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Cavalle balia per puledri orfani: la ricerca riduce la necessità delle "nurse mare farms"

Un problema poco conosciuto

Quando una cavalla muore durante o dopo il parto, rifiuta il proprio puledro oppure non produce latte a sufficienza, il neonato rischia di non sopravvivere senza un intervento tempestivo.

La soluzione migliore, quando possibile, è affidarlo a una cavalla balia, cioè una femmina che lo accetta come proprio e lo allatta.

Per molti anni, però, questo sistema ha alimentato una pratica molto discussa.

Il lato oscuro delle "nurse mare farms"

Negli Stati Uniti si sono sviluppati allevamenti specializzati che mantenevano cavalle destinate esclusivamente a diventare balie.

Per ottenere una lattazione naturale, queste cavalle dovevano partorire un proprio puledro.

Quando arrivava la richiesta di una balia, il puledro biologico veniva separato dalla madre, che veniva invece destinata ad allattare un altro puledro, spesso di elevato valore economico. In alcuni casi questi puledri venivano allevati artificialmente o affidati ad associazioni; in passato non sono mancati casi di soppressione o abbandono, motivo per cui il sistema è stato a lungo criticato dalle organizzazioni per la tutela degli animali.

Una nuova ricerca cambia prospettiva

Uno studio pubblicato nel Journal of Veterinary Internal Medicine ha analizzato 140 casi trattati in Svezia tra il 2015 e il 2025, valutando un protocollo veterinario che favorisce l'instaurarsi del comportamento materno attraverso una terapia ormonale.

L'obiettivo non è "costringere" una cavalla ad adottare un puledro, ma facilitare un legame materno riducendo lo stress sia per la cavalla sia per il puledro.

I risultati

Nel complesso il protocollo ha avuto successo nel 71% dei casi.

I risultati sono stati ancora migliori nelle cavalle destinate a fare da balia a puledri orfani, dove l'accettazione è avvenuta nel 76% dei casi.

Nelle cavalle che avevano invece rifiutato il proprio puledro il successo è stato del 52%. Gli effetti collaterali osservati sono stati minimi e limitati principalmente a sudorazione transitoria.

Perché è una buona notizia per il benessere animale

Gli autori sottolineano che questo approccio permette di ridurre:

  • le contenzioni fisiche della cavalla;
  • lo stress durante l'adozione;
  • i tempi necessari per creare il legame materno.

Ma soprattutto apre la strada a un minor ricorso alle tradizionali nurse mare farms, perché diventa più semplice utilizzare cavalle disponibili senza dover necessariamente far nascere un altro puledro destinato a essere separato dalla madre.

Non sempre sarà possibile

Gli stessi ricercatori ricordano che nessun protocollo garantisce il successo in tutti i casi.

Quando una cavalla non accetta il puledro, resta comunque possibile ricorrere all'allevamento artificiale con latte sostitutivo, anche se questa soluzione richiede un impegno molto maggiore e non offre gli stessi benefici comportamentali derivanti dalla crescita con una madre adottiva.

Una direzione coerente con il benessere animale

La ricerca dimostra come l'innovazione veterinaria possa migliorare il benessere sia dei puledri orfani sia delle cavalle impiegate come balie.

Ridurre la necessità di produrre deliberatamente puledri destinati a essere separati dalle proprie madri rappresenta un passo avanti importante, conciliando le esigenze cliniche con una maggiore attenzione agli aspetti etici della riproduzione equina.

 

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