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Animali utilizzati nella ricerca scientifica: dal 2022 è possibile favorirne l'adozione

Dal 2022 la normativa italiana prevede la possibilità di reinserire o affidare gli animali impiegati nella sperimentazione scientifica quando, terminato il protocollo di ricerca, le loro condizioni di salute e di benessere lo consentano.

La misura rappresenta un'importante novità per il destino degli animali che, fino a pochi anni fa, nella maggior parte dei casi venivano soppressi al termine delle sperimentazioni.

Il decreto

Con il Decreto del Ministero della Salute del 28 gennaio 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 28 marzo 2022, sono stati definiti i requisiti e le modalità per il reinserimento degli animali utilizzati a fini scientifici.

Il provvedimento attua quanto previsto dal D.Lgs. 26/2014, che recepisce la Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici.

Quando un animale può essere affidato?

L'affidamento non è automatico.

Può avvenire soltanto quando ricorrono alcune condizioni fondamentali.

Tra queste:

  • il parere favorevole del medico veterinario designato;
  • la valutazione dello stato di salute dell'animale;
  • la verifica che il reinserimento non rappresenti un rischio per la salute pubblica, per altri animali o per l'ambiente;
  • la disponibilità di un ambiente idoneo alla specie.

Quando queste condizioni sono soddisfatte, l'animale può essere:

  • reintrodotto in un habitat adeguato, ove possibile;
  • trasferito in strutture idonee;
  • affidato a famiglie, nel caso degli animali da compagnia.

Il ruolo delle associazioni

Il decreto prevede che le strutture autorizzate possano avvalersi della collaborazione di associazioni di protezione animale individuate dal Ministero della Salute.

Le associazioni collaborano nella predisposizione dei programmi di reinserimento e possono favorire l'individuazione di famiglie adottive quando ciò sia compatibile con il benessere dell'animale.

L'adozione in famiglia

Per gli animali da compagnia il decreto prevede che, una volta completato il percorso di reinserimento, possano essere collocati presso famiglie idonee.

L'obiettivo è consentire agli animali che hanno concluso il loro impiego nella ricerca di vivere il resto della loro vita in un ambiente domestico adeguato alle loro esigenze.

Quali animali vengono utilizzati nella ricerca?

Secondo le statistiche ministeriali e i dati trasmessi alla Commissione europea, la maggior parte degli animali impiegati nella ricerca scientifica è costituita da roditori.

Sono inoltre utilizzati, in misura variabile:

  • pesci;
  • uccelli;
  • conigli;
  • rettili;
  • anfibi;
  • cani;
  • gatti;
  • primati non umani;
  • animali da reddito, tra cui bovini, ovini, caprini, suini ed equidi.

L'impiego di cavalli, asini e ibridi equini rappresenta una quota molto limitata del totale degli animali utilizzati a fini scientifici.

Dove si svolge la sperimentazione?

Gli animali possono essere utilizzati in:

  • università;
  • enti pubblici di ricerca;
  • istituti di ricerca;
  • aziende farmaceutiche;
  • industrie chimiche;
  • laboratori autorizzati.

Tutte le strutture devono essere autorizzate dal Ministero della Salute e sono sottoposte ai controlli previsti dalla normativa.

La normativa punta anche alla riduzione dell'impiego degli animali

La legislazione europea e italiana si fonda sul principio delle 3R:

  • Replacement (sostituzione degli animali quando esistono metodi alternativi);
  • Reduction (riduzione del numero di animali utilizzati);
  • Refinement (miglioramento delle procedure per ridurre dolore, sofferenza e stress).

L'affidamento degli animali al termine della sperimentazione rappresenta uno degli strumenti destinati a migliorare il loro benessere quando il protocollo di ricerca è concluso.

La posizione di Horse Angels

Horse Angels accoglie con favore ogni misura che consenta agli animali impiegati nella ricerca scientifica di avere una seconda possibilità di vita quando le loro condizioni lo permettono.

Allo stesso tempo, l'associazione auspica che il continuo progresso della ricerca favorisca un ricorso sempre maggiore ai metodi alternativi, in linea con il principio delle 3R promosso dalla normativa europea.

L'obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre progressivamente il numero di animali utilizzati, fino a sostituirli del tutto e ci auguriamo che la cosa avvenga nel più breve tempo possibile.

 

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