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Cavalli tenuti alla posta fissa: una pratica incompatibile con il benessere equino

Per secoli molti cavalli sono stati allevati e gestiti alla posta fissa, legati con una corda o una catena che ne limitava fortemente i movimenti. Questa pratica era comune nelle stalle tradizionali e viene ancora utilizzata in alcune realtà rurali o in contesti dove mancano strutture adeguate.

Oggi, però, le conoscenze scientifiche sul comportamento del cavallo e l'evoluzione delle normative sul benessere animale hanno profondamente modificato il modo di valutare questa forma di detenzione.

Un cavallo tenuto permanentemente alla posta non può esprimere molti dei comportamenti naturali fondamentali per il suo equilibrio fisico e psicologico.

Cos'è la posta fissa?

La posta fissa consiste nel mantenere il cavallo legato in modo continuativo a un punto fisso mediante una lunghina, una catena o altro sistema di contenimento.

L'animale può generalmente:

  • alzarsi e sdraiarsi con difficoltà variabile;
  • mangiare e bere entro uno spazio limitato;
  • compiere pochi passi avanti o indietro.

Non può invece:

  • muoversi liberamente;
  • correre;
  • scegliere dove sostare;
  • interagire normalmente con altri cavalli;
  • allontanarsi da situazioni di disagio.

Un problema che riguarda anche i cavalli all'aperto

La posta fissa non riguarda soltanto le vecchie stalle.

Ancora oggi si osservano cavalli mantenuti per giorni, settimane o mesi:

  • legati a un albero;
  • legati a una tettoia;
  • legati a un palo;
  • legati in terreni privi di recinzione;
  • legati in aree agricole utilizzate come pascolo temporaneo.

In questi casi il problema rimane identico: il cavallo non dispone della libertà di movimento necessaria per soddisfare le proprie esigenze etologiche.

Perché la libertà di movimento è importante?

Il cavallo è una specie evolutasi per muoversi costantemente.

In condizioni naturali percorre molti chilometri ogni giorno alla ricerca di cibo, acqua e interazioni sociali.

Il movimento continuo è fondamentale per:

  • la salute degli arti;
  • la circolazione sanguigna;
  • la funzionalità intestinale;
  • il benessere mentale;
  • l'equilibrio muscolare;
  • la prevenzione di numerose patologie.

Limitare drasticamente il movimento significa privare il cavallo di una delle sue esigenze biologiche fondamentali.

Le conseguenze fisiche

La permanenza prolungata alla posta può favorire:

  • rigidità muscolare;
  • problemi articolari;
  • edema degli arti;
  • ridotta efficienza cardiovascolare;
  • disturbi digestivi;
  • aumento del rischio di coliche;
  • perdita di tono muscolare.

Nei soggetti anziani o già affetti da patologie ortopediche le conseguenze possono essere ancora più rilevanti.

Le conseguenze psicologiche

L'impatto sul benessere mentale è spesso sottovalutato.

I cavalli mantenuti alla posta per lunghi periodi possono sviluppare:

  • stress cronico;
  • frustrazione;
  • ansia;
  • depressione comportamentale;
  • stereotipie.

Tra le stereotipie più comuni si osservano:

  • tic d'appoggio;
  • ballo dell'orso;
  • movimenti ripetitivi della testa;
  • masticazione compulsiva;
  • aggressività o apatia.

Questi comportamenti rappresentano spesso il segnale di una situazione di disagio persistente.

La socialità negata

Il cavallo è un animale sociale.

La vita in gruppo costituisce una componente essenziale del suo benessere.

Un animale mantenuto costantemente alla posta:

  • non può stabilire relazioni normali con altri cavalli;
  • non può scegliere il contatto sociale;
  • non può allontanarsi da eventuali conflitti;
  • non può esprimere liberamente il proprio comportamento naturale.

La privazione sociale è oggi riconosciuta come uno dei principali fattori di stress nella gestione degli equini.

Cosa dice la normativa?

Il Decreto Legislativo 36/2021 sul benessere degli animali impiegati nelle attività sportive stabilisce che:

  • devono essere rispettate le esigenze etologiche dell'animale;
  • sono vietati metodi di costrizione che possano provocare sofferenza;
  • le strutture di custodia devono garantire uno spazio adeguato di movimento e riposo.

Anche le più recenti linee guida europee sul benessere equino sottolineano l'importanza della libertà di movimento e della possibilità di esprimere comportamenti naturali.

La detenzione permanente alla posta è considerata incompatibile con questi principi.

Quando il legare un cavallo può essere accettabile?

Legare temporaneamente un cavallo può essere necessario in alcune circostanze:

  • durante le operazioni di governo;
  • per la pulizia;
  • durante il trasporto;
  • per cure veterinarie;
  • durante brevi soste controllate.

La differenza fondamentale è la temporaneità della misura.

Ciò che viene contestato non è il legare occasionalmente un cavallo per motivi pratici, ma la sua detenzione continuativa in condizioni di immobilizzazione.

Quali alternative esistono?

Oggi esistono molte soluzioni che permettono di garantire sicurezza e benessere:

  • box con paddock;
  • paddock individuali;
  • paddock paradise;
  • recinti elettrificati sicuri;
  • pascoli condivisi;
  • sistemi di stabulazione libera.

Anche strutture semplici possono garantire al cavallo una qualità di vita nettamente superiore rispetto alla posta fissa permanente.

Conclusioni

Tenere un cavallo permanentemente alla posta significa limitare drasticamente la sua capacità di muoversi, socializzare ed esprimere comportamenti naturali. Le conseguenze possono interessare sia la salute fisica sia quella psicologica dell'animale.

Le moderne conoscenze sul benessere equino indicano chiaramente che il cavallo ha bisogno di movimento, relazioni sociali e possibilità di scelta. Per questo motivo la detenzione continuativa alla posta è sempre più considerata una pratica superata, incompatibile con una gestione rispettosa delle esigenze dell'animale.

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