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Veterinario durante una visita ortopedica a un cavallo con problemi agli arti
La nevrectomia viene utilizzata per interrompere la percezione del dolore in determinate patologie croniche degli arti del cavallo.

Nevrectomia del cavallo: cos'è, perché è controversa e dove è vietata

La nevrectomia, o neurectomia, è un intervento chirurgico che consiste nella resezione di uno o più nervi sensitivi allo scopo di interrompere la trasmissione del dolore proveniente da una determinata area del corpo.

Nel cavallo questa procedura è stata utilizzata soprattutto nei casi di dolore cronico agli arti, in particolare nelle sindromi navicolari e in alcune patologie degenerative del piede.

Sebbene possa ridurre o eliminare temporaneamente il dolore percepito dall'animale, la nevrectomia è da tempo al centro di un intenso dibattito veterinario, sportivo ed etico.

Cos'è la nevrectomia?

La procedura consiste nel recidere o rimuovere una porzione di nervo sensitivo.

L'obiettivo non è curare la malattia responsabile del dolore, ma interrompere il segnale nervoso che permette al cavallo di percepirlo.

Dopo l'intervento l'animale continua ad avere la patologia originaria, ma non avverte più, o avverte molto meno, il dolore proveniente dall'area interessata.

In quali casi veniva utilizzata?

Storicamente la nevrectomia è stata impiegata soprattutto per:

  • sindrome navicolare cronica;
  • patologie degenerative del piede;
  • zoppie croniche resistenti ai trattamenti;
  • dolore persistente non controllabile con altre terapie.

L'intervento veniva considerato una possibile soluzione quando le altre opzioni terapeutiche non avevano prodotto risultati soddisfacenti.

Perché è una procedura controversa?

La principale criticità è che la nevrectomia elimina il sintomo, ma non la causa.

Il dolore svolge infatti una funzione biologica fondamentale: avvisare l'organismo che qualcosa non va.

Quando questa percezione viene eliminata, il cavallo può continuare a utilizzare un arto compromesso senza rendersi conto del danno che sta subendo.

I rischi per il cavallo

Perdita della sensibilità protettiva

Dopo la nevrectomia il cavallo può non percepire:

  • lesioni del piede;
  • ferite;
  • infiammazioni;
  • peggioramenti della patologia originaria;
  • traumi improvvisi.

Questo aumenta il rischio di aggravare condizioni già esistenti.

Peggioramento della malattia

L'assenza di dolore può indurre il cavallo a caricare maggiormente l'arto malato.

Di conseguenza alcune patologie possono continuare a progredire senza che vi siano segnali evidenti.

Neuromi e complicazioni chirurgiche

Come ogni intervento chirurgico, anche la nevrectomia comporta possibili complicazioni:

  • infezioni;
  • aderenze;
  • ricrescita del nervo;
  • formazione di neuromi dolorosi;
  • ritorno della sintomatologia.

In alcuni casi il dolore può ricomparire dopo mesi o anni.

Le questioni etiche

La nevrectomia solleva interrogativi che vanno oltre l'aspetto clinico.

Molti veterinari e associazioni per il benessere animale ritengono problematico privare un cavallo della capacità di percepire il dolore senza risolvere la patologia che lo genera.

Il rischio è che l'animale venga mantenuto in attività nonostante una condizione che, in assenza della procedura, richiederebbe riposo, cure o un cambiamento di destinazione d'uso.

Nevrectomia e sport equestri

La procedura è particolarmente controversa quando riguarda cavalli destinati alle competizioni.

Un cavallo che non percepisce il dolore può continuare a lavorare o gareggiare pur avendo una patologia significativa.

Questo rappresenta un rischio:

  • per il cavallo;
  • per la persona che lo monta o lo guida;
  • per l'integrità delle competizioni sportive.

Per questo motivo molte organizzazioni sportive vietano la partecipazione di cavalli sottoposti a nevrectomia.

Cosa prevedono le normative?

La regolamentazione varia da paese a paese e da disciplina a disciplina.

La Federazione Equestre Internazionale (FEI) non consente la partecipazione alle competizioni ufficiali di cavalli sottoposti a determinate forme di nevrectomia.

Anche nel settore ippico la sensibilità sul tema è aumentata negli ultimi anni, portando a restrizioni sempre più severe. In Italia, secondo il regolamento ippico, la pratica è vietata a far partire dal 2023.

L'obiettivo è evitare che la soppressione artificiale del dolore venga utilizzata per mantenere in attività cavalli affetti da patologie incompatibili con lo sforzo sportivo.

Quali alternative esistono?

La medicina veterinaria moderna dispone di numerose opzioni che mirano a gestire il dolore e, quando possibile, a trattarne le cause.

Terapie conservative

Tra le più utilizzate:

  • riposo controllato;
  • ferrature correttive;
  • gestione del peso;
  • fisioterapia;
  • programmi di riabilitazione.

Terapie farmacologiche

Possono comprendere:

  • farmaci antinfiammatori;
  • infiltrazioni locali;
  • protocolli antidolorifici personalizzati.

Medicina rigenerativa

Negli ultimi anni si sono diffuse tecniche come:

  • PRP (plasma ricco di piastrine);
  • derivati ematici autologhi;
  • cellule mesenchimali;
  • terapie biologiche.

L'obiettivo è favorire la riparazione dei tessuti danneggiati.

Terapie fisiche

A seconda della patologia possono essere impiegate:

  • onde d'urto;
  • laserterapia;
  • tecarterapia;
  • ultrasuoni terapeutici;
  • magnetoterapia.

L'efficacia varia in funzione della patologia e delle condizioni individuali del cavallo.

Conclusioni

La nevrectomia è una procedura che può ridurre il dolore, ma non elimina la causa che lo genera. Proprio per questo motivo continua a essere oggetto di forti controversie dal punto di vista clinico, etico e sportivo.

L'evoluzione della medicina veterinaria ha reso disponibili numerose alternative che mirano non soltanto a sopprimere il dolore, ma anche a migliorare la salute e la qualità della vita del cavallo nel lungo periodo.

La crescente attenzione verso il benessere animale sta portando sempre più professionisti a privilegiare approcci terapeutici che preservino la capacità dell'animale di percepire e comunicare il proprio stato di salute.

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