Mentre altri paesi europei, come Svezia, Svizzera, Francia, Gran Bretagna, adottano misure concrete per migliorare il benessere dei cavalli, l’Italia sembra muoversi con ritardo, restando ancorata a vecchie logiche e attendendo l’iniziativa altrui.
Questa passività rischia di avere conseguenze gravi:
• Danni irreparabili allo sport e alla reputazione del nostro paese in termini di benessere animale.
• Perdita di fiducia pubblica, sempre più attenta all’etica e alla tutela dei cavalli.
• Ritardi normativi che non solo penalizzano i cavalli, ma anche gli atleti e i professionisti italiani che competono a livello internazionale.
Prendere spunto dagli altri paesi europei non è di per sé un problema: modelli virtuosi come quello svedese o svizzero sono esempi positivi. Tuttavia, aspettare troppo a lungo significa perdere l’opportunità di guidare il cambiamento e rischiare di arrivare “quando è troppo tardi”.
Servono:
1. Un cambio di mentalità: riconoscere che l’etica e il benessere animale non sono “optional”, ma pilastri fondamentali dello sport con i cavalli.
2. Azioni concrete e tempestive: aggiornare normative obsolete e applicare modelli più restrittivi come nei paesi nordici.
3. Coinvolgimento di tutti gli attori: ministeri, federazione, EPS, associazioni di categoria, maneggi, atleti e pubblico devono collaborare per proteggere i cavalli e garantire uno sport etico e sostenibile.
Invece di inseguire gli altri, sarebbe ora che l’Italia diventasse un modello di riferimento, anticipando le soluzioni e dimostrando che sport e benessere equino possono convivere armoniosamente.