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Commercio di pelli d’asino: moratoria Africa 2026

Il commercio delle pelli d’asino ha provocato negli ultimi anni una forte pressione sulle popolazioni di asini africani, alimentando macellazioni su larga scala, furti, traffici transfrontalieri e problemi di benessere animale.

La risposta dell’Unione Africana è arrivata con una decisione storica: nel febbraio 2024 gli Stati membri dell’Unione Africana hanno avanzato una moratoria sulla macellazione degli asini destinati al commercio delle pelli.

Nel 2025 il percorso è stato ulteriormente rafforzato dalla Dichiarazione di Abidjan e dalla validazione della Pan-African Strategy for the Preservation, Welfare and Sustainable Utilization of Donkeys in Africa 2026–2035.

Nel 2026, quindi, la questione non è più soltanto quella di chiedere una moratoria: la priorità è trasformare l'impegno continentale in norme nazionali, controlli efficaci e contrasto al commercio illegale.

Perché le pelli d’asino sono diventate un problema internazionale

La domanda internazionale di pelli d’asino è cresciuta soprattutto per il loro utilizzo nella produzione di ejiao, un prodotto della medicina tradizionale cinese ottenuto dalla gelatina delle pelli.

L'aumento della domanda ha determinato una pressione crescente sulle popolazioni di asini in diversi Paesi africani.

Gli asini hanno una capacità riproduttiva relativamente lenta e una crescita delle popolazioni che non può compensare rapidamente prelievi molto elevati. Per questo la macellazione commerciale su larga scala può avere conseguenze importanti sia sulla conservazione delle popolazioni sia sulle comunità rurali che dipendono dagli asini.

Secondo l'African Union – InterAfrican Bureau for Animal Resources (AU-IBAR), l'Africa ospita circa 50 milioni di asini. In molte aree rurali gli asini svolgono un ruolo importante nel trasporto dell'acqua, dei prodotti agricoli e delle persone e contribuiscono alla resilienza economica delle famiglie.

La moratoria dell’Unione Africana del 2024

Il punto di svolta è arrivato nel febbraio 2024, quando il Consiglio esecutivo dell'Unione Africana ha adottato una decisione che ha dato impulso alla moratoria continentale sulla macellazione degli asini per le loro pelli.

L'obiettivo è contrastare il declino delle popolazioni di asini, proteggere il benessere animale e salvaguardare le comunità rurali che dipendono dagli equidi da lavoro.

La moratoria rappresenta un passaggio politico importante perché affronta il problema non come una questione esclusivamente nazionale, ma come una minaccia che attraversa i confini.

Il commercio delle pelli, infatti, può spostarsi rapidamente da un Paese all'altro quando vengono introdotti divieti o controlli più severi. Per questo AU-IBAR sottolinea la necessità di un'azione coordinata tra gli Stati africani.

Dal divieto alla sua applicazione: il passaggio decisivo

Una moratoria continentale non è automaticamente equivalente a un divieto applicato nello stesso modo in tutti i Paesi.

Questo è uno degli aspetti più importanti della situazione attuale.

L'Unione Africana ha indicato la necessità di armonizzare le legislazioni nazionali, rafforzare i controlli e contrastare la macellazione e il commercio illegali.

Il problema è particolarmente complesso perché il commercio delle pelli può coinvolgere reti informali, movimentazioni transfrontaliere e attività illegali difficili da monitorare.

Per essere efficace, la moratoria deve quindi essere accompagnata da controlli veterinari, tracciabilità, cooperazione tra autorità e contrasto al traffico transfrontaliero.

La Dichiarazione di Abidjan del 2025

Un ulteriore passo avanti è stato compiuto nel giugno 2025 durante la seconda Pan-African Donkey Conference, organizzata ad Abidjan.

La conferenza ha portato all'adozione della Dichiarazione di Abidjan e alla validazione della Pan-African Strategy for the Preservation, Welfare and Sustainable Utilization of Donkeys in Africa 2026–2035.

La Dichiarazione ribadisce l'impegno verso un divieto indefinito della macellazione degli asini per le loro pelli e invita gli Stati membri dell'Unione Africana a revocare le licenze dei macelli destinati a questa attività, contrastare il commercio illegale e armonizzare le legislazioni nazionali con le decisioni dell'Unione Africana.

Si tratta di un passaggio importante perché sposta l'attenzione dalla semplice dichiarazione politica alla fase dell'attuazione.

La Strategia panafricana 2026–2035

La Pan-African Strategy for the Preservation, Welfare and Sustainable Utilization of Donkeys in Africa costituisce oggi il principale quadro continentale di riferimento.

La strategia, elaborata da AU-IBAR, copre il periodo 2026–2035 e affronta non soltanto la macellazione per le pelli, ma più ampiamente la conservazione delle popolazioni di asini, il loro benessere e la sostenibilità del loro utilizzo.

Tra le priorità indicate rientrano:

  • migliorare salute, benessere, allevamento e accesso alle cure veterinarie;

  • rafforzare le politiche e le legislazioni nazionali;

  • contrastare il commercio illegale e lo sfruttamento degli asini;

  • migliorare la ricerca e la raccolta dei dati sulle popolazioni;

  • sviluppare sistemi di monitoraggio e condivisione delle informazioni;

  • aumentare la consapevolezza sul valore degli asini e sul loro benessere;

  • rafforzare la cooperazione tra governi, organizzazioni e altri soggetti coinvolti.

La strategia riconosce inoltre il ruolo degli asini nella sicurezza alimentare, nell'economia rurale e nella resilienza delle comunità.

Cosa è cambiato nel 2026

Nel 2026 la posizione dell'Unione Africana è quindi molto più strutturata rispetto al 2024.

La moratoria è ormai inserita in un quadro strategico decennale e AU-IBAR continua a chiedere agli Stati membri di rafforzarne l'attuazione nazionale.

In occasione del World Donkey Day 2026, AU-IBAR ha ribadito la necessità di:

  • applicare concretamente la moratoria;

  • armonizzare le legislazioni;

  • contrastare la macellazione illegale e il traffico;

  • migliorare il monitoraggio delle popolazioni e dei commerci;

  • investire nella salute e nel benessere degli asini;

  • rafforzare la cooperazione internazionale.

È un punto fondamentale: la moratoria non rappresenta la conclusione del problema, ma l'inizio di una fase nella quale occorre verificare quanto gli impegni politici vengano effettivamente applicati.

Il commercio delle pelli d’asino non riguarda soltanto l’Africa

Il problema ha una dimensione internazionale.

La domanda che alimenta il commercio delle pelli non nasce esclusivamente nei Paesi in cui gli asini vengono macellati. Per questo una strategia efficace deve intervenire sull'intera filiera.

AU-IBAR sottolinea infatti che il commercio delle pelli è globale, mobile e capace di adattarsi rapidamente ai controlli e alle restrizioni introdotte nei singoli territori. Se la pressione commerciale diminuisce in una regione, il rischio è che si sposti altrove.

Questo rende indispensabili cooperazione internazionale, tracciabilità e controllo delle filiere.

Furti di asini e traffico illegale

Uno degli effetti più gravi della domanda di pelli è rappresentato dai furti.

Quando una pelle acquisisce un valore commerciale significativo, anche l'asino vivo può diventare un bersaglio della criminalità organizzata o di reti informali di approvvigionamento.

Il problema non riguarda quindi soltanto la macellazione, ma anche la sottrazione degli animali, il trasporto clandestino e la movimentazione delle pelli attraverso le frontiere.

La protezione degli asini richiede pertanto una risposta che coinvolga non soltanto le autorità veterinarie, ma anche le autorità doganali, di polizia e di controllo del territorio.

Perché proteggere gli asini significa proteggere anche le comunità rurali

Gli asini rappresentano una risorsa essenziale per milioni di persone in Africa.

Sono utilizzati per il trasporto dell'acqua e degli alimenti, per le attività agricole, per raggiungere mercati e servizi e per ridurre il carico di lavoro fisico nelle comunità rurali.

Quando una popolazione locale perde gli asini a causa dei furti o della macellazione commerciale, le conseguenze non si limitano agli animali.

Aumentano anche il lavoro necessario per trasportare acqua e merci e le difficoltà di accesso a servizi e attività economiche.

Per questo l'Unione Africana considera la tutela degli asini contemporaneamente una questione di benessere animale e di sviluppo rurale.

Una moratoria storica, ma ancora da rendere effettiva

La moratoria dell'Unione Africana rappresenta uno dei più importanti interventi politici internazionali per la protezione degli asini dal commercio delle pelli.

Dal 2024 al 2026 il percorso è passato dalla decisione politica alla costruzione di una strategia continentale decennale.

La sfida attuale è però l'applicazione.

Perché la moratoria produca risultati reali servono leggi nazionali coerenti, controlli, tracciabilità, contrasto al traffico illegale, raccolta di dati affidabili e cooperazione tra gli Stati.

La tutela degli asini non può quindi fermarsi alla dichiarazione di un principio.

Il vero risultato sarà misurabile nella riduzione delle macellazioni destinate al commercio delle pelli, nella diminuzione dei furti e dei traffici illegali e nella capacità dei Paesi di proteggere concretamente le popolazioni di asini.

L'Africa ha compiuto un passo storico. Il 2026 è l'anno in cui quel passo deve trasformarsi in applicazione concreta.

Fonti

African Union – InterAfrican Bureau for Animal Resources (AU-IBAR), Pan African Strategy for the Preservation of Donkey Species in Africa – 2026–2035.

AU-IBAR, PADCO-2 Milestones: Common Position, Strategy, and Moratorium Endorsed at Abidjan, 27 giugno 2025.

AU-IBAR, Report of the 2nd Pan African Donkey Conference, giugno 2025.

AU-IBAR, World Donkey Day 2026: Preserving Africa's Donkeys for Livelihoods, Welfare and Resilience.

AU-IBAR, AU-IBAR Urges Immediate Action on Donkey Welfare Across Africa at WOAH General Session 92.

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