Due pesi e due misure: trasparenza selettiva nella giustizia sportiva ippica
Una recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 02643/2023 REG.RIC.) ha respinto il ricorso di un guidatore ippico che chiedeva l’oscuramento del proprio nome da un’ordinanza che gli negava l’ammissione all’esame per la licenza. Secondo il giudice, la trasparenza delle decisioni amministrative prevale sulla privacy, in assenza di motivi legittimi e specifici richiesti ex art. 52 del D.lgs. 196/2003.
Ma allora ci chiediamo: perché questa trasparenza non vale anche per le sentenze sul doping ippico? Dal 2019 il MASAF ha infatti scelto di oscurare sistematicamente i nomi di chi ha truccato le corse, tutelando la privacy dei colpevoli a discapito della trasparenza e dell’interesse pubblico.
Italia prima in Europa per casi di doping ippico
Il problema non è solo formale: secondo i report UET, l’Italia è al primo posto in Europa per casi di doping nel trotto nel 2021 e nel 2022. Il fenomeno è in crescita, mentre la pubblicazione delle sentenze è calata. Coincidenze?
Oscurare i dati di chi trucca le competizioni protegge i colpevoli, riduce la deterrenza e rende difficile il controllo civico sulle risorse pubbliche investite nell’ippica. Al contrario, le ordinanze sui guidatori restano pubbliche con nomi e cognomi, anche per chi non ha commesso alcuna frode.

Trasparenza: fondamento della legalità
La trasparenza è un principio fondante del diritto europeo e nazionale:
• è prevista dalla Legge 241/1990, dal D.lgs. 33/2013 (Decreto Trasparenza), e dal Codice dell’Amministrazione Digitale;
• si attua attraverso l’accesso civico generalizzato, introdotto nel 2016, che consente a chiunque – senza motivazione – di accedere ai documenti delle pubbliche amministrazioni, salvo espliciti limiti di legge.
Questo strumento serve a promuovere il controllo sociale e contrastare fenomeni opachi e distorsivi come la corruzione o, nel nostro caso, il doping sportivo.
L’oscuramento delle sentenze: un freno alla lotta al doping
Horse Angels ODV ha chiesto accesso a due sentenze sul doping:
• in un caso l’accesso è stato parziale,
• nell’altro è stato negato, con la motivazione che serve il consenso del dopatore.
Su questo secondo caso ci siamo appellati al TAR, perdendo il contenzioso.
Un appello al Sottosegretario Giacomo La Pietra
Il sottosegretario con delega all’ippica ha dichiarato che la lotta al doping è un pilastro del rilancio del settore, sostenuto dal nuovo regolamento antidoping in vigore dal 2023. Ma non si può combattere ciò che non si può vedere.
Chiediamo quindi al Senatore La Pietra di:
• garantire almeno la pubblicazione costante delle sentenze e di rivedere i codici procedurali per evitare l'ecatombe dei doping in appello per vizi di forma e di notifica che sta infestando l'integrità di questo sport.
La credibilità dell'ippica è scarsa quanto l'opacità attuale del sistema giustizia.