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Violenza sessuale e giustizia sportiva: da radiazione a sospensione quinquennale per un istruttore di equitazione

La tutela delle persone, e in particolare delle allieve e dei minori, è uno dei principi fondamentali dello sport.

Per questo motivo le federazioni sportive possono adottare provvedimenti disciplinari anche indipendentemente dall'esito definitivo del processo penale, sulla base delle regole proprie della giustizia sportiva.

È quanto emerge da una vicenda che ha coinvolto un istruttore di equitazione romano, inizialmente radiato dalla Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) e successivamente destinatario di una diversa sanzione disciplinare.

I fatti contestati

Secondo quanto ricostruito nel procedimento disciplinare, l'episodio risalirebbe al 2015.

La presunta vittima era un'allieva allora diciottenne.

L'episodio sarebbe avvenuto al termine di una trasferta fuori regione, organizzata per visionare un cavallo destinato alla giovane amazzone.

La denuncia venne presentata dalla madre della ragazza.

Il procedimento penale

La vicenda approdò davanti al Tribunale penale di Roma.

Il procedimento, sostenuto dal pubblico ministero Claudia Alberti, riguardava il reato di violenza sessuale previsto dall'articolo 609-bis del Codice penale.

In primo grado il Tribunale pronunciò una sentenza di condanna nei confronti dell'imputato, applicando la pena di un anno e dieci mesi di reclusione, con concessione dei benefici di legge.

Successivamente venne proposto appello.

Dalle informazioni pubblicamente disponibili non risulta noto l'esito definitivo del giudizio penale di secondo grado.

La decisione della FISE

Nel settembre 2019, facendo riferimento alla sentenza penale di primo grado, gli organi di giustizia sportiva della FISE disposero la radiazione dell'istruttore.

La radiazione rappresenta la sanzione disciplinare più grave prevista dall'ordinamento federale e comporta l'esclusione definitiva dall'attività sportiva federale.

L'appello sportivo

L'istruttore impugnò anche il provvedimento disciplinare.

Tra gli argomenti proposti vi era l'esistenza del giudizio d'appello ancora pendente in sede penale.

Nel riesaminare il caso, gli organi della giustizia sportiva ribadirono un principio consolidato: il procedimento disciplinare è autonomo rispetto al processo penale e può seguire tempi, regole probatorie e finalità differenti.

Pur confermando tale autonomia, la FISE ritenne di modificare la sanzione.

La radiazione venne infatti sostituita con una sospensione della durata di cinque anni.

Giustizia penale e giustizia sportiva

La vicenda offre l'occasione per chiarire una distinzione spesso poco conosciuta.

Il processo penale ha lo scopo di accertare la responsabilità per un reato secondo il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio.

La giustizia sportiva, invece, tutela il corretto funzionamento dell'ordinamento federale, la reputazione dello sport e la sicurezza di atleti e tesserati.

Per questo motivo una federazione può adottare provvedimenti disciplinari anche senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza penale, fermo restando il rispetto delle garanzie previste dai regolamenti federali.

La tutela delle allieve nello sport equestre

Il rapporto tra istruttore e allievo si fonda su un elevato grado di fiducia.

Quando tale rapporto coinvolge persone giovani o comunque in una posizione di particolare affidamento, l'obbligo di correttezza e rispetto assume un'importanza ancora maggiore.

Negli ultimi anni il mondo sportivo ha rafforzato gli strumenti di prevenzione attraverso codici di condotta, procedure di segnalazione e norme dedicate alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Una precisazione necessaria

Nel ricostruire vicende di questo tipo è importante distinguere tra ciò che risulta accertato nei diversi procedimenti.

È documentato che:

  • in primo grado il Tribunale penale di Roma ha pronunciato una condanna;

  • la FISE ha inizialmente disposto la radiazione dell'istruttore;

  • in sede di appello sportivo la radiazione è stata sostituita con una sospensione di cinque anni.

Non risultando pubblicamente noto l'esito definitivo del giudizio penale d'appello, non è possibile affermare quale sia stata la conclusione finale del procedimento penale.

Un tema che riguarda tutto lo sport

Per Horse Angels, la protezione del benessere nel mondo equestre comprende non soltanto la tutela dei cavalli, ma anche quella delle persone che praticano questo sport.

Un ambiente sicuro richiede istruttori preparati sotto il profilo tecnico, ma anche pienamente consapevoli della responsabilità educativa e professionale che deriva dal loro ruolo.

La fiducia è il fondamento di ogni percorso sportivo. Proprio per questo deve essere accompagnata da regole chiare, controlli efficaci e dalla capacità delle istituzioni sportive di intervenire tempestivamente quando emergono comportamenti incompatibili con i valori dello sport.

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