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Doping ippico: il Consiglio di Stato conferma la tolleranza zero sulla cocaina

La presenza di cocaina, anche senza l'indicazione di una soglia minima, è sufficiente per configurare il doping.Lo ha ribadito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 2784 del 2 aprile 2025, confermando una sanzione disciplinare inflitta a un allenatore dopo la positività di un cavallo da trotto.

La decisione rafforza un principio fondamentale: nelle competizioni ippiche alcune sostanze sono incompatibili con la regolarità della gara e con il benessere dell'animale, indipendentemente dalla quantità rilevata.

Il caso: cavallo positivo alla cocaina dopo una corsa

La vicenda trae origine da una corsa al trotto disputata nel 2016 all'ippodromo di Milano.

Al termine della competizione, il cavallo Urlo Jet risultò positivo ai metaboliti della cocaina, in particolare benzoilecgonina ed ecgonina metilestere, sostanze che attestano l'assunzione dello stupefacente.

L'allenatore venne sanzionato con sei mesi di sospensione e 3.000 euro di multa, provvedimento successivamente confermato dagli organi della giustizia sportiva ippica.

Il ricorso: mancava il dato quantitativo

La difesa contestava la validità della sanzione sostenendo che i referti analitici non indicassero la quantità della sostanza rinvenuta né l'eventuale superamento di una soglia minima.

Secondo questa impostazione, in assenza di un dato quantitativo non sarebbe stato possibile affermare l'esistenza di un reale effetto dopante.

La decisione del Consiglio di Stato

Con la sentenza n. 2784 del 2 aprile 2025, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso.

Il principio affermato è particolarmente importante per il diritto sportivo: la cocaina è una sostanza vietata in quanto tale e la semplice presenza dei suoi metaboliti è sufficiente a integrare la violazione disciplinare, senza che sia necessario dimostrare il superamento di una determinata soglia quantitativa.

In altre parole, per sostanze di questo tipo non rileva stabilire se abbiano migliorato o meno la prestazione agonistica: la loro presenza è incompatibile con le regole antidoping.

Una sentenza che rafforza la lotta al doping

La decisione rappresenta un precedente significativo perché conferma un approccio di tolleranza zero nei confronti dell'impiego di sostanze stupefacenti nelle competizioni ippiche.

L'obiettivo della normativa antidoping non è soltanto garantire la regolarità delle gare, ma anche tutelare il benessere dei cavalli, evitando che vengano impiegati in competizione sotto l'effetto di sostanze farmacologiche o stupefacenti.

Il vero problema: la trasparenza della giustizia sportiva

La sentenza è condivisibile. Meno rassicurante è lo stato della giustizia sportiva ippica.

Negli ultimi anni la trasparenza del sistema si è progressivamente ridotta.

Le decisioni disciplinari vengono pubblicate in modo discontinuo e, soprattutto, dal 2019 i provvedimenti sono stati sistematicamente anonimizzati, rendendo impossibile conoscere l'identità dei soggetti sanzionati e dei cavalli coinvolti.

Una scelta che rende molto più difficile comprendere se il sistema disciplinare sia realmente efficace, se vi siano recidive o se determinate situazioni si ripetano nel tempo.

La trasparenza non serve ad alimentare il "gogna mediatica". Serve a rafforzare la fiducia nelle istituzioni sportive e a consentire un controllo diffuso sull'applicazione delle regole.

Le criticità non finiscono qui

A questo si aggiungono altri problemi che hanno caratterizzato negli ultimi anni il sistema antidoping ippico.

Numerosi procedimenti disciplinari sono stati definiti in appello per questioni procedurali, come vizi di notifica o altri difetti formali, senza arrivare a una valutazione del merito.

Più recentemente si è aggiunta la paralisi operativa di Unirelab, il laboratorio italiano incaricato delle analisi antidoping ippiche, dopo il grave attacco informatico che ha compromesso l'attività della struttura.

Quando controlli, trasparenza e tempestività si indeboliscono contemporaneamente, il rischio è che venga meno l'efficacia dell'intero sistema di prevenzione.

La posizione di Horse Angels

Horse Angels considera la sentenza del Consiglio di Stato un importante richiamo al principio di legalità nello sport ippico.

Ma la lotta al doping non può esaurirsi con una buona giurisprudenza.

Occorrono controlli efficaci, laboratori pienamente operativi, procedimenti disciplinari tempestivi e soprattutto una maggiore trasparenza nella pubblicazione delle decisioni.

Solo così sarà possibile tutelare realmente i cavalli, garantire la correttezza delle competizioni e restituire credibilità all'intero settore ippico.

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