa succede quando una positività antidoping risulta dagli esami, ma la procedura con cui quegli esami sono stati gestiti presenta delle irregolarità?

Abbiamo esaminato due procedimenti del 2026 particolarmente significativi: Raven’s Way e Alrajah One.

Due storie diverse. Un elemento comune: il proscioglimento non arriva perché la sostanza proibita non è stata trovata. Arriva per problemi procedurali.

RAVEN’S WAY: POSITIVO ALLA MORFINA, MA LE CONTROANALISI DIVENTANO INUTILIZZABILI

Nel procedimento n. 68/25, relativo al cavallo Raven’s Way, il fatto contestato era la positività alla morfina, riscontrata dopo il prelievo effettuato il 31 maggio 2025 all’ippodromo di Ozieri.

La difesa aveva sollevato, tra le altre questioni, la nullità delle controanalisi per mancata comunicazione all’incolpato della data in cui sarebbero state effettuate.

La Commissione ha ritenuto fondata proprio questa eccezione.

Il regolamento antidoping prevedeva che la data delle controanalisi fosse comunicata dal MASAF sia al proprietario sia all’allenatore, con un preavviso di almeno tre giorni lavorativi. Dagli atti risultava invece che Antonio Cottu non figurava tra i destinatari della comunicazione relativa alle seconde analisi.

La conseguenza è stata netta: la Commissione ha ritenuto nullo il procedimento relativo alle controanalisi e inutilizzabili i loro risultati, disponendo quindi il proscioglimento dell’allenatore.

Il dispositivo è inequivocabile:

«La Commissione dispone il proscioglimento dell’incolpato dalla contestazione a lui ascritta».

ALRAJAH ONE: POSITIVO AL KETOPROFENE. POSITIVO ANCHE ALLA SECONDA ANALISI.

Il secondo caso è ancora più interessante.

Nel procedimento n. 62/25, relativo al cavallo Alrajah One, la contestazione riguardava una positività al ketoprofene riscontrata dopo il prelievo del 21 aprile 2025 all’ippodromo di Napoli.

E qui abbiamo una conferma documentale particolarmente importante: nell'elenco ufficiale MASAF dei cavalli positivi, Alrajah One risulta effettivamente positivo al ketoprofene e, nella colonna relativa alla seconda analisi, compare “Positivo – Positivo II analisi c/o L.G.C. Inghilterra”.

Quindi non stiamo parlando di un caso nel quale la seconda analisi avrebbe smentito la prima.

La positività risulta anche dalla seconda analisi.

Eppure il procedimento disciplinare si conclude con il proscioglimento.

Perché?

La difesa aveva sollevato numerose contestazioni relative alla documentazione e alle procedure di prelievo, trasporto, conservazione e custodia dei campioni, oltre alla tracciabilità della documentazione e alla regolarità delle operazioni. La Commissione ha ritenuto che la documentazione acquisita non consentisse di verificare adeguatamente il rispetto delle procedure previste.

E qui arriva il passaggio che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore l'efficacia del sistema antidoping.

La Commissione afferma, in sostanza, che la questione della regolarità della procedura non può essere ignorata quando manca la documentazione necessaria a verificare il rispetto delle prescrizioni relative ai campioni.

Il risultato finale è il proscioglimento di Marco Azzaroni.

DUE CASI, DUE VIZI PROCEDURALI, UNA DOMANDA

Attenzione: non stiamo dicendo che le garanzie procedurali siano inutili.

Al contrario.

Le regole devono essere rispettate.
Un sistema antidoping serio deve garantire contraddittorio, tracciabilità, corretta custodia dei campioni, possibilità di partecipare alle controanalisi e rispetto rigoroso delle procedure.

Ma proprio per questo nasce una domanda.

Se una sostanza proibita viene rilevata e, in un caso, la positività viene persino confermata dalla seconda analisi, quanto è efficace un sistema nel quale l'esito disciplinare può essere neutralizzato perché la macchina amministrativa non ha rispettato una comunicazione o non è in grado di documentare correttamente la catena procedurale?

Nel caso Raven’s Way, il problema è la mancata comunicazione all’allenatore della data delle controanalisi.
Nel caso Alrajah One, il problema riguarda invece la documentazione necessaria a verificare la regolarità della gestione dei campioni.

Due vicende differenti, ma entrambe con una conseguenza: il procedimento non arriva alla sanzione.

E allora la domanda non è soltanto: “chi ha sbagliato?”

La domanda è anche: “quanto è robusto il sistema?”

Perché nell'antidoping non basta avere un laboratorio che trova una sostanza proibita.

Serve una filiera procedurale impeccabile dall'inizio alla fine.

Se quella filiera si rompe, il risultato sportivo può diventare irrilevante sul piano disciplinare.

E alla fine ci ritroviamo davanti a una situazione paradossale:

la sostanza c'era.
L'analisi l'aveva trovata.
In un caso anche la seconda analisi era positiva.
Ma la giustizia sportiva non arriva alla responsabilità disciplinare perché la procedura non regge.

E questo, per chiunque creda nell'effettiva tutela dell'integrità dello sport e soprattutto nella tutela della salute e del benessere degli animali impiegati nelle competizioni, è un problema che merita di essere discusso.

Non basta dichiarare guerra al doping.

Bisogna anche essere capaci di vincerla nelle aule della giustizia sportiva.

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