Global Champions Tour a Tor di Quinto: investimenti pubblici per l’élite, ma chi salva i cavalli che restano indietro?
Dal Circo Massimo al Centro Ippico Militare dei Lancieri di Montebello: lo spostamento della grande equitazione internazionale riapre una domanda scomoda sull’uso delle risorse pubbliche
Dal 9 all’11 ottobre 2026 la tappa romana del Global Champions Tour, il massimo circuito internazionale di salto ostacoli, si svolgerà al Centro Ippico Militare dei Lancieri di Montebello, a Tor di Quinto.[^1][^2]
Non è solo un cambio di scenario. È un cambio che porta l’attenzione su una realtà precisa: un grande patrimonio pubblico dedicato all’attività equestre, dentro una struttura militare, che continua a essere valorizzato anche per lo sport di élite.
E allora una domanda è inevitabile.
Se lo Stato dispone di aree, infrastrutture, personale e risorse per l’equitazione istituzionale e per lo sport di élite, quando arriverà un investimento altrettanto strutturale per i cavalli domestici che non sono più campioni, non sono più produttivi e non hanno più mercato?
Non è una domanda contro lo sport.
È una domanda sul valore che attribuiamo a un cavallo quando il suo valore economico diminuisce.
Tor di Quinto: un patrimonio pubblico importante
Il Centro Ippico Militare di Tor di Quinto non è una struttura improvvisata.
È il complesso equestre dei Lancieri di Montebello, utilizzato per attività militari, equestri e sportive.
Nel 2026 vi si sono già svolte competizioni internazionali di completo, con oltre 160 binomi da diversi Paesi.
A ottobre arriva il Global Champions Tour.
Parliamo quindi di una struttura pubblica inserita in una realtà militare e infrastrutturale più ampia — non di un semplice campo di gara.
Nel frattempo, l’Esercito investe nelle proprie infrastrutture
Nel luglio 2026 l’Esercito ha pubblicato una procedura per il Centro Ricreativo dell’Esercito – area relax presso l’Ippodromo di Tor di Quinto, per una base di gara di 1.896.994,63 euro.[^3]
Ad agosto è stata pubblicata una seconda procedura per opere di riqualificazione dell’area logistica Pollastri, sempre presso l’Ippodromo di Tor di Quinto, per 1.323.359,16 euro.[^4]
Si tratta complessivamente di oltre 3,2 milioni di euro di lavori messi a gara nel 2026 nell’area.
Va detto con chiarezza: questi importi non sono spese sostenute per il Global Champions Tour, e la documentazione ufficiale non lo dimostra.
Ma è proprio questa distinzione a rendere la questione interessante.
Sono risorse pubbliche destinate a infrastrutture della Difesa in un luogo che ospita anche l’equitazione di alto livello.[^3][^4]
La domanda allora non è quanto sia costato il Global Champions Tour.
È un’altra:
quanto è disposta l’Italia a investire nella propria infrastruttura equestre, e quanto è disposta a investire nella responsabilità verso i cavalli domestici che non appartengono più all’élite?
Perché un cavallo dovrebbe valere meno quando non produce più?
Per i cavalli sportivi esiste un intero sistema economico: allevamento selettivo, formazione, veterinari, trasporto specializzato, scuderie, circuiti internazionali.
Finché un cavallo è un atleta di valore, quel sistema ne sostiene la carriera.
Ma cosa succede quando la carriera finisce?
O quando un cavallo non è mai stato un atleta d’élite — è anziano, proviene da una situazione di maltrattamento, è stato sequestrato o confiscato, non può più essere utilizzato nello sport, o è semplicemente diventato troppo costoso per chi lo aveva acquistato?
Qui il sistema cambia radicalmente.
Il problema ricade sulle associazioni, sui rifugi, sul Terzo settore.
E non solo perché le risorse pubbliche dedicate agli equidi in difficoltà sono insufficienti.
Esiste una questione ancora più precisa: la legge prevede una specifica destinazione delle entrate derivanti dalle sanzioni pecuniarie previste dalla normativa sul maltrattamento degli animali.
L’articolo 8 della legge 20 luglio 2004, n. 189 stabilisce infatti che le entrate derivanti dall’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla legge affluiscano al bilancio dello Stato per essere riassegnate al Ministero della Salute e destinate alle associazioni o agli enti individuati dalla normativa per la tutela degli animali.[^5]
La stessa disposizione stabilisce che i criteri di ripartizione debbano tenere conto, in ogni caso, del numero di animali affidati a ciascun ente o associazione.[^5]
Non è quindi soltanto una richiesta di nuovi finanziamenti.
Esiste una destinazione normativa delle somme.
La domanda è se e come questa destinazione trovi effettiva applicazione, quali somme siano state effettivamente riassegnate, con quali criteri, a quali soggetti e con quali risultati.
La polemica sulle ripartizioni
Ed è proprio sulle ripartizioni che Horse Angels pone una questione concreta.
Dal 2009 Horse Angels interviene nei procedimenti di sequestro e ha ricollocato 413 animali sequestrati, seguendo oltre 30 procedimenti che hanno comportato il sequestro di equidi. Il lavoro comprende custodia, gestione, recupero, riabilitazione e ricollocamento, oltre all’attività legale nei procedimenti.[^6]
Per approfondire:
Ricollocamento di equidi da sequestro – il lavoro di Horse Angels dal 2009
Eppure, nonostante questa attività documentata e continuativa, Horse Angels non ha visto ancora un euro del fondo derivante dalle sanzioni previsto dalla legge.
Non si tratta quindi soltanto di chiedere che vengano stanziate nuove risorse.
Si tratta anche di capire come vengono applicate nella realtà le disposizioni che già prevedono una destinazione delle somme alle associazioni impegnate nella tutela degli animali.
Quali associazioni ricevono queste risorse?
Secondo quali criteri vengono individuate?
Quanto viene distribuito ogni anno?
Quanto è stato effettivamente destinato agli enti che prendono in carico animali sequestrati?
E, soprattutto, come si concilia la previsione normativa con l’esperienza di un’associazione che dal 2009 svolge questa funzione e che, nonostante centinaia di animali sequestrati ricollocati, dichiara di non aver ricevuto alcuna quota di questo fondo?
Sono domande alle quali servono dati pubblici, non dichiarazioni di principio.
Perché se una norma prevede che determinate risorse siano destinate alla tutela degli animali, la trasparenza sulla loro effettiva destinazione non è un dettaglio amministrativo: è parte della tutela stessa.
Le spese di custodia: quando il Terzo settore anticipa i costi
C’è poi il capitolo delle spese di custodia degli animali sequestrati nei procedimenti penali.
L’articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 prevede, per il custode diverso dal proprietario o dall’avente diritto, un’indennità per la custodia e la conservazione e la possibilità di rimborsare spese documentate quando siano indispensabili per la specifica conservazione del bene.
Nel caso degli animali, però, la realtà può essere molto più complessa.
In Parlamento è stato evidenziato proprio il caso degli equidi: dopo il sequestro possono rendersi necessarie ulteriori spese, comprese cure veterinarie, ricoveri, farmaci e interventi specialistici, che possono eccedere le ordinarie spese di custodia e mantenimento.[^7]
La stessa documentazione parlamentare cita casi nei quali uffici giudiziari hanno riconosciuto costi vivi di custodia, ricoveri e cure veterinarie, compreso un procedimento relativo al sequestro di otto cavalli.[^7]
Il problema è quindi concreto.
Un’associazione che accetta di accogliere un animale sequestrato può trovarsi ad assumere materialmente una funzione di interesse pubblico, sostenendo nel frattempo costi che possono essere difficili da recuperare integralmente.
Quando il ricollocamento diventa una condizione: “a costo zero” per la Procura
Nella nostra esperienza c’è poi un ulteriore aspetto che merita di essere raccontato.
Le Procure accettano il ricollocamento degli equidi sequestrati da parte delle associazioni anche perché questa soluzione consente di trasferire altrove il costo della loro custodia.
Quando Horse Angels propone di prendere in carico e ricollocare un equide sequestrato, la possibilità concreta di procedere è spesso legata al fatto che l’operazione non comporti costi per l’amministrazione giudiziaria.
In altre parole: l’animale può essere salvato e ricollocato, purché il costo non ricada sul sistema che lo ha sequestrato.
È una condizione che produce un paradosso.
L’autorità giudiziaria dispone il sequestro perché ritiene necessario sottrarre l’animale a una situazione che può configurare un reato. L’associazione interviene per garantire che quell’animale abbia una sistemazione adeguata e, spesso, per renderne possibile il recupero e il ricollocamento.
Ma il sistema può accettare questa soluzione proprio perché il Terzo settore si fa carico del costo.
È difficile non vedere, in questo meccanismo, una sorta di ricatto morale: se l’associazione non è disponibile a sostenere il costo, chi prenderà l’animale?
E così la disponibilità a salvare diventa quasi una condizione per poter salvare.
“Lo prendete voi, purché per noi sia a costo zero.”
Non è questa la funzione che dovrebbe avere il volontariato.
Un’associazione può scegliere di mettere a disposizione competenze, strutture e lavoro per collaborare con le istituzioni.
Non dovrebbe però essere la disponibilità economica dell’associazione a determinare se un animale sequestrato possa essere adeguatamente tutelato.
Perché il sequestro nasce da un procedimento di interesse pubblico.
La responsabilità economica conseguente alla tutela dell’animale non può essere automaticamente privatizzata semplicemente perché esiste un’associazione disposta ad accoglierlo.
E qui ritorna la domanda centrale di questa inchiesta:
se il sistema pubblico ha risorse per infrastrutture, sport e attività equestre di élite, perché quando si tratta di un cavallo sequestrato la soluzione deve necessariamente essere quella che costa meno allo Stato?
E per i cavalli domestici?
Esistono interventi pubblici per altre categorie di animali e misure specifiche per la fauna selvatica.
Ma non esiste un analogo sistema nazionale strutturale per i cavalli domestici in difficoltà: non esiste una rete nazionale stabile e adeguatamente finanziata per l’accoglienza, il recupero e il mantenimento degli equidi domestici abbandonati, anziani, non più collocabili o usciti dal circuito economico e agonistico.
Il principio della tutela del cavallo anche a fine carriera è presente nel quadro italiano di riferimento sul benessere degli equidi.
Ma riconoscere un principio senza costruire strumenti economici e strutturali per applicarlo lascia una parte fondamentale della responsabilità sulle spalle di privati, volontari e associazioni.
Per l’eccellenza equestre sappiamo costruire e mantenere infrastrutture; per i cavalli in difficoltà continuiamo spesso a chiedere alla solidarietà privata di colmare il vuoto.
Non chiediamo di togliere soldi allo sport
Questa non è una battaglia contro il salto ostacoli.
Non è una richiesta di chiudere i centri ippici militari.
Non è una contrapposizione tra cavalli sportivi e cavalli anziani.
Un cavallo atleta non vale più di un altro perché vince.
Un cavallo anziano non vale meno perché non può più gareggiare.
Il punto è un altro:
se la collettività considera l’equitazione un patrimonio da sostenere, deve essere coerente anche quando il cavallo smette di essere economicamente interessante.
Non si può parlare di tutela “a vita” e poi lasciare che il costo della vecchiaia, del recupero o dell’abbandono di un cavallo venga quasi interamente trasferito sulle organizzazioni di volontariato.
La domanda che rivolgiamo alle istituzioni
Non chiediamo di sapere quanto sia costato il Global Champions Tour.
Chiediamo qualcosa di più ampio:
Qual è la politica italiana per i cavalli domestici che non appartengono più al circuito economico e agonistico?
Quanti fondi pubblici sono destinati ogni anno alla loro tutela?
Quante strutture sono convenzionate con Stato o Regioni per accogliere equidi in difficoltà, e quanti posti sono disponibili?
Quanti cavalli vengono effettivamente presi in carico, e quante richieste di aiuto restano senza risposta?
Qual è il costo medio sostenuto dalle associazioni?
Quante risorse derivanti dalle sanzioni previste dalla legge 189/2004 vengono effettivamente riassegnate alla tutela degli animali e secondo quali criteri?
Quanto viene effettivamente rimborsato alle associazioni per le spese di custodia e cura degli animali sequestrati?
Perché non utilizzare anche il patrimonio pubblico disponibile per creare una rete nazionale di accoglienza e recupero degli equidi domestici in difficoltà?
Dall’eccellenza alla responsabilità
Tor di Quinto rappresenta una grande tradizione equestre italiana.
Il Global Champions Tour rappresenta l’élite dello sport internazionale.
Benissimo.
Ma proprio mentre celebriamo l’eccellenza, sarebbe il momento di ricordare l’altra parte della storia.
Quella dei cavalli che non salgono sul podio.
Quelli che hanno corso per anni e ora sono anziani.
Quelli che non hanno mai avuto un pedigree importante.
Quelli che vengono sottratti a situazioni di maltrattamento.
Quelli che vengono abbandonati.
Quelli che nessuno vuole più acquistare.
Quelli che arrivano nei rifugi quando il mercato ha già deciso che il loro valore economico è prossimo allo zero.
Il valore economico di un cavallo può finire. La responsabilità nei suoi confronti no.
E forse la vera misura della maturità di una società equestre non è soltanto la capacità di organizzare il più grande concorso possibile.
È anche la capacità di non lasciare indietro chi non serve più a vincere.
Horse Angels chiede
Chiediamo al Governo, al Ministero della Salute, al Ministero dell’Agricoltura, alle Regioni e agli enti locali di aprire un confronto nazionale sulla gestione degli equidi domestici in difficoltà.
Chiediamo dati trasparenti sul numero dei cavalli abbandonati, sequestrati e confiscati e sul numero delle strutture effettivamente disponibili ad accoglierli.
Chiediamo di conoscere le risorse pubbliche effettivamente destinate alla loro custodia e al loro recupero.
Chiediamo una rete stabile di strutture convenzionate.
Chiediamo finanziamenti pubblici strutturali, non soltanto emergenziali.
Chiediamo trasparenza sull’effettiva destinazione dei proventi delle sanzioni previste dalla normativa sul maltrattamento degli animali e sul rimborso delle spese sostenute dalle associazioni che custodiscono animali sottoposti a sequestro.
Chiediamo che il principio della tutela “a vita” del cavallo trovi finalmente una corrispondente responsabilità economica e organizzativa.
Perché sostenere l’eccellenza è una scelta politica.
Sostenere chi resta indietro lo è altrettanto.
E la domanda resta aperta:
quando passeremo dal salvare i campioni al salvare anche i cavalli che nessuno considera più tali?
Fonti
[^1]: Il Giornale d’Italia — Il Global Champions Tour di Roma è pronto a cambiare casa: da ottobre il grande salto ostacoli approda a Tor di Quinto. Articolo del Giornale d’Italia.
[^2]: FISE Lazio — Calendario Concorsi, ottobre 2026. Calendario FISE Lazio.
[^3]: Esercito Italiano — RdO MePA n. 6444636/2026, Roma – Ippodromo Tor di Quinto – Realizzazione del Centro Ricreativo dell’Esercito (area relax). Base di gara: € 1.896.994,63; CIG BC4C5CA5B0. Bando Esercito Italiano – Centro Ricreativo area relax.
[^4]: Esercito Italiano — RdO MePA n. 6511439/2026, Roma – Ippodromo di Tor di Quinto – opere complementari di riqualificazione dell’area logistica Pollastri. Importo complessivo: € 1.323.359,16. La pagina ufficiale non riporta un CIG valorizzato. Bando Esercito Italiano – area logistica Pollastri.
[^5]: Ministero della Salute — Legge 20 luglio 2004, n. 189, art. 8, “Destinazione delle sanzioni pecuniarie”. Legge 189/2004 – Ministero della Salute.
[^6]: Horse Angels — Ricollocamento di equidi da sequestro. La pagina documenta l’attività dell’associazione dal 2009, con 413 animali sequestrati ricollocati e oltre 30 procedimenti. Ricollocamento di equidi da sequestro.
[^7]: Camera dei deputati — documentazione parlamentare sulle spese di custodia degli animali sequestrati, con riferimento anche agli equidi, alle spese veterinarie, ai ricoveri e alle cure. Documentazione parlamentare – Camera dei deputati.
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