Nelle gare ippiche tutte, e in quelle del mondo sella a livello agonistico elevato, l'uso di farmaci è vietato il giorno della gara. Ma alcune droghe sono tradizionalmente consentite come cure - se prescritte da un veterinario e rispettando i tempi di sospensione. Per altre droghe esistono poi soglie di tolleranza. Determinare se il loro uso si sovrappone al doping, dipende dal dosaggio, dai tempi e dall'intento della somministrazione.

Il dibattito etico sull'opportunità o su come trattare farmacologicamente un cavallo è dunque in continua evoluzione, come lo è la ricerca di molecole dopanti. Quello che viene somministrato all'animale è alle volte frutto della discussione tra l'allenatore e il veterinario, nell'analisi rischi e benefici dell'assunzione di un farmaco, altre volte è una decisione autonoma dell'allenatore umano.

Quello che la legge dovrebbe punire è l'abuso di sostanze, la frode e il maltrattamento, ma quello che la cultura dovrebbe promuovere è la prevenzione, tenendo conto che nulla si può dare per scontato e che l'obiettivo è sempre sfuggente.

Se il sistema normativo si evolve infatti, anche i metodi utilizzati per aggirarlo lo fanno. La lotta contro il doping è una battaglia costante per rimanere al passo con le nuove droghe sintetiche e come rilevarle.

Ad esempio, negli ultimi anni le scoperte nelle terapie geniche hanno offerto ai veterinari nuovi modi di curare le malattie attivando le cellule per creare proteine che promuovono la guarigione o la crescita ossea. Sebbene abbiano valore terapeutico, aprono anche la possibilità di doping genetico tra gli atleti equini. La discussione non è mai conclusa, perché il mondo del cavallo è in perenne evoluzione, quindi parlare di doping non è mai di troppo e anzi se ne parla istituzionalmente troppo poco.

Dopare i cavalli ha un costo elevato, oltre ad essere illegale e irrispettoso per i cavalli, inserendo un criterio discriminante economico su chi è in grado di trattare i cavalli in un certo modo (e quindi vincere) e chi no. Paradossalmente, la lotta al doping assume in questa accezione anche un valore sociale di lotta alla discriminazione di classe per dare eque opportunità agli atleti umani, a prescindere dal loro conto corrente.

Rilevare il doping ha inoltre costi non indifferenti con la ricerca delle nuove molecole e del modo per tracciarle, le rilevazioni sul campo, i costi di analisi, di istruttoria e di giudizio sportivo e penale.

Sono molti gli aspetti critici nel combattere il doping, per questo prevenirlo è importante. Porre maggiore enfasi sulla formazione per il rinnovo delle licenze di corsa sarebbe sicuramente utile. Senza il rispetto del cavallo l'ippica non esiste o esiste una versione di essa poco premiante dal punto di vista dell'opinione pubblica.

Pertanto, riporre più attenzione sul cavallo, per vigilare la sua integrità e corretto allenamento non è un investimento a perdere, ma qualcosa su cui puntare perché l'ippica sia realmente “vincente”.

A questo scopo abbiamo organizzato un talkshow sul doping a Roma, a Ippodromo Le Capannelle, il 13 giugno venturo a partire dalle ore 9:30. L'auspicio è che, insieme agli interventi repressivi delle forze dell’ordine e della magistratura per i casi di doping accertati, si possa sviluppare una politica preventiva, sulla base di una riflessione qualificata da parte di tutti i soggetti interessati, a partire dalle sigle ippiche stesse, per promuovere azioni e interventi volti a tutelare l'integrità dei cavalli e quindi dell'ippica stessa.