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Il 21 gennaio si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale degli abbracci.

A Clio, una cittadina del Michigan, il 21 gennaio 1986 accadde una cosa un po’ strana: il reverendo Kevin Zaborny invitò i propri parrocchiani a superare la tristezza causata dalla conclusione delle festività natalizie e del capodanno offrendo lunghi e calorosi abbracci a coloro che incontravano.

Gli abitanti della cittadina accettarono di buon grado la richiesta e in poco tempo la cosa suscitò una tale attenzione mediatica e una tale risonanza che il 21 gennaio divenne ufficialmente il giorno degli abbracci in tutti gli Stati Uniti e, in breve tempo, nel mondo intero.

I benefici dell’abbraccioDa quel lontano 1986 negli Stati Uniti, questa giornata che cade ogni anno il 21 gennaio, è un'occasione per ritrovare il contatto emotivo e il piacere di un abbraccio, gesto che sempre più sta diventando inusuale, soprattutto nel mondo di oggi dominato dalla frenesia e dall'assenza di manifestazioni d'affetto. Ma quali benefici racchiude questo contatto semplice quanto importante? Secondo gli esperti riduce lo stress e il disagio legato a eventuali procedure dolorose, protegge il cuore, rende felici e scaccia anche paure e ansie.

Dunque, quando un amico o un familiare ha a che fare con qualcosa di doloroso o di spiacevole nella sua vita, abbraccialo. È questo il primo messaggio che arriva dal sito Healthline, che cita i risultati di uno studio dell'Università della California a Los Angeles pubblicato nel 2012 sulla rivista Psychosomatic Medicine, secondo il quale dare supporto a un'altra persona attraverso il tocco o un abbraccio può ridurre lo stress o il disagio legato ad esempio a procedure mediche.

E a ricavarne benefici sono sia colui che viene confortato che colui il quale gli offre conforto.

Non sappiamo se il reverendo avesse compiuti studi specifici sull’argomento, certo è che l’abbraccio è un gesto capace di trasmettere calore, amore e determinare il ripristino del buon umore non solo perché emotivamente ci fa sentire più vicini all’altro, esso è infatti un gesto capace di produrre effetti specifici anche a livello fisiologico.

Gli abbracci che hanno una durata almeno pari a 20 secondi sono infatti in grado di:

  • Stimolare la circolazione sanguigna e aiutare il nostro corpo a eliminare le tensioni muscolari;
  • Stimolare nell’ipotalamo la produzione di ossitocina che è considerato l’ormone dell’amore, che favorisce la diminuzione della pressione arteriosa, dà una sensazione di benessere interiore e permette di sentirci al sicuro e calmare le nostre ansie e paure;
  • Liberare serotonina conosciuta anche come l’ormone del buonumore che genera una sensazione di felicità e sicurezza in sé stessi e aiuta a prevenire il rischio di depressione;
  • Favorire la produzione di globuli bianchi che rafforzano il sistema immunitario
  • Favorire l’aumento della produzione di emoglobina e aumentando di conseguenza il livello di ossigenazione del sangue e una maggiore longevità delle nostre cellule;
  • Riducono il livello di cortisolo ovvero dell’ormone dello stress responsabile degli stati di tensione e di ansia

Sarà un caso che sia nato proprio il 21 gennaio?

Maurice Zundel nato il 1897 a Neuchatel. Poeta, filosofo e teologo, ha scritto: “Possediamo noi stessi solo donandoci, ci salviamo solo se acconsentiamo a perderci. Donare è la misura dell'essere”.
Un toccasana per cuore, pressione e doloreAbbracciarsi, poi, fa bene al cuore. Tenersi per mano e darsi un abbraccio riduce la pressione sanguigna e il battito cardiaco, secondo uno studio pubblicato nel 2010 sulla rivista Behavioral Medicine. E se gli abbracci possono renderci più felici, a causa del rilascio di una sostanza chimica denominata ossitocina associata alla felicità e alla riduzione dell'ormone dello stress noradrenalina, aiutano anche a scacciare le paure. Secondo uno studio pubblicato su Psychological Science nel 2013 il tocco e quindi un abbraccio può ridurre l'ansia nelle persone con bassa autostima. Inoltre, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Holistic Nursing Practice e svolta su persone con fobromialgia, l'abbraccio può anche ridurre il dolore.

Fateci caso: vi abbracciate a destra o a sinistra?
In generale preferiamo abbracciare da destra, ma se lo facciamo da sinistra la situazione è per noi più coinvolgente dal punto di vista emotivo, sia in termini negativi che positivi. Emerge da una ricerca della Ruhr-Universität Bochum, pubblicata su Psychological Research, che ha analizzato circa 2500 abbracci. In un aeroporto tedesco ne sono stati valutati circa 1000 sia nell'area delle partenze che in quella degli arrivi, dove si stima che si possano provare emozioni diverse, come tristezza perché una persona cara si allontana, o felicità perché ritorna. Per studiare gli abbracci neutrali, invece, su YouTube sono state analizzate clip di attori che abbracciavano estranei, più di 500. Con un test si è chiesto inoltre a 120 persone di abbracciare un manichino.

L'analisi ha mostrato che gli abbracci da sinistra si verificano più frequentemente in situazioni positive e negative.

"Ciò è dovuto all'influenza dell'emisfero destro del cervello, che controlla il lato sinistro del corpo ed elabora sia le emozioni positive che negative", spiega Julian Packheiser, l'autore principale dello studio. L'abbraccio tra due uomini è un'eccezione, con una forte tendenza a utilizzare il lato sinistro, anche in situazioni neutrali. "La nostra interpretazione è che molti uomini considerano gli abbracci tra loro come qualcosa di negativo, quindi tendono a percepirli come negativi anche in una situazione neutrale" conclude Sebastian Ocklenburg, altro autore dello studio.fonti: Medì - La Nazione

Il libro del giorno

LA MACCHINA DEGLI ABBRACCI

A diciotto anni Temple Grandin si costruì una macchina per gli abbracci. Aveva visto che le mucche diventavano mansuete dentro la gabbia di contenimento usata dal veterinario per visitarle, e aveva intuito che uno strumento simile avrebbe potuto calmare anche lei. Così, con due assi di compensato che si stringevano dolcemente ai lati di una panca, realizzò lo strano congegno. Che funzionò a meraviglia. E Temple, giovane autistica con molti problemi di relazione, capì di avere una speciale affinità con gli animali. E capì che per essere felice avrebbe dovuto studiarli e stare con loro il più possibile. Quel che non sapeva è che varie altre scoperte avrebbero fatto di lei uno dei più famosi esperti del comportamento animale. Ma che cosa hanno in comune gli individui autistici e gli animali? Rispondono agli stimoli esterni in modo diverso dalla norma, e tuttavia secondo regole precise, con un linguaggio interiore coerente e un'attenzione concentrata su particolari visivi, uditivi e tattili che a noi sfuggono. Per Temple, incapace di capire i rituali della socialità, un abbraccio non è, ad esempio, che un sovraccarico sensoriale di impulsi contraddittori. Ecco perché deve rifugiarsi dentro una macchina, se vuole provare senza complicazioni quel piacere.

Agli animali capita lo stesso con una grande varietà di stimoli, che interpretano secondo i loro codici specifici.

Per scoprire questa correlazione occorre una mente fuori dal comune, in grado di vedere la realtà dal punto di vista dell'animale.

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