My Cousin James, castrone di 4 anni, ha subito l’asportazione di una parte della lingua diventata necrotica dopo essere rimasta legata troppo a lungo.
Il suo trainer, Steven Phelps, è stato squalificato per 4 mesi. Il cavallo è stato ritirato dalle corse nel 2021.
Ma non si tratta di un caso isolato.
Un’indagine condotta su 535 cavalli da galoppo in Australia ha rivelato che il 23% ha riportato complicazioni legate all’uso del lega lingua, tra cui:
lacerazioni
gonfiore
ematomi
rifiuto del contatto con la testa
Altri studi parlano di ansia, difficoltà nella deglutizione, lingua cianotica, fino a danni permanenti.
Legare la lingua di un cavallo non è mai una soluzione sostenibile.
Eppure, nelle corse, questa pratica è ancora ampiamente utilizzata.
In Italia, avevamo chiesto al MASAF di rivedere il regolamento del galoppo: se è ammessa la Chifney, almeno si vietino i lega lingua — soprattutto quelli sottili e rigidi, potenzialmente pericolosi.
Ci era stato risposto che sarebbe stato avviato un percorso per aggiornare le norme su imboccature e finimenti.
Sono passati mesi.
Nessuna novità.
Ci auguriamo che non si sia trattato solo di un modo per spegnere l’attenzione pubblica.
Per questo riprendiamo la nostra campagna informativa, in attesa di vedere finalmente un regolamento aggiornato che tenga conto non solo della performance, ma anche del benessere reale dei cavalli da corsa.
Studiando le immagini del passato, si nota come i cavalli da corsa avessero un’impostazione più semplice e meno forzata.
Oggi, selezioni genetiche mirate solo a potenza e velocità sembrano richiedere dispositivi sempre più invasivi per ottenere il controllo.
Ma è davvero questo il progresso?
Forse dovremmo tornare a valorizzare robustezza, mansuetudine e caratteristiche che permettano ai cavalli una vita lunga e dignitosa, anche oltre l’agonismo.
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