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Operazione donkey, ricettavano equini per macellazione abusiva nei ristoranti lombardi

Operazione "Donkey": quando un'indagine sui furti d'auto porta alla scoperta di un presunto traffico clandestino di carne equina

Nata per contrastare un'organizzazione dedita ai furti e al riciclaggio di automobili, l'Operazione "Donkey" ha fatto emergere anche un'altra attività che ha attirato l'attenzione degli investigatori: la presunta macellazione clandestina di cavalli e asini destinati al consumo alimentare.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cremona, ha portato nell'aprile 2021 all'esecuzione di dodici misure cautelari (dieci in carcere e due agli arresti domiciliari) nei confronti di persone accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al furto, ricettazione e riciclaggio di autovetture, prevalentemente di grossa cilindrata.

L'indagine

Secondo gli investigatori, il gruppo operava nelle province di Cremona, Brescia, Piacenza, Bergamo, Lodi, Milano, Monza Brianza, Pavia, Parma e Torino.

Le auto, spesso rubate su commissione di carrozzieri o collezionisti, venivano individuate dopo un'attività di osservazione delle abitudini dei proprietari. Una volta sottratti, i veicoli venivano smontati e i componenti immessi sul mercato italiano o esportati all'estero. Nel corso delle indagini sono stati contestati il furto e il riciclaggio di 131 autovetture, mentre sono stati sequestrati 111 motori e numerosi componenti automobilistici, per un valore stimato di circa quattro milioni di euro.

Perché l'operazione si chiama "Donkey"

Il nome dell'operazione deriva da un controllo eseguito nel giugno 2020 presso il maneggio adiacente all'abitazione di uno degli indagati.

Durante la perquisizione, i Carabinieri hanno riscontrato una discordanza tra gli equidi presenti e quelli ufficialmente censiti nell'azienda.

Da quel controllo gli investigatori hanno sviluppato un ulteriore filone d'indagine, ipotizzando l'esistenza di una consolidata attività di macellazione clandestina di cavalli e asini, che secondo l'accusa sarebbe stata attiva da decenni per rifornire ristoranti e trattorie delle province di Brescia, Piacenza e Lodi, territori dove la carne equina è tradizionalmente utilizzata nella gastronomia locale.

I rischi della macellazione clandestina

La macellazione clandestina rappresenta un fenomeno che va ben oltre la violazione delle norme amministrative.

Quando un equide viene macellato al di fuori della filiera autorizzata vengono meno tutti i controlli previsti dalla normativa europea e nazionale:

  • verifica dell'identità dell'animale;

  • controllo della documentazione sanitaria;

  • accertamento dell'idoneità alla macellazione;

  • ispezione veterinaria ante e post mortem;

  • tracciabilità della carne destinata al consumo umano.

Particolarmente delicato è il tema dei farmaci.

Molti cavalli ricevono nel corso della vita medicinali che ne escludono definitivamente l'impiego alimentare oppure impongono rigorosi tempi di sospensione prima della macellazione. Senza controlli ufficiali non è possibile garantire che tali prescrizioni siano state rispettate.

Il ruolo dell'Anagrafe degli Equidi

La vicenda richiama anche l'importanza dell'Anagrafe degli Equidi.

Ogni cavallo, asino, mulo o bardotto deve essere identificato individualmente attraverso microchip e documento identificativo, con registrazione dei passaggi di proprietà e delle informazioni sanitarie.

Eventuali discrepanze tra gli animali presenti e quelli registrati possono rappresentare un segnale di irregolarità che merita approfondimenti da parte delle autorità competenti.

La tracciabilità non serve soltanto a contrastare le frodi, ma costituisce uno strumento fondamentale per la tutela del benessere animale, della sicurezza alimentare e della salute pubblica.

Una filiera che richiede trasparenza

L'Operazione "Donkey" ricorda come il contrasto alla criminalità possa portare alla luce fenomeni che coinvolgono anche il settore degli equidi.

Al tempo stesso evidenzia quanto siano essenziali sistemi efficaci di identificazione, registrazione e controllo degli animali allevati, affinché ogni movimento sia documentato e ogni eventuale destinazione alimentare avvenga esclusivamente attraverso i canali autorizzati e sotto la vigilanza dei servizi veterinari.

Resta fermo che le responsabilità penali dei soggetti coinvolti devono essere accertate nel corso del processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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