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Non si vede infatti per quale motivo il proprietario ippico sia l'unico esonerato da campagne di sensibilizzazione di responsabilità sul destino ultimo, ne va della sanità pubblica e del contrasto alle frodi alimentari e alle corse clandestine su strada.

Questa consapevolezza è l'unico modo per prevenire e ridurre il numero di cavalli indesiderati. E richiede:

  • la comprensione del tempo e denaro che servono per prendersi cura responsabilmente di un equino,
  • la comprensione che tenere un cavallo in benessere non è un gioco d'azzardo, ma richiede la capacità di affidare l'equino al giusto team di operatori ippici,
  • la comprensione che la vita media di un cavallo oggi si aggira intorno ai 25 anni e che ricade sul proprietario la responsabilità di fine vita dell'animale, anche attraverso politiche strutturate, e dunque finanziate, sul ricollocamento a fine carriera.

Significa anche che l'ippica non può rinunciare a discutere del problema che la vita del cavallo è naturalmente molto più lunga del suo impiego e che un trattamento equo dell'animale significa provvedere economicamente al suo ricollocamento, se il proprietario non lo vuole tenere a vita.

Va scoraggiato il possesso incauto del cavallo, ovvero determinati proprietari e allevatori - privi di etica e di risorse sufficienti per il possesso responsabile- farebbero un regalo all'ippica a starsene fuori. Se non sono propensi ad autoesonerarsi, andrebbero costruite dinamiche di sbarramento per dare più spazio ai proprietari responsabili, che siano almeno la maggioranza sul totale.

Quantità e qualità non vanno sempre a braccetto e introdurre un codice etico per "proprietario ippico responsabile" porterebbe solo benefici alla filiera.

Solo se la maggioranza dei proprietari ippici sposa la causa della responsabilità sarà possibile ridurre il numero di cavalli indesiderati perché sia loro evitato il maltrattamento frutto dell'abbandono, delle corse clandestine su strada, o della macellazione abusiva di cavalli non allevati per le carni come modo di liberarsi di una spesa di mantenimento divenuta incomoda.

Impegno richiesto ai proprietari

In coerenza con i punti precedenti, nel codice etico dell'ippica, dovrebbero essere inseriti questi punti:

  • tutte le attività che coinvolgono il cavallo devono seguire i principi etici e morali di tutela e di rispetto del benessere del cavallo stesso;
  • nella scelta del team per l'addestramento e allenamento del cavallo, si devono ricercare operatori in grado di agire nel rispetto delle caratteristiche etologiche del cavallo, evitando l'utilizzo di mezzi e strumenti coercitivi e l'uso della forza;
  • il proprietario deve provvedere alle cure ed alle terapie quando necessarie e quando indicate, sospendendo l'attività del cavallo per tutto il tempo indispensabile al fine di garantirne il suo completo recupero;
  • evitare in ogni modo il ricorso al doping e segnalare eventuali casi di maltrattamento e/o doping alle autorità sanitarie;
  • contribuire con il proprio esempio e testimonianza alla promozione culturale del rispetto e della tutela del cavallo nonché delle buone prassi ippiche;
  • provvedere a garantire ai cavalli la non macellazione e condizioni di vita adeguate, nel rispetto del loro benessere anche dopo la fine dell'attività agonistica.

Commentazione.

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