Chi può svolgere attività di vigilanza zoofila? Quali sono i limiti dei volontari e quando, invece, è necessario uno specifico decreto prefettizio?
Sono le questioni al centro di un procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di otto volontari appartenenti a un'associazione operante nel settore della tutela ambientale e animale.
Le contestazioni della Procura
Secondo l'impostazione accusatoria, gli imputati avrebbero svolto attività proprie delle guardie particolari giurate zoofile e della polizia giudiziaria senza possedere i necessari titoli autorizzativi.
In particolare, la Procura contesta, a vario titolo, i reati di:
truffa;
falsità ideologica;
usurpazione di pubbliche funzioni.
L'associazione interessata risulta riconosciuta a livello regionale e, secondo il proprio statuto, svolge attività di protezione civile, vigilanza ambientale e zoofila, assistenza alla popolazione e servizi ausiliari.
Secondo l'accusa, tuttavia, tale riconoscimento non sarebbe sufficiente per esercitare le funzioni attribuite alle guardie particolari giurate zoofile, per le quali è necessario uno specifico decreto prefettizio, che individua anche l'ambito territoriale e i poteri esercitabili.
Le attività contestate
Tra gli episodi contestati figurano, secondo la Procura:
controlli in materia di tutela animale e ambientale svolti qualificandosi come guardie zoofile;
attività di polizia amministrativa in materia di abbandono di rifiuti, con identificazione e contestazione di illeciti;
accessi presso abitazioni private per verifiche sul benessere di animali, prospettando ai proprietari possibili denunce per maltrattamento;
dichiarazioni ritenute non veritiere all'Agenzia Forestale Umbra (AFOR) riguardo ad attività di antincendio boschivo e vigilanza ambientale;
attività di controllo della sicurezza e accompagnamento di un artista durante un evento musicale svoltosi a Norcia nel 2020.
Secondo la Procura, gli episodi complessivamente contestati sarebbero 39 e coinvolgerebbero come parti offese cittadini, Regione Umbria, Prefettura di Perugia e Agenzia Forestale Umbra.
L'accusa di truffa
Tra le contestazioni figura anche quella di truffa.
Secondo l'accusa, alcuni cittadini sarebbero stati indotti a iscriversi all'associazione, versando una quota associativa, nella convinzione di poter svolgere attività di guardia zoofila, mentre, secondo la Procura, tale attività richiederebbe comunque il rilascio del decreto prefettizio previsto dalla normativa vigente.
L'evoluzione del procedimento
Il procedimento ha subito una progressiva riduzione del numero degli indagati.
Inizialmente gli iscritti nel registro delle notizie di reato erano 17.
Successivamente:
due persone hanno ottenuto l'archiviazione;
due hanno richiesto il giudizio abbreviato;
due hanno chiesto la messa alla prova;
per tre il Pubblico Ministero ha chiesto il non luogo a procedere.
Il processo prosegue nei confronti degli otto imputati rimasti.
Perché questo caso è importante
Il procedimento richiama l'attenzione su un tema spesso poco conosciuto: non tutte le associazioni che si occupano di tutela animale possono esercitare funzioni di vigilanza con poteri pubblici.
La normativa distingue infatti tra l'attività di volontariato e quella delle guardie particolari giurate zoofile, per le quali sono richiesti specifici requisiti, il decreto di nomina del Prefetto e il rispetto dei limiti territoriali e funzionali stabiliti dall'autorità competente.
Naturalmente, le contestazioni formulate dalla Procura dovranno essere valutate nel corso del processo e la responsabilità degli imputati potrà essere accertata soltanto con una decisione definitiva, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza.
