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Perché molti non riconoscono la paura nei cavalli? Cosa insegna una ricerca scientifica

Chi vive con un cavallo sa riconoscere davvero quando l'animale ha paura?

La risposta potrebbe sorprendere. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Animals, molti proprietari, detentori e operatori del settore equino riconoscono la paura solo quando il cavallo manifesta comportamenti eclatanti, mentre faticano a cogliere i segnali più precoci e sottili di ansia.

Questa difficoltà non riguarda soltanto il benessere del cavallo, ma anche la sicurezza delle persone.

Lo studio

La ricerca, condotta da Suzanne Rogers e Catherine Bell, ha intervistato nove comportamentisti equini certificati dall'Animal Behaviour and Training Council (ABTC) del Regno Unito, professionisti che lavorano quotidianamente con proprietari e detentori di cavalli.

L'obiettivo era comprendere come le persone interpretino i comportamenti di paura e ansia dei propri cavalli e quali siano gli errori più frequenti.

I risultati sono stati pubblicati nel 2022 sulla rivista scientifica Animals.

I risultati principali

Dalle interviste sono emersi tre aspetti ricorrenti.

Il primo è che molti proprietari riconoscono la paura soltanto quando il cavallo manifesta reazioni molto evidenti, come impennate, fughe improvvise o rifiuti violenti.

Il secondo è che i segnali più discreti vengono spesso ignorati. Un cavallo che rallenta, irrigidisce il collo, tende i muscoli del viso, evita un ostacolo con esitazione o mostra piccoli comportamenti di evitamento può già trovarsi in uno stato di disagio emotivo.

Il terzo è che questi comportamenti vengono frequentemente interpretati come testardaggine, cattiva volontà o mancanza di rispetto, anziché come possibili manifestazioni di paura o ansia.

Perché è importante riconoscere i primi segnali

La paura è una normale risposta biologica che permette al cavallo di proteggersi da ciò che percepisce come una minaccia.

Quando i segnali iniziali vengono ignorati, l'animale può arrivare a esprimere reazioni sempre più intense, aumentando il rischio di incidenti per sé e per le persone.

Riconoscere precocemente il disagio non significa "lasciare fare" al cavallo, ma intervenire prima che la situazione degeneri.

Un esempio pratico

Immaginiamo un cavallo che deve attraversare un ponte che non ha mai visto.

Di fronte alla sua esitazione sono possibili approcci molto diversi.

Nel primo caso, chi lo monta interpreta il rifiuto come disobbedienza e cerca di ottenere immediatamente l'attraversamento aumentando la pressione attraverso gambe, voce, frusta o speroni.

Nel secondo caso, l'esitazione viene interpretata come un possibile segnale di incertezza. La persona scende da cavallo, gli permette di osservare il ponte, lo accompagna a mano con calma, lo premia quando supera l'ostacolo e successivamente ripete l'esercizio anche montato, consolidando gradualmente l'esperienza positiva.

Quale dei due cavalli affronterà il ponte con maggiore serenità la volta successiva?

La risposta non dipende dalla "gentilezza" dell'approccio, ma da come il cavallo costruisce le proprie esperienze. Se un'esperienza viene vissuta con paura, è più probabile che quella situazione venga associata a uno stato emotivo negativo e che il comportamento di evitamento si ripresenti in futuro.

Benessere e sicurezza procedono insieme

Molti incidenti avvengono quando il cavallo supera la propria soglia di tolleranza emotiva.

Un animale che si sente intrappolato o incapace di gestire una situazione può reagire con fuga, impennate o altri comportamenti difensivi.

Per questo motivo imparare a leggere il linguaggio corporeo del cavallo rappresenta non solo una scelta orientata al benessere animale, ma anche un'importante misura di prevenzione degli incidenti.

Il ruolo dei professionisti

Lo studio sottolinea anche il ruolo fondamentale degli operatori del settore.

Istruttori, veterinari, maniscalchi, educatori, tecnici e tutti coloro che lavorano con gli equidi contribuiscono a modellare il modo in cui proprietari e detentori interpretano il comportamento dei cavalli.

Promuovere una maggiore conoscenza dell'etologia e della psicologia equina significa aiutare le persone a riconoscere il disagio prima che diventi un problema comportamentale evidente.

Una relazione basata sulla fiducia

Il cavallo è un animale sociale e predato, evolutosi per valutare costantemente l'ambiente alla ricerca di possibili pericoli.

Le persone che interagiscono con lui possono diventare un punto di riferimento quando riescono a trasmettere calma, prevedibilità e coerenza nelle richieste.

Ridurre la paura non significa rinunciare a educare il cavallo o a chiedergli di affrontare nuove situazioni, ma accompagnarlo in un percorso di apprendimento che tenga conto dei suoi tempi e del suo stato emotivo.

Una relazione costruita sulla fiducia favorisce il benessere dell'animale e rende più sicure le attività quotidiane, dal lavoro da terra all'equitazione.

Conclusioni

La ricerca evidenzia un messaggio semplice ma importante: la paura non inizia quando il cavallo scappa o si impenna. Inizia molto prima, attraverso piccoli segnali che spesso passano inosservati.

Imparare a riconoscerli rappresenta una competenza fondamentale per chiunque possieda, gestisca o lavori con un cavallo.

Una maggiore attenzione agli aspetti emotivi dell'animale non migliora soltanto il suo benessere, ma contribuisce anche a prevenire incidenti e a costruire una relazione più sicura e collaborativa tra persona e cavallo.

Riferimento scientifico

Rogers S., Bell C. (2022). Perceptions of fear and anxiety in horses as reported in interviews with equine behaviourists. Animals, 12(21), 2929. DOI: 10.3390/ani12212929.

 

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