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Sempre meno scuole di equitazione nel Regno Unito

Le scuole di equitazione rappresentano uno dei principali punti di ingresso nel mondo del cavallo.

Per molte persone, soprattutto per chi inizia da bambino, la prima esperienza con un cavallo avviene proprio attraverso una scuola di equitazione. La loro esistenza non riguarda quindi soltanto la pratica sportiva: significa mantenere accessibile la possibilità di conoscere i cavalli senza doverne possedere uno.

Per questo la progressiva riduzione delle riding schools britanniche rappresenta una questione importante per il futuro dell'intero settore equestre.

250 scuole chiuse in quattro anni

Nel marzo 2023, durante il National Equine Forum, la British Horse Society (BHS) presentò i risultati di una propria indagine sulla situazione delle scuole di equitazione britanniche.

La ricerca aveva coinvolto le autorità locali di Inghilterra, Scozia e Galles e aveva ottenuto una risposta da quasi il 100% delle autorità interpellate.

Il risultato fu significativo:

250 scuole di equitazione erano scomparse dal 2018 al 2022.

La BHS stimava una riduzione del 15%, con circa 1.497 scuole rimaste operative e una perdita di circa 1,5 milioni di lezioni di equitazione all'anno.

Il dato non significava semplicemente 250 attività commerciali in meno.

Significava anche circa 1,5 milioni di occasioni in meno, ogni anno, per bambini e adulti di entrare in contatto con il mondo equestre.

Perché le scuole chiudono?

Secondo la BHS, le cause più frequentemente indicate nel 2023 erano il pensionamento dei proprietari e la difficoltà nel trovare personale sufficiente e qualificato per gestire i centri.

La carenza di personale è diventata quindi uno dei problemi strutturali del settore.

Gestire una scuola di equitazione richiede infatti non soltanto cavalli e strutture, ma anche persone capaci di occuparsi quotidianamente degli animali, dell'insegnamento, della sicurezza, della manutenzione e della gestione dell'attività.

La riduzione della forza lavoro disponibile può quindi trasformarsi direttamente in una riduzione della capacità operativa del centro.

La domanda però non è scomparsa

Il dato più curioso è che la diminuzione delle scuole non corrispondeva a una diminuzione equivalente della domanda.

Nel 2023 la BHS riferiva che molti centri avevano liste d'attesa, mentre il numero di persone interessate a praticare equitazione rimaneva elevato.

Si creava quindi una situazione apparentemente paradossale:

meno offerta, ma domanda ancora forte.

Il problema non era necessariamente che le persone non volessero più andare a cavallo.

In molti casi mancava semplicemente la capacità delle strutture di accogliere tutti gli interessati.

Il problema non è soltanto il numero di scuole

Una scuola può essere formalmente ancora aperta e tuttavia non essere in grado di utilizzare pienamente la propria capacità.

Nel 2023 un'indagine sullo stato delle strutture equestri indicava che i centri operavano mediamente intorno al 75% della capacità, mentre il 73% riferiva problemi di capacità che impedivano di erogare ulteriori servizi.

Tra i limiti venivano indicati la disponibilità di personale, volontari e cavalli adeguati.

Questo significa che il numero di scuole non racconta da solo tutta la situazione.

Bisogna considerare anche quante lezioni possono effettivamente essere erogate, quanti cavalli sono disponibili e quante persone possono essere seguite.

Il quadro più recente: altre 84 scuole perse

Il problema non si è fermato nel 2022.

Nel 2025 la BHS ha comunicato che altre 84 scuole di equitazione erano state chiuse dal 2022, dopo le 250 già perse tra il 2018 e il 2022.

Si tratta di un ulteriore calo di circa il 6%.

Il dato è meno drammatico rispetto alla diminuzione del 15% registrata nel periodo precedente, perché il ritmo delle chiusure sembra essersi ridotto.

Ma la BHS continua a considerarlo un numero molto significativo.

In altre parole, la situazione non è semplicemente "250 scuole chiuse".

Il quadro aggiornato indica 334 chiusure complessive dal 2018, secondo i dati BHS riportati nel 2025.

La perdita di opportunità di pratica è quindi proseguita anche dopo il periodo analizzato nel 2023.

Una buona notizia: il settore sta reagendo

La situazione non è però esclusivamente negativa.

Nel 2025 la BHS ha evidenziato segnali di maggiore resilienza da parte delle scuole rimaste operative.

Secondo James Hick, amministratore delegato della BHS, il problema sembra essere diventato meno quello della semplice capacità fisica dei centri e più quello della produttività, della redditività e della disponibilità di personale qualificato. Molte scuole continuano infatti ad avere liste d'attesa.

La BHS ha inoltre riferito di aver sostenuto la formazione di nuovi coach attraverso programmi dedicati alla transizione professionale: nel 2025 erano stati emessi oltre 1.400 voucher per contribuire alla formazione degli istruttori.

È un segnale importante.

La sopravvivenza delle scuole non dipende soltanto dal numero di clienti.

Dipende dalla possibilità di costruire un modello economicamente sostenibile e contemporaneamente garantire personale, cavalli e strutture adeguati.

Non esistono soltanto le lezioni di equitazione

Nel frattempo stanno crescendo anche attività che permettono di avvicinarsi al cavallo senza necessariamente seguire il modello tradizionale della scuola di equitazione.

La BHS ha registrato un aumento delle licenze per attività equine diverse dall'insegnamento dell'equitazione, comprese pony parties e attività di equine-assisted learning e terapia.

Dal 2022 sarebbero state rilasciate 174 ulteriori licenze per attività equine di questo tipo.

Questo fenomeno può essere interpretato in due modi.

Da una parte rappresenta una diversificazione del settore.

Dall'altra dimostra che l'interesse verso i cavalli non coincide necessariamente con il desiderio di diventare un cavaliere o un'amazzone.

Per alcune persone il primo contatto può avvenire attraverso la cura, l'osservazione, attività educative o esperienze assistite.

La scuola di equitazione come porta d'ingresso

La BHS considera le riding schools una componente fondamentale della partecipazione equestre.

Non è difficile comprenderne il motivo.

Possedere un cavallo richiede risorse economiche, tempo, spazio e competenze.

Una lezione permette invece di avvicinarsi al mondo equestre senza dover sostenere direttamente tutti questi costi.

La scuola svolge quindi una funzione di accessibilità.

Permette a una persona di scoprire se desidera davvero continuare, imparare a gestire un cavallo, sviluppare competenze e, eventualmente, arrivare in seguito alla proprietà o alla competizione.

Se questo primo gradino diventa sempre più difficile da trovare, l'intera piramide della partecipazione equestre può restringersi.

Una questione anche sociale

La crisi delle riding schools non riguarda quindi soltanto l'industria equestre.

Riguarda anche l'accessibilità.

Quando diminuiscono i centri disponibili e aumentano i costi, l'ingresso nel mondo del cavallo può diventare più difficile soprattutto per chi non dispone di risorse economiche sufficienti.

Questo rischia di accentuare una caratteristica già presente negli sport equestri: la distanza tra chi può permettersi di investire molto nell'attività e chi deve necessariamente affidarsi alle strutture che mettono il cavallo a disposizione per le lezioni.

La chiusura di una scuola può quindi significare qualcosa di più della perdita di un'impresa locale.

Può significare la perdita di un punto di accesso al cavallo.

E i cavalli?

C'è anche un'altra questione da non trascurare.

Le riding schools hanno bisogno di cavalli adatti all'insegnamento.

Non qualsiasi cavallo può svolgere questo lavoro.

Servono animali gestibili, adeguatamente formati, sani e compatibili con persone che stanno imparando.

La difficoltà nel reperire cavalli adatti è stata infatti indicata tra i problemi di capacità del settore.

Questo crea una relazione molto stretta tra la sostenibilità economica delle scuole e il benessere degli animali che vi lavorano.

Una scuola economicamente fragile può avere difficoltà a mantenere strutture, personale e cavalli nelle condizioni necessarie.

Per questo parlare della sostenibilità delle riding schools significa necessariamente parlare anche della sostenibilità del modello di gestione dei cavalli impiegati nell'insegnamento.

Il futuro non è necessariamente la fine dell'equitazione

I dati britannici non dimostrano che l'equitazione stia scomparendo.

Dimostrano qualcosa di più preciso:

il modello tradizionale attraverso il quale molte persone entrano nell'equitazione è sotto pressione.

Dal 2018 al 2022 sono state perse 250 scuole.

Dal 2022 al 2025 ne sono state perse altre 84.

Contemporaneamente, la domanda non è scomparsa e molte strutture continuano a registrare liste d'attesa.

Il settore sta quindi attraversando una trasformazione.

Alcune scuole chiudono.

Altre si riorganizzano.

Alcune diversificano le proprie attività.

Aumentano le esperienze educative e assistite con i cavalli.

E cresce la consapevolezza che la disponibilità di personale qualificato rappresenti una delle condizioni fondamentali per il futuro.

La vera domanda

La domanda non dovrebbe quindi essere soltanto:

"Come possiamo mantenere aperte le scuole di equitazione?"

Dovremmo chiederci anche:

"Come possiamo rendere sostenibile l'accesso ai cavalli, per le persone e per gli animali?"

Perché il futuro dell'equitazione dipende sì dalla disponibilità di strutture.

Ma dipende anche dalla disponibilità di personale qualificato, dalla sostenibilità economica delle attività, dalla possibilità di reperire cavalli adatti e, soprattutto, dalla capacità di costruire modelli nei quali il benessere dei cavalli rimanga compatibile con la sostenibilità dell'impresa.

La scuola di equitazione può essere il primo luogo nel quale una persona incontra un cavallo.

Per questo la sua sopravvivenza non riguarda soltanto lo sport.

Riguarda chi potrà ancora avere la possibilità di conoscere i cavalli in futuro.

I dati

British Horse Society, Riding Establishments Survey / Local Authority Riding Establishment analysis, 2023.

Nel periodo 2018–2022: 250 riding schools in meno, circa 1.497 rimaste e una stima di 1,5 milioni di lezioni perse ogni anno.

British Horse Society, aggiornamento 2025.

Dal 2022 sono state registrate ulteriori 84 chiusure, pari a circa il 6% in meno rispetto al numero di scuole rilevato nel precedente aggiornamento. La BHS segnala contemporaneamente maggiore resilienza delle strutture rimaste, ma continua a indicare la carenza di personale qualificato come una criticità importante.

British Equestrian, 2023.

La British Equestrian ha riportato il dato BHS di oltre 250 scuole chiuse dal 2018 e oltre 1,5 milioni di lezioni perse annualmente.

GOV.UK, Rating Manual, practice note 2026.

La documentazione governativa continua a indicare circa 1.497 riding schools operative e identifica tra le principali cause della contrazione i problemi di forza lavoro e i costi di possesso e accesso al cavallo.

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