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11 febbraio 2021, Tribunale di Locri. Sono 37 gli imputati a processo dinanzi al giudice Amelia Monteleone, relativo al procedimento penale scaturito dall’indagine “Iceberg”.

Nei confronti degli imputati la Procura di Locri, con il procuratore capo Luigi D’Alessio e il sostituto Marzia Currao, contesta a vario titolo e con modalità differenti reati come la partecipazione ad un’associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione di delitti contro il patrimonio, quali estorsioni, ricettazioni, riciclaggi, furti e truffe, nonché contro la fede pubblica, l’ambiente ed in materia di stupefacenti, aggravati dalla disponibilità di armi.

L’inchiesta “Iceberg”, eseguita nel settembre scorso, scaturisce da una complessa attività d’indagine che si è sviluppata dal novembre 2019 in poi ad opera delle stazioni dei Carabinieri di Ardore Marina e Bovalino, ed è stata coordinata costantemente dalla Procura di Locri. Ha permesso di dimostrare l’operatività di un gruppo ritenuto attivo nei comuni locridei, riconducibile ad elementi appartenenti alle locali comunità rom storicamente radicate sul territorio in posizione ritenuta dagli inquirenti «non conflittuale e non concorrenziale con la criminalità organizzata». Tale gruppo avrebbe pianificato e commesso delitti di rilevante gravità contro l’ordine pubblico, la persona, il patrimonio e la fede pubblica. Nel corso dell’indagine i carabinieri hanno infatti ricostruito e documentato reati che vanno dai furti in abitazione alla ricettazione, dallo spaccio di sostanze stupefacenti alla detenzione abusiva di armi e munizioni, dallo smaltimento illecito di rifiuti, alle truffe con sottrazione di mezzi da lavoro, motoveicoli, ciclomotori e persino equini, anche con la partecipazione di soggetti di minore età e con la disponibilità di armi. Reati perpetrati nei comuni di Ardore, Bovalino, Bianco, Brancaleone, Caulonia, Locri, Marina di Gioiosa Jonica, Roccella Jonica, San Luca, Sant’Ilario dello Jonio e Siderno.

Erano indicati in qualità di persone offese 42 soggetti privati e 7 soggetti pubblici, compresi i Comuni di Ardore, Bovalino, San Luca e Sant’Ilario dello Ionio, nonché i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti.

Horse Angels ammessa come parte civile offesa, difesa dall'Avv. Giuseppe Marino del Foro di Reggio Calabria.

Calendarizzazione udienze:

1) il 19.02 per le discussioni dei difensori degli imputati nell'udienza preliminare;
2) il 24 marzo per la discussione dei difensori degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
 
Da aggiornare con gli esiti del processo.
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COSENZA Dovranno rispondere di inquinamento ambientale 12 imputati nei confronti del Tribunale di Cosenza, dove  si è aperto il processo scaturito dall'inchiesta “Arsenico” in data 8 febbraio 2021. Horse Angels parte lesa, difesa dall'Avv. Vincenzo Marino del Foro di Reggio Calabria. L’indagine, condotta dai carabinieri del reparto forestale e coordinata dalla procura della repubblica di Cosenza, riguarda gli sversamenti di materiale non purificato che, dal depuratore, che si trova in contrada Mucone di Bisignano, finivano nel torrente omonimo alla zona dove è sito l’impianto di depurazione. A rispondere del reato in concorso saranno 12 persone che avevano in gestione la struttura convenzionata per le operazioni ambientali dalla regione Calabria e poi revocata. Al sito pervenivano rifiuti speciali anche da altre regioni italiane.

L’INCHIESTA Il periodo d’indagine dell’operazione “Arsenico” è compreso tra il maggio del 2018 e le ultime settimane di gennaio 2020. I carabinieri del reparto forestale hanno setacciato le acque in modo scientifico e sistematico. Tre prelievi: uno a monte, uno in prossimità del bypass illegale e l’altro a valle, per dimostrare come cambiasse il grado di inquinamento dell’acqua in relazione all’illecito. La percentuale di agenti chimici difformi da quelli previsti dalla legge e un corredo fotografico di melma e schiuma bianca, fanghi e testimonianze di residenti che raccontano di un odore nauseabondo soprattutto di notte, rappresenta la base dell’intera inchiesta. I carabinieri del nucleo forestale ne hanno controllato l’attività 24 ore su 24, collezionando un campionario di 102 episodi corredati con immagini e dati delle acque analizzate dall’Arpacal.

L’impianto di depurazione finito al centro dell’inchiesta è il più grande in provincia di Cosenza ed infatti nella Valle del Crati arrivavano reflui da depurare anche da altre regioni italiane. Le stime fatte dagli inquirenti sul fatturato dell’impianto che si trova nelle colline di Bisignano sono ingenti. Un introito giustificato dall’elevato costo per il trattamento, date le particolari caratteristiche, dei rifiuti speciali inquinanti.

La tutela dell'ambiente passa anche dal punire chi si macchia di reati di inquinamento ambientale e l'associazione Horse Angels è ad oggi costituita parte civile in più procedimenti giudiziari che hanno come oggetto la difesa dell'ambiente, senza la quale non ci può essere salute per tutte le creature viventi, umane a animali. Da qui il nostro crescente impegno in questo settore di attività.

Da aggiornare con l'esito del processo.

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Si è conclusa, con il provvedimento di “avviso di conclusione delle indagini preliminari” emesso dal Sost. Proc. Della Repubblica c/o Tribunale di Reggio Calabria Dott.ssa Giulia Maria SCAVELLO, l’indagine nei confronti di quattro tecnici del Comune di Scilla (RC), avvicendatesi dal 2013 al 2018 come responsabili del servizio tecnico, ed accusati di omissione di atti di ufficio e abbandono ed immissione di rifiuti liquidi sul suolo.

L’indagine, condotta dai Carabinieri Forestali di San Roberto su disposizioni della Procura della città capoluogo, ha preso avvio da un esposto da parte di alcuni cittadini in cui si segnalavano situazioni di degrado ambientale ed inquinamento causato dal reiterato malfunzionamento di un impianto di sollevamento delle acque fognarie ubicato in contrada “Buzzurro-Strada Selle” della frazione Melia del Comune di Scilla (RC).

L’attività investigativa ha svelato che i tecnici comunali responsabili dell’impianto, avvicendatisi negli anni quali responsabili del servizio pubblico, non eseguivano atti del loro ufficio che, per ragioni di igiene, sanità e sicurezza pubblica, dovevano essere svolti senza ritardo. Nello specifico omettevano, ciascuno per i periodi di propria competenza, di compiere i necessari periodici provvedimenti di adeguamento, potenziamento, manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché la riparazione delle pompe di sollevamento delle acque reflue. Tale inspiegabile condotta omissiva avrebbe causato, nel tempo, il continuo  malfunzionamento dell’impianto, con il conseguente sversamento e ruscellamento dei liquami nei terreni limitrofi sui quali ristagnavano, con tutte le conseguenze che prefigurano il reato, per il tecnico responsabile nel periodo di propria competenza, di “attività di raccolta, abbandono ed immissione di rifiuti liquidi sul suolo in assenza di autorizzazione”.

Con riferimento al procedimento di cui sopra, che vede Horse Angels querelante, all'udienza del 13 gennaio us, vista l'assenza di due difensori degli imputati, il Gup ha rinviato al 13 aprile p.v. per decidere sulla costituzione di parte civile Horse Angels e per la discussione. A difenderci l'Avv. Giuseppe Marino del Foro di Reggio Calabria.

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1 dicembre 2020, Locri (RC) – E' iniziato il processo Dirty Iron, abbiamo il piacere di invormarVi che, all'odierna udienza, siamo stati ammessi come parte civile (speriamo sia la prima di tante per la parte ambientalista afferente al nostro Statuto) e il Giudice ha rinviato all'udienza del 02 febbraio 2021 per escutere due testimoni del PM operatori di PG. Il difensore Horse Angels odv è l'Avv. Giuseppe Marino del Foro di Reggio Calabria.

Operazione Dirty Iron, l'indagine dal 2012 al 2018

15 novembre 2018, Reggio Calabria. Sgominato un traffico illecito di rifiuti speciali con base operativa in area ionica della Provincia di Reggio Calabria su disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri.

L’operazione, denominata “Dirty Iron”, vede coinvolti il Gruppo Carabinieri Forestale di Reggio Calabria ed il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, ed è finalizzata al sequestro preventivo d’urgenza di due ditte, entrambe aventi sede operativa nel comune di Siderno ed operanti nel settore dei rifiuti speciali.

Trentotto sono i soggetti deferiti a vario titolo all’Autorità Giudiziaria nell’ambito di una lunga e complessa attività di indagine, avviata nell’anno 2012 e compendiata nelle informative del N.I.P.A.A.F. (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale Carabinieri) di Reggio Calabria, del Compartimento Polizia Ferroviaria di Reggio Calabria e del Gruppo Carabinieri di Locri in particolare della Stazione Carabinieri di Sant’Ilario dello Ionio.

Le indagini hanno consentito di rilevare come, presso il sito della Ferro sud s.r.l., giungessero quotidianamente ingenti quantità di rifiuti speciali conferiti sia da Ditte (molte delle quali sprovviste della dovuta iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali), sia da soggetti privati. Molti dei conferimenti in entrata di rifiuti alla sede aziendale non risultavano essere mai stati annotati negli appositi registri di carico, con inevitabile pregiudizio alla tracciabilità dei rifiuti stessi.

Gli ingenti quantitativi di rifiuti, provenienti anche da raccoglitori ambulanti e da soggetti non autorizzati a svolgere attività di raccolta e trasporto, venivano conferiti alla Ditta dietro corrispettivo in denaro, quantificato in base alla tipologia e al peso del rifiuto consegnato, per poi essere destinati ad altri cicli produttivi, senza subire alcun preliminare trattamento di recupero. Questo quanto emerso dalle risultanze investigative.

Un giro di affari di svariati milioni di euro è quello che gravita intorno ai traffici di rifiuti speciali sgominati dai Reparti dell’Arma dei Carabinieri.  Un’operazione che ha condotto al sequestro, disposto dal Sostituto Procuratore Antonella Crisafulli e dal Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo, delle ditte Ferro Sud e Lo.Ca.Fer di Siderno, unitamente ai relativi beni aziendali e ai conti correnti bancari, nonché ad ulteriori sedici misure cautelari reali eseguite nei confronti di soggetti implicati, a vario titolo, nella vicenda.   

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Nel Dicembre dell’anno 2019 la polizia di Stato – su delega della DDA della Procura di Catanzaro e della Procura di Lamezia Terme – aveva eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dai relativi Gip a carico di diversi soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di attività volta al traffico illecito di rifiuti ed inquinamento ambientale.

Le indagini svolte avevano consentito di rendere conoscibile un sistema definito dagli inquirenti criminale e volto alla gestione illecita della filiera di recupero e smaltimento dei rifiuti, sversati all’interno di discariche abusive presenti sul territorio lametino.

Le indagini erano scattate a seguito della scoperta di una discarica abusiva in località “Bagni” in Lamezia Terme, caratterizzata dalla presenza di diversi autocarri che in loco conferivano rifiuti formalmente destinati allo stoccaggio in siti autorizzati del Nord Italia ma di fatto mai utilizzati.

Nello specifico, il sistema criminale, diceva la Gazzetta del Sud in data 17.11.2019, era organizzato e diretto da 2 individui che, attraverso la costituzione ed il controllo di due società, la prima con sede in Gizzeria (Cz) e la seconda con sede in Dozza (BO), gestiva illecitamente la filiera del recupero e dello smaltimento dei rifiuti sversati, tanto nella sopra citata discarica in località Bagni quanto in ulteriore sito presso località San Sidero in Lamezia Terme.

Gli accertamenti avevano permesso di individuare, altresì, la presenza di rifiuti speciali e pericolosi, in particolare farmaci smaltiti da una società campana.

Sulla base di ciò, Horse Angels aveva presentato esposto alla Procura della Repubblica di competenza territoriale, ricevendo in data 1 giugno 2020 la richiesta di archiviazione perché il fatto non sussisteva.

L'associazione Horse Angels si opponeva all'archiviazione con l'Avv. Giuseppe Vincenzo Marino del Foro di Reggio Calabria (già titolare di 33 fascicoli Horse Angels per "ecomafia" in Calabria, regione che pare divenuta la discarica di Italia e che per questo Horse Angels ha "adottato in via elettiva" per la parte del nostro statuto relativa alla tutela ambientale in sede giuridica).  L'udienza veniva fissata al 2 dicembre 2020.

La tutela dell'ambiente, in nome e per conto dei fruitori, siano essi persone o animali, è parte integrante del nostro statuto che così recita:

L'Associazione si propone di promuovere azioni giudiziarie - nei confronti di soggetti pubblici e privati - di tipo civili, amministrative e penali, queste ultime mediante la presentazione di esposti, denunce e querele, nonché costituzioni di parte civili, presso l’autorità giudiziaria di competenza nei confronti di qualunque soggetto sia ritenuto responsabile di reati contro l’ambiente, gli animali e le persone ivi correlate, sia come individui, sia come collettività, ovvero dei consumatori danneggiati per la non corretta gestione del patrimonio ambientale e animale.

Speriamo che il reato ipotizzato sia dunque rinosciuto e perseguito. Articolo da aggiornare con l'esito della vicenda.

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