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Rapimento dei cavalli Unicka e Vampire Dany: le condanne nel processo per tentata estorsione

Il sequestro di Unicka e Vampire Dany, due tra i più promettenti cavalli del trotto italiano, rappresenta uno dei casi più noti della cronaca giudiziaria legata al mondo equestre. A distanza di anni dalla loro scomparsa, il Tribunale di Pisa ha emesso le prime condanne, mentre resta ancora irrisolto il mistero sulla sorte dei due animali.

Il rapimento

Nella notte tra il 6 e il 7 marzo 2017, i due cavalli furono sottratti dalla Scuderia Wave di Staffoli (Pisa), di proprietà dei coniugi Gianluca e Giovanna Lami.

Gli animali erano tra i più preziosi dell'ippica nazionale.

Unicka, considerata l'erede sportiva di Varenne, era già una campionessa del trotto italiano e internazionale.

Vampire Dany, figlio di Varenne, rappresentava una delle giovani promesse della disciplina.

Il loro valore economico era stimato in oltre 1,5 milioni di euro, ma il danno sportivo e affettivo per i proprietari era incalcolabile.

La richiesta di riscatto

Nei mesi successivi al furto si sviluppò una complessa trattativa.

Attraverso alcuni intermediari, ai proprietari vennero recapitate fotografie dei cavalli, ritratti accanto a una copia di un quotidiano ippico, con l'evidente intento di dimostrare che fossero ancora vivi.

Secondo quanto emerso nel processo, venne richiesto un riscatto che, inizialmente interpretato come pari a 50.000 euro, si rivelò in realtà molto più elevato, fino ad arrivare a circa 500.000 euro. La trattativa non si concluse e i cavalli non furono mai restituiti.

Le indagini

Le indagini dei Carabinieri portarono all'intercettazione del plico contenente le fotografie e permisero di ricostruire una rete di contatti tra Napoli e la Puglia.

Durante le perquisizioni gli investigatori rinvennero elementi ritenuti significativi, tra cui la copia del giornale utilizzato nelle fotografie inviate ai proprietari.

I cavalli, tuttavia, non sono mai stati ritrovati e la loro sorte rimane sconosciuta.

La sentenza di primo grado

Il Tribunale di Pisa, al termine del processo di primo grado, ha pronunciato due condanne.

Francesco Scardi, di Canosa di Puglia, è stato condannato a:

  • 5 anni di reclusione;

  • 6.000 euro di multa;

per i reati di tentata estorsione e ricettazione.

Pasquale Esposito, ex driver e più volte campione italiano del trotto, è stato invece condannato a:

  • 2 anni di reclusione;

  • 500 euro di multa;

per il reato di tentata estorsione.

Il risarcimento ai proprietari

Il Tribunale ha inoltre riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni in favore della Scuderia Wave e di Gianluca Lami, rinviandone la quantificazione definitiva al giudizio civile.

Nel frattempo sono state disposte provvisionali immediatamente esecutive:

  • 160.000 euro a carico di Francesco Scardi (150.000 euro alla società Wave e 10.000 euro a Gianluca Lami);

  • 10.000 euro a carico di Pasquale Esposito (5.000 euro alla società Wave e 5.000 euro a Gianluca Lami).

Le motivazioni della sentenza

Nelle motivazioni depositate successivamente, il Tribunale ha ritenuto dimostrato che Francesco Scardi avesse avuto, almeno per un periodo, la disponibilità materiale dei due cavalli.

Tra gli elementi valorizzati dal giudice figurano:

  • le fotografie dei cavalli inviate ai proprietari;

  • il quotidiano ippico utilizzato come prova della data dello scatto, ritrovato durante le perquisizioni;

  • le intercettazioni telefoniche e gli incontri documentati nel corso delle indagini.

Secondo il Tribunale, tali elementi dimostravano la consapevolezza della provenienza delittuosa degli animali e il coinvolgimento nella tentata estorsione.

Il mistero resta aperto

Nonostante le condanne, il procedimento non ha chiarito quale sia stata la sorte di Unicka e Vampire Dany.

I due cavalli non sono mai stati ritrovati e, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, è ormai improbabile che siano ancora in vita. Tuttavia, la loro destinazione finale non è mai stata accertata in sede giudiziaria.

Nel 2025 il procedimento è approdato anche davanti alla Corte d'Appello, dove il giudizio è ancora in corso.

Un precedente per il settore ippico

Il caso Unicka rappresenta uno dei più importanti procedimenti giudiziari italiani riguardanti il furto e il sequestro di cavalli da competizione.

La vicenda evidenzia come gli equidi di elevato valore sportivo possano diventare oggetto di vere e proprie attività criminali finalizzate all'estorsione e conferma l'importanza delle indagini tecniche, delle intercettazioni e della cooperazione tra autorità giudiziaria e forze di polizia per contrastare questo fenomeno.

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