– UNIRELAB, il laboratorio centrale per l’identificazione genetica e i controlli nel settore ippico italiano, è paralizzato da oltre un mese. Il furto di rame avvenuto nelle notti del 14 e 16 aprile ha causato il blocco totale dell’alimentazione elettrica. I macchinari sarebbero intatti, ma inservibili. Nessun gruppo elettrogeno d’emergenza era stato previsto?!?
Il MASAF ha confermato la gravità della situazione sospendendo ufficialmente, con nota del 18 aprile, le attività identificative della Campagna Controlli Programmati (CCP) 2025. Si parla ora di campioni inviati all’estero (Francia) e di prelievi straordinari come soluzione temporanea, ma senza una comunicazione chiara e tempestiva da parte delle autorità competenti.
“Siamo di fronte a una crisi senza precedenti per la tutela dei cavalli dal doping”, dichiara Roberta Ravello, presidente Horse Angels ODV.
“La continuità operativa di un laboratorio strategico non può essere lasciata al caso. Oggi ci troviamo con un intero sistema sotto scacco, senza garanzie di tracciabilità e trasparenza, con ricadute gravissime sulla credibilità della giustizia sportiva e sulla tutela degli animali, visto che uscivamo da un periodo dove spesso anche positività conclamate venivano archiviate per difetti di forma o di notifica. Ora con questa emergenza, come verrà garantito il rispetto rigoroso delle procedure? Dalla catena di custodia alla tracciabilità, fino alla notifica degli esiti, tutto potrà essere messo in discussione dagli Avvocati degli incolpati, garantendo una impunità di gregge che sarà difficile da verificare, stante i problemi che ha il Masaf a pubblicare le sentenze (ferme in primo grado ad agosto del 2024)”.
UNIRELAB è un presidio pubblico, finanziato con risorse statali ingenti, che dovrebbe garantire la certezza dei dati genetici, la lotta alle frodi nelle competizioni sportive, la trasparenza nelle genealogie, e il supporto alle indagini sul maltrattamento animale per il doping.
La sua inattività mina la fiducia nel sistema e solleva interrogativi inquietanti:
• Chi doveva garantire la sicurezza fisica e operativa del laboratorio?
• Perché non esisteva un piano di emergenza con gruppi elettrogeni?
• Chi ha autorizzato l’invio dei campioni all’estero?
• Come si tutela la catena di custodia, la qualità dei dati e la sicurezza delle informazioni?
• Perché il tutto si è svolto nel silenzio, senza trasparenza?
Chiediamo al MASAF, e agli enti preposti, di fare piena luce sulla vicenda, di individuare le responsabilità e di mettere in campo, con urgenza, un piano straordinario per garantire la ripresa delle attività in Italia, la sicurezza della struttura, e il rispetto delle norme sulla tracciabilità e sulla punizione dei dopatori laddove la positività è accertata.
Il settore ippico, i cittadini e gli animali coinvolti meritano risposte, non silenzi.
