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L’Italia nell’Animal Protection Index: quanto protegge davvero gli animali?

L’Italia ha una legislazione avanzata in materia di tutela degli animali oppure è ancora molto indietro rispetto agli altri Paesi?

Una delle classifiche internazionali più conosciute in materia è l’Animal Protection Index (API), elaborato da World Animal Protection.

L’indice confronta 50 Paesi sulla base delle loro leggi e delle loro politiche di protezione degli animali.

La scala va da A, che rappresenta il livello più elevato, a G, che identifica i Paesi con maggiori margini di miglioramento. La valutazione prende in considerazione diversi ambiti: riconoscimento della senzienza animale, contrasto alla sofferenza, tutela degli animali allevati, animali detenuti in cattività, animali da compagnia, animali utilizzati per lavoro e intrattenimento, animali impiegati nella ricerca, fauna selvatica, responsabilità delle istituzioni e adesione agli standard internazionali.

L’Italia: voto complessivo C

L’Italia è classificata C.

Ma c'è una precisazione fondamentale da fare.

La stessa World Animal Protection scrive nella scheda italiana che il punteggio del Paese è rimasto invariato dal 2014. La scheda nazionale disponibile online è riferita alla seconda edizione dell'API, pubblicata nel 2020.

Questo significa che il voto C non può essere letto semplicemente come:

“Nel 2026 l'Italia merita C.”

Più correttamente, possiamo dire:

“Nell'ultima valutazione dell'Animal Protection Index attualmente disponibile per l'Italia, il Paese è classificato C.”

La distinzione è importante perché, dal momento della valutazione, il diritto italiano è cambiato.

E non poco.

Come viene valutata l'Italia dall'API?

La scheda italiana attribuisce all'Italia questi risultati nei diversi indicatori:

D – riconoscimento della senzienza animale nella legislazione
B – norme contro la sofferenza animale
D – tutela degli animali allevati
C – tutela degli animali in cattività
D – tutela degli animali da compagnia
E – tutela degli animali utilizzati per lavoro e intrattenimento
B – tutela degli animali utilizzati nella ricerca scientifica
C – tutela della fauna selvatica
D – responsabilità governativa per il benessere animale
B – recepimento degli standard OIE sul benessere animale.

Il risultato complessivo è quindi il frutto di una valutazione articolata.

E proprio alcuni degli indicatori più problematici riguardano ambiti particolarmente rilevanti per chi si occupa di equidi: animali utilizzati per lavoro, intrattenimento e attività ricreative, dove l'Italia viene collocata nella fascia E.

Ma l'Italia è ancora quella fotografata dall'API?

No.

Ed è probabilmente questo l'aspetto più interessante dell'intera questione.

L'Animal Protection Index è uno strumento comparativo molto utile, ma non è un registro aggiornato in tempo reale delle modifiche legislative.

Dal momento in cui è stata elaborata la valutazione italiana sono intervenute modifiche normative importanti.

La prima è di rango costituzionale.

Dal 2022 gli animali sono entrati espressamente nell'articolo 9 della Costituzione

Con la legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, è stato modificato l'articolo 9 della Costituzione.

Il nuovo testo stabilisce che la Repubblica tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi e che la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

È un cambiamento costituzionale importante.

Non significa che la Costituzione italiana abbia introdotto una definizione generale di “animale senziente” equivalente a quella utilizzata dall'API.

Ma significa che la tutela degli animali è oggi espressamente presente nella Costituzione italiana.

Questo dato, semplicemente, non poteva essere presente nella valutazione originaria dell'API.

Nel 2025 è cambiato anche il diritto penale

Un'altra modifica rilevante è arrivata con la legge 6 giugno 2025, n. 82, entrata in vigore il 1° luglio 2025.

La legge ha modificato il Codice penale, il Codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di reati contro gli animali. Il titolo IX-bis del libro secondo del Codice penale è stato inoltre rinominato “Dei delitti contro gli animali”.

Sono state modificate, tra le altre, le disposizioni relative all'uccisione e al maltrattamento di animali.

L'articolo 544-ter, nella formulazione modificata, prevede oggi la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro per chi, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale oppure lo sottopone a sevizie, comportamenti, fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.

Si tratta di un'evoluzione normativa significativa rispetto alla situazione fotografata dall'API.

Ancora una volta, però, non possiamo dire che questo abbia automaticamente modificato il voto C dell'Italia: l'API non ha ricalcolato la valutazione italiana alla luce di queste modifiche.

E gli animali da pelliccia?

Anche qui la situazione italiana è cambiata rispetto alla fotografia dell'API.

La legge di bilancio 2022 ha disposto la dismissione degli allevamenti di animali da pelliccia nazionali entro il 30 giugno 2022, con il divieto di riproduzione e le misure di riconversione previste dalla normativa.

La scheda dell'API, invece, indicava ancora tra le criticità italiane la possibilità di allevamento di animali da pelliccia.

È quindi un altro esempio di quanto sia importante non utilizzare automaticamente una vecchia valutazione internazionale come se fosse una fotografia dell'ordinamento attuale.

E i circhi?

Qui, invece, la situazione è molto meno rassicurante.

L'Italia ha previsto un percorso di superamento dell'utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti, ma il quadro attuativo non ha prodotto, ad oggi, un divieto generale effettivamente operativo paragonabile a quello dei Paesi più avanzati.

La legge 15 luglio 2022, n. 106 ha previsto una delega per il riordino della disciplina dello spettacolo.

Ma nel 2026 il Ministero della Cultura continua a pubblicare atti relativi ai contributi per le attività circensi e allo spettacolo viaggiante e mantiene attivo il relativo sistema amministrativo. Nel luglio 2026 è stato inoltre aggiornato l'elenco delle attività spettacolari previsto dalla legge n. 337 del 1968.

Questo mostra quanto sia importante distinguere tra:

un obiettivo legislativo dichiarato

e

un divieto effettivamente entrato a regime.

E per i cavalli?

Qui l'Animal Protection Index è particolarmente interessante.

Nella sua metodologia, l'indicatore relativo agli animali utilizzati per lavoro e attività ricreative considera, tra gli elementi necessari per ottenere il livello più elevato, anche specifiche disposizioni di tutela per gli animali da lavoro, compresi cavalli, muli e asini, nonché il divieto di forme crudeli di intrattenimento e di competizioni animali.

La valutazione italiana assegna a questo settore E.

La stessa scheda osserva che, oltre alle norme generali contro il maltrattamento, l'Italia non disponeva di una disciplina specifica sufficientemente articolata per gli animali utilizzati come animali da lavoro e richiama espressamente la necessità di norme dedicate agli equidi da lavoro.

È un punto che merita attenzione.

Perché una normativa generale contro il maltrattamento non è necessariamente equivalente a una normativa che disciplini in modo dettagliato come deve essere svolto un lavoro con un animale, quali carichi siano ammissibili, quali condizioni di riposo debbano essere garantite, quali requisiti debbano avere formazione, attrezzature, trasporto e attività fisica.

La differenza tra una tutela generica e una tutela realmente preventiva può essere enorme.

L'API non misura direttamente la sofferenza degli animali

Questo è un altro punto che spesso viene frainteso.

L'Animal Protection Index non è una classifica della felicità degli animali italiani.

Non misura direttamente quanti animali siano maltrattati, quanti cavalli vivano bene, quante denunce vengano presentate o quante condanne vengano pronunciate.

È soprattutto uno strumento comparativo sulla qualità delle leggi e delle politiche di protezione animale.

La metodologia dell'API prevede infatti che i Paesi vengano valutati attraverso indicatori legislativi e politici e che ciascun indicatore venga analizzato sulla base della normativa pertinente, della sua solidità e delle raccomandazioni per il Governo.

Questo significa che un Paese può avere buone leggi e una pessima applicazione.

E può accadere anche il contrario: una società può sviluppare pratiche più avanzate di quelle richieste dalla legislazione.

Il vero limite dell'Italia: la distanza tra principi e applicazione

La fotografia dell'API mette in evidenza un problema che in Italia conosciamo bene.

Il nostro ordinamento contiene norme importanti.

Abbiamo una tutela penale degli animali.

Abbiamo norme europee sul benessere degli animali.

Abbiamo una tutela costituzionale degli animali dal 2022.

Abbiamo recepito numerosi standard europei e internazionali.

E dal 2025 abbiamo anche una disciplina penale più severa per i reati contro gli animali.

Ma avere una norma non significa automaticamente avere una protezione efficace.

La protezione reale dipende anche da:

controlli, risorse, formazione, prevenzione, capacità investigativa, applicazione delle sanzioni e tempi della giustizia.

È proprio questa la distanza tra law on the books e law in action: la differenza tra ciò che la legge formalmente prevede e ciò che accade concretamente nella vita degli animali.

Quindi l'Italia merita ancora una C?

Questa domanda, oggi, non può essere risolta semplicemente guardando la classifica.

La risposta più corretta è:

l'Italia è classificata C nell'ultima valutazione dell'Animal Protection Index disponibile, ma il punteggio non costituisce una valutazione aggiornata al 2026.

La stessa World Animal Protection segnala che il punteggio italiano è rimasto invariato dal 2014.

Nel frattempo sono intervenute modifiche importanti:

  • la tutela degli animali è entrata espressamente nell'articolo 9 della Costituzione nel 2022;

  • gli allevamenti di animali da pelliccia sono stati dismessi secondo la normativa del 2021-2022;

  • nel 2025 è stata approvata una nuova disciplina penale dei reati contro gli animali, con pene più severe e nuove disposizioni processuali;

  • il quadro relativo agli animali utilizzati negli spettacoli e nei circhi è ancora in evoluzione e, nel 2026, il sistema circense continua a essere operativo.

Per questo il dato C va letto come un punto di riferimento storico e comparativo, non come il voto definitivo all'Italia nel 2026.

Una classifica non basta

L'Animal Protection Index è utile perché costringe a confrontare gli ordinamenti e a porre domande che spesso rimangono fuori dal dibattito politico nazionale.

Ma una lettera non può raccontare da sola la condizione degli animali.

Un Paese può avere una buona legislazione sulla carta e controlli insufficienti.

Può introdurre nuovi diritti senza costruire strumenti efficaci per renderli concreti.

Può avere una Costituzione che riconosce la tutela degli animali e, contemporaneamente, mantenere eccezioni, deroghe e settori nei quali la protezione rimane debole.

E può migliorare la propria legislazione senza che questo si traduca immediatamente in un miglioramento della vita degli animali.

Per questo, forse, la domanda più interessante non è:

“Che voto prende l'Italia?”

Ma:

“Quanto è grande la distanza tra ciò che la legge promette agli animali e ciò che gli animali ricevono realmente?”

È su quella distanza che si misura, alla fine, la qualità di un sistema di tutela.

Fonti e approfondimenti

World Animal Protection – Animal Protection Index
La piattaforma ufficiale dell'Animal Protection Index presenta la classifica dei 50 Paesi e la metodologia utilizzata per la valutazione. Animal Protection Index – World Animal Protection

World Animal Protection – Scheda Italia
La scheda italiana riporta il voto complessivo C e specifica che il punteggio del Paese è rimasto invariato dal 2014. Italy – Animal Protection Index

World Animal Protection – Metodologia dell'API
Spiega gli indicatori, la scala A-G e i criteri utilizzati per valutare i Paesi. Metodologia Animal Protection Index

Legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1
Modifica gli articoli 9 e 41 della Costituzione e introduce nell'articolo 9 la previsione secondo cui la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. Gazzetta Ufficiale – Legge costituzionale n. 1/2022

Legge 6 giugno 2025, n. 82
Modifica il Codice penale e il Codice di procedura penale e interviene sulla disciplina dei reati contro gli animali. Gazzetta Ufficiale – Legge n. 82/2025

Legge 30 dicembre 2021, n. 234 – allevamenti di animali da pelliccia
La normativa ha disposto la dismissione degli allevamenti nazionali di animali da pelliccia entro il 30 giugno 2022. Gazzetta Ufficiale – Legge n. 234/2021

Legge 15 luglio 2022, n. 106 – spettacolo e circhi
Ha previsto la delega al Governo per il riordino della disciplina dello spettacolo, nell'ambito del più ampio percorso di riforma del settore. Gazzetta Ufficiale – Legge n. 106/2022

Nota metodologica: l'Animal Protection Index è uno strumento comparativo sulla legislazione e sulle politiche di protezione animale. Il suo voto non costituisce una misurazione diretta del benessere degli animali presenti in un Paese né dell'effettiva applicazione di ogni norma. Per l'Italia, inoltre, la valutazione attualmente disponibile non riflette automaticamente le modifiche normative intervenute dopo la pubblicazione della seconda edizione.


Fascia API Paesi N. Paesi
A Nessuno 0
B Austria · Danimarca · Paesi Bassi · Svezia · Svizzera · Regno Unito 6
C Francia · Germania · India · Italia · Malaysia · Messico · Nuova Zelanda · Polonia · Spagna 9
D Argentina · Australia · Brasile · Canada · Cile · Colombia · Corea del Sud · Kenya · Perù · Filippine · Romania · Russia · Tanzania · Thailandia · Turchia · USA · Uruguay 17
E Cina · Indonesia · Niger · Nigeria · Sudafrica · Ucraina · Venezuela 7
F Algeria · Egitto · Etiopia · Marocco · Myanmar · Pakistan 6
G Azerbaigian · Bielorussia · Iran · Vietnam 4

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