Emergono dettagli sempre più pesanti sull’incidente avvenuto durante le prove della parata del 2 giugno nell’area di Caracalla.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, circa 30 cavalli appartenenti ai reparti impegnati nella cerimonia si sono imbizzarriti dopo l’esplosione di fuochi d’artificio nelle vicinanze dei recinti e dei mezzi di trasporto degli animali. I cavalli hanno percorso chilometri in fuga lungo la Cristoforo Colombo fino alla zona EUR, tra auto, motocicli e persone.
Il bilancio provvisorio parla di quattro feriti tra il personale coinvolto: tre militari dei Lancieri di Montebello e una poliziotta. Una militare ha riportato fratture alle costole e un polmone perforato. Diversi cavalli sono rimasti feriti durante la fuga e almeno uno sarebbe stato abbattuto a causa delle gravissime lesioni riportate.
Le indagini sono concentrate sull’accensione di una batteria di fuochi pirotecnici che avrebbe provocato il panico tra gli animali. Gli investigatori stanno verificando responsabilità e dinamica dei fatti.
Al di là delle responsabilità individuali, questa vicenda mostra ancora una volta una realtà che chi si occupa di cavalli conosce bene: i fuochi d’artificio possono trasformarsi in un pericolo concreto e devastante.
Non solo per i cavalli dei Lancieri di Montebello.
Per tutti i cavalli.
Per quelli impiegati in manifestazioni pubbliche, nei maneggi, nelle scuderie, nei centri ippici, nelle campagne e perfino nei pascoli.
Ogni anno botti e fuochi provocano fughe, traumi, incidenti, ferimenti e morti. Stavolta è successo sotto gli occhi delle istituzioni e nel cuore di Roma. Ma gli stessi rischi esistono ovunque.
Forse è il momento di smettere di considerare i fuochi d’artificio un semplice divertimento quando nelle vicinanze ci sono animali, che si tratti di cavalli o di altre specie.
