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Cavalli legati a corda corta nel box: addestramento o maltrattamento?
Scritto da Redazione Horse Angels
Tempo di lettura: 5 minuti
Tra le pratiche più controverse segnalate nel mondo equestre vi è quella di lasciare i cavalli legati nel box con la testa immobilizzata mediante una corda molto corta, talvolta per molte ore consecutive e, nei casi più estremi, con limitato accesso a cibo e acqua.
Si tratta di una pratica raramente documentata pubblicamente, ma che continua a essere oggetto di segnalazioni da parte di proprietari, operatori del settore e persone che frequentano scuderie e centri di addestramento.
Il dibattito è acceso: c'è chi la considera una tecnica di gestione o di addestramento e chi la ritiene una forma di maltrattamento incompatibile con il benessere del cavallo.
In cosa consiste il legare un cavallo a corda corta?
La pratica consiste nel limitare fortemente i movimenti della testa e del collo del cavallo attraverso una legatura fissata a una parete, a una mangiatoia o a un punto stabile del box.
In alcuni casi il cavallo può:
abbassare la testa solo parzialmente;
non riuscire a raggiungere una posizione naturale di riposo;
avere movimenti molto limitati;
rimanere vincolato per molte ore consecutive.
Le modalità possono variare, ma il principio rimane quello di impedire al cavallo una normale libertà di movimento.
Perché è un problema per il cavallo?
Il cavallo è un animale progettato per muoversi
In natura i cavalli trascorrono gran parte della giornata camminando, pascolando e interagendo con altri individui.
Limitare drasticamente i movimenti per periodi prolungati può avere conseguenze importanti sul benessere fisico e psicologico.
La posizione della testa è fondamentale
Il cavallo utilizza continuamente il collo e la testa per:
mantenere l'equilibrio;
rilassare la muscolatura;
alimentarsi;
bere;
osservare l'ambiente;
comunicare.
Impedire questi movimenti può generare disagio, tensione e frustrazione.
I rischi fisici
Quando un cavallo tenta di liberarsi da una costrizione può esercitare forze considerevoli contro la legatura.
Le possibili conseguenze includono:
lesioni alla bocca;
danni alla lingua;
traumi alle gengive;
lesioni cervicali;
stiramenti muscolari;
danni ai legamenti;
cadute;
fratture.
Nei casi più gravi il cavallo può perdere l'equilibrio durante i tentativi di liberazione e procurarsi traumi seri.
I rischi psicologici
La sofferenza non è soltanto fisica.
Un animale che non riesce a sottrarsi a una situazione avversiva può sviluppare:
stress cronico;
ansia;
comportamenti stereotipati;
depressione comportamentale;
apatia;
impotenza appresa.
L'impotenza appresa è una condizione nella quale l'animale smette di reagire non perché sia tranquillo, ma perché ha imparato che qualsiasi tentativo di sottrarsi alla situazione è inutile.
Questo stato viene talvolta scambiato per obbedienza o docilità.
Cosa dice la normativa italiana?
Il Decreto Legislativo 36/2021 dedica un intero articolo al benessere degli animali impiegati nelle attività sportive.
L'articolo 19 stabilisce che:
devono essere rispettate le esigenze etologiche dell'animale;
sono vietati metodi di addestramento che possano danneggiarne la salute o il benessere psicofisico;
sono vietati metodi di coercizione o costrizione che provochino sofferenza;
le strutture di custodia devono garantire adeguato spazio di movimento e riposo.
Questi principi costituiscono un importante riferimento per valutare pratiche che limitano pesantemente la libertà di movimento del cavallo.
Perché emergono così poche denunce?
Uno degli aspetti più problematici riguarda la difficoltà di raccogliere prove e testimonianze.
Molte persone che assistono a situazioni ritenute abusive:
temono ritorsioni;
lavorano nello stesso ambiente;
non vogliono esporsi pubblicamente;
hanno paura di conseguenze economiche o professionali.
Questo porta spesso a discussioni sui social network senza che vengano formalizzate segnalazioni alle autorità competenti.
Social network e denunce: non sono la stessa cosa
Pubblicare foto o racconti sui social può contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica, ma non sostituisce una denuncia.
Quando si ritiene di assistere a un possibile caso di maltrattamento è importante:
raccogliere documentazione;
annotare date e circostanze;
coinvolgere eventuali testimoni;
rivolgersi alle autorità competenti;
presentare segnalazioni formali.
Solo attraverso accertamenti ufficiali è possibile verificare i fatti e, se necessario, arrivare a sanzioni disciplinari o giudiziarie.
Quali sono le alternative?
L'addestramento moderno dispone di strumenti e metodologie che non richiedono immobilizzazioni prolungate.
Tra questi:
gestione basata sui principi etologici;
rinforzo positivo;
programmi di lavoro graduali;
arricchimento ambientale;
maggiore tempo di movimento e socializzazione.
Numerosi professionisti dimostrano ogni giorno che è possibile ottenere cavalli collaborativi senza ricorrere a pratiche coercitive.
Conclusioni
Legare un cavallo a corda corta nel box per lunghi periodi solleva seri interrogativi sul piano del benessere animale. Limitare la possibilità di muoversi, alimentarsi, riposare e assumere posture naturali può comportare conseguenze fisiche e psicologiche rilevanti.
In un settore che si definisce sempre più attento al benessere equino, ogni metodo di gestione o addestramento dovrebbe essere valutato non soltanto in base ai risultati ottenuti, ma anche all'impatto che produce sulla salute e sulla dignità dell'animale.
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