C'è una cosa curiosa della giustizia sportiva: a volte basta leggere un dispositivo, senza aggiungere nulla, per scoprire che dietro le medaglie esiste anche un regolamento. E che quel regolamento, almeno sulla carta, vale per tutti.
Il 3 agosto 2026 il Tribunale Federale della Federazione Italiana Sport Equestri ha sanzionato Susanna Bordone, tesserata FISE, con 120 giorni di sospensione e 10.000 euro di ammenda.
Bordone non è una figura marginale dell'equitazione italiana. La FEI la identifica come atleta italiana di completo e dressage; ha partecipato ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, dove ha chiuso al 18° posto individuale e al 7° posto con la squadra italiana.
È inoltre indicata nelle fonti sportive come appartenente all'Arma dei Carabinieri.
E proprio per questo il provvedimento merita attenzione.
Non tanto per il nome.
Per il principio.
Tra le norme richiamate dal Tribunale c'è infatti l'articolo 3.1 del Regolamento di Giustizia FISE, secondo il quale chi, nell'ambito federale, abbia conoscenza di atti sanzionabili commessi o tentati ha il dovere di segnalarli tempestivamente alla Procura Federale o alla Segreteria degli Organi di Giustizia.
Il Tribunale richiama inoltre gli obblighi di correttezza, lealtà e probità propri dell'ordinamento sportivo.
Ed è qui che bisogna fermarsi un momento.
Il dispositivo che abbiamo a disposizione non descrive il fatto materiale alla base del procedimento. Non dice quale specifico comportamento avrebbe dovuto essere segnalato, né consente di ricostruire, da solo, la natura della vicenda.
Quindi non abbiamo intenzione di riempire quel vuoto con supposizioni.
Non sappiamo, da questo atto, se si trattasse di una condotta relativa a un cavallo, a una persona, a un rapporto interno alla Federazione o ad altro.
Sappiamo però una cosa: per il Tribunale Federale quella condotta ha avuto conseguenze disciplinari molto pesanti.
120 giorni di sospensione. 10.000 euro di ammenda.
E sappiamo anche che la Federazione considera la conoscenza di un illecito sanzionabile non come una faccenda privata da archiviare nel cassetto dei “non sono fatti miei”, ma come una situazione rispetto alla quale può esistere un preciso dovere di segnalazione.
È un principio che, nel mondo equestre, meriterebbe forse molta più attenzione.
Perché il benessere degli animali non dipende soltanto da chi materialmente compie una condotta scorretta.
Dipende anche da chi la vede.
Da chi la conosce.
Da chi ha gli strumenti per segnalarla.
E soprattutto da chi decide che segnalare non è “fare la spia”, ma adempiere a una responsabilità prevista dalle regole.
Noi continueremo a cercare gli atti che permettano di capire quale sia stata, in concreto, la vicenda alla base di questo procedimento.
Perché una sanzione da 10.000 euro merita una domanda.
E un cavallo, quando c'è di mezzo il suo benessere, merita almeno una risposta.
