Il furto di un cavallo non è sempre finalizzato alla rivendita o alla macellazione clandestina. In alcuni casi gli animali vengono sottratti con un obiettivo diverso: costringere i proprietari a pagare per riaverli.
È quanto emerge da un'indagine della Procura di Foggia che ha portato, nel giugno 2026, all'arresto di tre persone accusate di estorsione aggravata nell'ambito del cosiddetto "cavallo di ritorno", un meccanismo che richiama il più noto fenomeno dell'auto di ritorno.
Il furto nelle campagne di Serracapriola
L'indagine prende origine dal furto di due cavalli avvenuto nell'ottobre 2025 nelle campagne di Serracapriola, in provincia di Foggia.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo la denuncia uno dei proprietari sarebbe stato contattato da un uomo che si proponeva come intermediario, sostenendo di poter favorire il recupero degli animali.
La condizione, però, era il pagamento di un riscatto.
La richiesta iniziale sarebbe stata di 5.000 euro, accompagnata da una minaccia particolarmente grave: se il denaro non fosse stato consegnato, i cavalli sarebbero finiti al macello.
Temendo di perdere definitivamente gli animali, i proprietari avrebbero avviato una trattativa che si sarebbe conclusa con il pagamento di 3.250 euro.
Le indagini dei Carabinieri
Uno dei proprietari, prima della consegna del denaro, aveva informato i Carabinieri.
Da quel momento gli investigatori della Compagnia di San Severo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, hanno documentato ogni fase della vicenda attraverso attività tecniche, intercettazioni, osservazioni e pedinamenti.
I militari hanno individuato il luogo in cui erano custoditi i cavalli, monitorato l'incontro organizzato per lo scambio tra denaro e animali e sono intervenuti subito dopo la restituzione, recuperando anche parte della somma versata.
Nel giugno 2026 il GIP del Tribunale di Foggia ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, gravemente indiziate, a vario titolo, del reato di estorsione aggravata. Come previsto dall'ordinamento italiano, gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.
Un fenomeno poco conosciuto
Il caso dimostra come il furto di equidi possa assumere modalità diverse dall'abigeato tradizionale.
In questo episodio il valore economico dei cavalli non era rappresentato soltanto dal loro prezzo di mercato, ma soprattutto dal legame con i proprietari, sfruttato per ottenere un pagamento in cambio della restituzione degli animali.
Per questo motivo è fondamentale denunciare immediatamente il furto alle forze dell'ordine e, in presenza di richieste di denaro, evitare iniziative autonome che potrebbero compromettere le indagini o alimentare il fenomeno estorsivo.
La tutela degli equidi passa anche dalla legalità
I furti di cavalli rappresentano un danno economico e affettivo per proprietari e allevatori, ma possono anche alimentare circuiti criminali che spaziano dall'estorsione alla macellazione clandestina, fino al traffico illecito di animali.
La vicenda di Serracapriola dimostra che una denuncia tempestiva e la collaborazione con gli investigatori possono consentire non solo il recupero degli equidi, ma anche l'individuazione dei responsabili e il contrasto di organizzazioni che sfruttano il valore degli animali per ottenere profitti illeciti.
