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Si conclude con 13 condanne e 2 assoluzioni totali il processo d’appello per l’operazione Cesare per imputati che spacciavano droga e organizzavano corse clandestine di cavalli, che fu al centro di un blitz dei carabinieri coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia scattato a novembre del 2020. La sentenza è stata emessa nel tardo pomeriggio di ieri dal collegio presieduto dal giudice Alfredo Sicuro.

Le pene sono leggermente più lievi rispetto a quelle del primo grado, ma ha resistito l'impianto accusatorio, senza però l'accusa di associazione di associazione di stampo mafioso.

La sentenza

Due anni e 4 mesi per Carlo Altavilla; un anno e 7 mesi per Natale Rigano, Salvatore Vecchio e Maurizio Fracasso; 8 mesi a Paolo Gatto; 2 anni e 11 mesi per Giuseppe Irrera; 2 anni per Alessio e Giuseppe Palermo; un anno 2 mesi per Francesco Spadaro, un anno e 3 mesi per Francesco Vento. Condanne confermata per Santo Giannino, Vincenzo Misa e Luigi Vinci. Scarcerato Francesco Spadaro.

I prodromi

All'ultima udienza del processo (3 ottobre 2022), dopo la discussione di tutte le parti, compresa la nostra, la Corte si era ritirata per decidere.

Alcune difese avevano sollevato una questione sull'inutilizzabilità delle intercettazioni (che erano state autorizzate per i reati sullo spaccio della droga, non per le corse dei cavalli). Il rischio è che tutte le indagini venissero vanificate con conseguente assoluzione di tutti i soggetti coinvolti nelle corse clandestine.

Il giudice aveva fissato una ulteriore udienza prima di decidere al 7 di novembre successivo.

Il primo grado

Il Gup di Messina ha condannato 15 persone nel processo nato dall’operazione “Cesare” sui nuovi equilibri della mafia a Giostra e la gestione dello spaccio di droga e delle corse clandestine di cavalli.

Risarcita con 5 mila euro l’associazione Horse Angels ODV difesa dall'Avv. Giuseppe Marino del Foro di Reggio Calabria.

LE RICHIESTE DELL’ACCUSA

I pubblici ministeri Liliana Todaro e Antonella Fradà ad ottobre avevano chiesto al gup Fiorentino condanne che oscillavano dai 2 ai 10 anni di reclusione. In particolare, erano stati chiesti per Carlo Altavilla 6 anni, Paolo Arrigo 2 anni e 4 mesi, Ivan Catanzaro 2 anni, Maurizio Fracasso 8 anni, Paolo Gatto 2 anni e 4 mila euro, Santo Giannino 2 anni e 2.500 euro, Giuseppe Irrera 10 anni, Giuseppe Longo 4 anni, Gaetano Munnia 8 anni, Maria Grazia Munnia 8 anni, Alessio Palermo 3 anni e 6 mesi, Carlo Palermo 3 anni e 6 mesi, Roberto Palermo 3 anni e 6 mesi, Natale Rigano 8 anni, Salvatore Vecchio 8 anni, Francesco Vento 8 anni, Luigi Vinci 2 anni e 2.100 euro.

L’OPERAZIONE ANTIMAFIA

L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina ha puntato i riflettori su un gruppo facente capo al clan Galli, individuando una rete di distribuzione di sostanze stupefacenti attiva in vari quartieri cittadini. Figura chiave, come contestano i magistrati, Giuseppe Irrera commerciante di frutta e verdura, genero di Luigi Galli, capo storico del clan da anni recluso. Il gruppo, secondo l’accusa, gestiva il business delle scommesse illecite sulle corse clandestine di cavalli che si svolgevano di notte sulle strade cittadine. Le competizioni clandestine di cavalli sarebbero state organizzate anche nel Catanese grazie ai contatti con esponenti della criminalità organizzata catanese e messinese vicina al clan Santapaola.

IL COMMENTO DI HORSE ANGELS

Data la natura della propria mission, Horse Angels Odv, nata nel 2009 con lo scopo di promuovere la tutela degli equidi in Italia, ha ritenuto doveroso intervenire per aggiungere peso al corpo accusatorio e ha quindi chiesto – e ora ottenuto – di essere considerata parte lesa nel procedimento.

«Grazie all’operato dell'Avv. Giuseppe Marino del Foro di Reggio Calabria, Horse Angels ha potuto rappresentare i diritti degli animali impiegati e sfruttati per gli illeciti legati alle corse clandestine. Una orribile piaga che trova nel cavallo solo una triste vittima. A fronte di accuse per reati tanto gravi e davanti a un tessuto malavitoso così complesso, il valore della legalità si esprime anche attraverso il rispetto per le leggi che riguardano gli animali. In quanto leggi dello Stato le prime, in quanto vittime i secondi». Questa la dichiarazione del presidente Roberta Ravello per la sentenza di primo grado.

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