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Non solo la banda di Cannara, altre indagini in corso per analogo modus operandi

Abbiamo nominato un Avvocato per seguire il procedimento in corso a Perugia contro la banda con base a Cannara, responsabile dell’avvio alla macellazione abusiva di cavalli appartenenti a proprietari negligenti.

A nostro avviso, la maggior parte di loro era perfettamente consapevole che stava affidando i propri animali a persone prive di scrupoli, senza alcuna tutela per il loro destino finale.

Ma quella di Cannara non è un’eccezione. Altre bande continuano ad agire indisturbate, commettendo lo stesso crimine e, con ogni probabilità, godendo di coperture e connivenze.

La realtà, visibile a chi vuole vederla, è che la maggior parte dei cavalli italiani abbandonati dai proprietari finiscono in questi circuiti criminali. Il loro ultimo respiro non avviene tra le braccia amorevoli di qualcuno che li ami, ma in un macello illegale.

Attualmente, sono state depositate altre denunce in diverse procure italiane per fatti analoghi, riconducibili a commercianti senza scrupoli. Seguiremo da vicino ogni iter giudiziario.

Il modus operandi è sempre lo stesso: individui con legami nel mondo dell’ippica e con clan di zingari rastrellano gli ippodromi alla ricerca degli scarti di pista, entrano liberamente nelle scuderie (nonostante i regolamenti lo vietino) e vengono accolti con favore perché “risolvono il problema” del fine carriera. Rispondono ad annunci online di cavalli regalati provenienti dagli sport equestri e dall’equitazione di campagna, fingendo di volerli destinare ad altro. In realtà, fanno una selezione: quelli ancora idonei al lavoro vengono rivenduti, mentre gli altri – considerati inutili – finiscono nei macelli compiacenti. Non solo in Puglia: la cronaca del passato ha delucidato come macelli compiacenti possano trovarsi anche in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Abruzzo e Sicilia, per citare le sole regioni dove sono avvenute macellazioni illegali di cavalli documentate, con strutture che hanno accettato animali in spregio alle normative sanitarie e alla tracciabilità.

Purtroppo, i precedenti giudiziari offrono poche speranze. Denunce di macellazione abusiva di cavalli sono state presentate in passato, ma quasi sempre archiviate per insufficienza di prove o risolte con pene minori per il depennamento dei reati ipotizzati.

L’indagine della Procura di Perugia, invece, rappresenta un caso esemplare: un lavoro approfondito, lungo e complesso, che ha richiesto ingenti risorse per smascherare il sistema.

Per questo motivo, è fondamentale seguire con attenzione il procedimento in corso e ottenere una sentenza esemplare. Un verdetto chiaro e severo potrebbe costituire un precedente importante, spingendo altre procure ad affrontare con determinazione il traffico illegale di cavalli destinati alla macellazione.

Vi terremo aggiornati sugli iter giudiziari citati.

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